EASD 2026: terapie cellulari e screening, le prospettive della ricerca sul diabete di tipo 1
Diabete di tipo 1: le prospettive di cura dall’EASD 2026
Ripristinare la produzione di insulina, proteggere le cellule trapiantate e riconoscere la malattia prima dei sintomi: tre direzioni di ricerca che alimentano una speranza concreta, con risultati promettenti e sfide ancora aperte.
Il congresso annuale dell’European Association for the Study of Diabetes (EASD), che si è svolto a Milano dal 28 settembre al 2 ottobre 2026, offre l’occasione per fare il punto sulle prospettive di una cura del diabete di tipo 1. Gli aggiornamenti raccolti da FID mettono al centro tre ambiti strettamente collegati: le terapie cellulari, la protezione delle cellule dal sistema immunitario e lo screening.
Per le persone con diabete di tipo 1 e le loro famiglie, comprendere questi progressi significa poter guardare al futuro con informazioni solide: sapere che cosa è già stato osservato negli studi e quali domande devono ancora trovare risposta.
EASD 2026: le interviste FID Guarda la playlist su YouTube →Cellule staminali e diabete di tipo 1: ripristinare la produzione di insulina
Le terapie cellulari mirano a sostituire le cellule beta pancreatiche che producono insulina. Una delle strade più avanzate utilizza cellule staminali differenziate in laboratorio, cioè guidate a diventare cellule delle isole pancreatiche capaci di svolgere questa funzione.
Un esempio è lo studio di fase 1-2 su zimislecel, pubblicato nel 2025 sul New England Journal of Medicine: tra i 12 partecipanti trattati con la dose piena e seguiti per almeno un anno, 10 non utilizzavano insulina esterna al giorno 365. Tutti ricevevano però una terapia immunosoppressiva. Lo studio ha inoltre registrato eventi avversi gravi e due decessi, rendendo essenziale un’attenta valutazione della sicurezza.
Il risultato sostiene la possibilità di ripristinare la funzione delle isole pancreatiche, ma non dimostra ancora una cura definitiva. Servono studi più ampi e osservazioni più lunghe per valutare durata dei benefici, rischi e possibilità di estendere il trattamento.
Proteggere le cellule: la sfida dell’immunosoppressione
Sostituire le cellule è solo una parte del percorso. Occorre anche proteggerle dalle risposte immunitarie che possono comprometterne la sopravvivenza e la funzione.
Tra gli approcci in sperimentazione c’è tegoprubart, un anticorpo anti-CD40L studiato all’interno di regimi immunosoppressivi privi di inibitori della calcineurina. Si tratta quindi di una strategia alternativa di immunosoppressione, non della sua eliminazione.
Una strada diversa punta a modificare geneticamente le cellule per renderle meno riconoscibili dal sistema immunitario. Uno studio pubblicato nel 2025 ha documentato la sopravvivenza e la produzione di insulina di isole pancreatiche da donatore geneticamente modificate in una persona con diabete di tipo 1, senza farmaci immunosoppressori, nelle prime 12 settimane dopo il trapianto. Un risultato iniziale importante, che richiede conferme sulla sicurezza e sull’efficacia a lungo termine.
Screening: riconoscere il diabete di tipo 1 prima dei sintomi
La ricerca di una cura riguarda anche la possibilità di intervenire prima dell’esordio clinico. Lo screening degli autoanticorpi permette di individuare segnali dell’autoimmunità quando i sintomi non sono ancora comparsi e di avviare percorsi specialistici di valutazione e monitoraggio.
Il riconoscimento assegnato all’EASD 2026 ad Anette-Gabriele Ziegler, destinataria del Claude Bernard Prize, valorizza proprio il contributo della ricerca alla diagnosi precoce e alla prevenzione.
In Italia, la legge n. 130 del 2023 ha previsto un programma nazionale di screening pediatrico per il diabete di tipo 1 e la celiachia. Identificare precocemente la malattia non equivale a prevenirla automaticamente: consente però di accompagnare bambini e famiglie in percorsi di sorveglianza e di valutare, quando appropriato, opportunità di intervento precoce.
Sostenere la ricerca, insieme alle persone
Terapie cellulari, protezione immunitaria e diagnosi precoce affrontano aspetti diversi dello stesso obiettivo: prevenire il diabete di tipo 1, arrestarne la progressione o consentire una vita senza terapie continuative.
Per FID, raccontare questi progressi significa dare spazio ai risultati e alle domande ancora aperte, mantenendo le persone con diabete e le loro famiglie al centro: “Niente su di noi, senza di noi!”.
Sostieni FID e la ricerca di una cura per il diabete di tipo 1. Ogni contributo aiuta a costruire nuove possibilità per il futuro.