COSA FACCIAMO

La Fondazione Italiana Diabete è stata fondata con l’obiettivo di trovare la guarigione dal diabete di tipo 1.

All’interno della Fondazione tutti sono colpiti in diverso modo dalla malattia e lottiamo ogni giorno per arrivare a vedere un mondo senza il diabete di tipo 1.

La cura definitiva al Diabete di tipo 1 può arrivare solo dalla ricerca e dunque il nostro obiettivo principale è raccogliere fondi per finanziare i migliori istituti di ricerca, i ricercatori e le ricerche più promettenti. 

Dalla creazione della Fondazione abbiamo sostenuto oltre 50 ricercatori in Italia e nel mondo con circa 2 milioni di euro.

Accanto a questa attività principale, è nostro interesse far comprendere alla società civile cosa sia il diabete di tipo 1 e quale sia la sua gravità. Per questo, anche la corretta comunicazione della malattia è un focus della nostra attività, così come tenere costantemente informato chi ne è colpito rispetto ai progressi scientifici.

Dal 2021 facciamo anche attività di advocacy presso le istituzioni affinchè sostengano la ricerca nell’ambito del diabete di tipo 1.

ATTIVITA' PER LA RICERCA

Per l’obiettivo di una mondo senza diabete di tipo 1, la Fondazione è impegnata su più fronti:

Nessuno sa da dove arriverà la cura definitiva al Diabete di tipo 1, per questo individuiamo e percorriamo le diverse strade più promettenti in Italia e all’estero. Il nostro è un costante investimento nel futuro, di sostegno alla ricerca scientifica più innovativa, per poter arrivare a dire, un domani, che il diabete di tipo 1 non esiste più.

Sosteniamo la ricerca indipendente, universitaria e dei centri di ricerca specializzati attraverso questi tre filoni principali:

  • curare il Diabete di tipo 1 in chi è già ammalato: correggere l’incapacità dell’organismo a controllare il glucosio ed eliminare la dipendenza dall’insulina
  • prevenire la malattia in chi ancora non è malato: fermare, o quanto meno rallentare, la progressione verso il diabete di tipo 1 nelle persone ad elevato rischio; preservare la funzione residua del pancreas nelle persone che da poco tempo hanno sviluppato il diabete di tipo 1.

Il nostro primo obiettivo è trovare una cura per le persone che sono già ammalate. Finanziamo dunque la ricerca sulle cellule beta, che comprende sia i “trapianti”, quindi la sostituzione delle cellule, che la rigenerazione delle stesse.

Nelle persone che hanno il diabete di tipo 1, il sistema autoimmune distrugge le cellule beta del pancreas, quelle che producono insulina. La ricerca ha già trovato la maniera per sostituire queste cellule con i cosiddetti “trapianti di isole”, che per alcuni anni assicurano una completa o parziale insulino-indipendenza.  Tuttavia solo un piccolo numero di persone con il diabete di tipo 1 ad oggi possono essere candidati a questo trapianto, perché bisogna sottoporsi a terapia immunosoppressiva (che si giustifica solo in caso di complicanze invalidanti, come la “hypo-unawareness”) e perché le cellule a disposizione da trapiantare non sono sufficienti per tutti i malati.

La ricerca che finanziamo sta cercando queste soluzioni:

  • nuove fonti di cellule beta dalle cellule staminali
  • nuove maniere per aumentare la funzionalità delle cellule impiantate e farle vivere più a lungo
  • protezione delle cellule beta dall’attacco immunitario per eliminare l’utilizzo dei farmaci immunosoppressori ed antirigetto

Curare definitivamente il diabete di tipo 1 vuol dire arrivare a non avere più bambini e adulti che si ammalino di questa malattia. Si tratta di un obiettivo molto complesso che Fondazione Italiana Diabete vuole però perseguire.

Uno degli avanzamenti più importanti della ricerca degli ultimi 30 anni è stata l’identificazione di un lungo periodo di incubazione della malattia senza sintomi, ma con la presenza di autoanticorpi nel sangue. Questo periodo può durare da qualche mese a molti anni e rappresenta la finestra ideale per intervenire con terapie che prevengano l’evoluzione della malattia e non facciano diventare le persone insulino-dipendenti.

La ricerca che finanziamo sta cercando queste soluzioni:

  • aumentare lo screening degli autoanticorpi nei bambini e nei familiari di persone con il diabete di tipo 1, in modo da identificare le persone a rischio e sottoporle a controlli per evitare la chetoacidosi
  • creare e testare terapie che rallentino la progressione della malattia o la blocchino nelle persone identificate come a rischio a seguito degli screening

ricercare e testare farmaci o vaccini che blocchino preventivamente il diabete di tipo 1

Patogenesi  |  A oggi sappiamo che il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune, cioè che le cellule beta pancreatiche, quelle che producono l’insulina, sono distrutte in tutto o in parte da globuli bianchi, autoanticorpi e altre sostanze generate dal corpo. Perché avvenga questo attacco non si sa. L’origine dell’autoimmunità è infatti sconosciuta: deriva da una interazione tra predisposizione genetica (abbastanza ben conosciuta) e fattori ambientali ancora non identificati (virus, alimenti, altro). La ricerca della patogenesi si dedica proprio a capire come e perché venga il diabete di tipo 1.
E’ evidente che se lo capisse sarebbe più facile trovare una cura. Nel corso degli ultimi decenni questa ricerca si è molto concentrata sul sistema immunitario, mentre da qualche tempo guarda anche ad altre sedi, come ad esempio l’intestino e il Microbioma intestinale, il midollo osseo, il pancreas esocrino (cioè il resto del pancreas a parte le isole di Langerhans) e fattori ambientali in senso lato.

Immunoterapie e terapie geniche  |  Con le immunoterapie nel campo del Diabete di tipo 1 si cerca di spegnere sul nascere o rimodulare in senso protettivo l’attacco autoimmune che determina la distruzione delle cellule che producono l’insulina. Un settore di studio completamente nuovo, e al momento ancora interamente teorico, è quello delle terapie geniche, che attraverso manipolazioni dei geni cellule di origine diversa vengono istruite a produrre insulina in modo regolato.

Il sostegno alla ricerca passa attraverso le chiamate pubbliche dei nostri bandi.  Qualunque ricercatore nel mondo può applicare secondo i termini e le scadenze. Il Comitato Scientifico revisiona e valuta su base competitiva le proposte di ricerca e indica al Consiglio di Amministrazione gli studi più promettenti per il raggiungimento dell’obiettivo della cura.

QUI PUOI TROVARE I PROGETTI SOSTENUTI DA FID

FID lavora in partnership con diversi enti internazionali per accelerare le scoperte globali:

Partnership con ISPAD – Società internazionale per il diabete pediatrico e adolescenziale – con il Grant FID-ISPAD a partire dal 2021

  • Partnership con INNODIA con il GRANT-FID INNODIA e con l’iniziativa Alleati per la Cura, il primo programma italiano che rende strutturale il coinvolgimento delle persone con diabete di tipo 1 nella ricerca scientifica. Ogni progetto finanziato da FID è infatti abbinato a un volontario formato come INPACT Associate grazie alla collaborazione con INNODIA, che accompagnerà il percorso del ricercatore per un anno. 
  • Partnership con Breakthrough T1D (linka sito) iniziata nel 2020 con la comunicazione su Coronavirus e Diabete di tipo 1  e che prosegue nel corso degli anni con la comunicazione sulla ricerca e sulla scienza e progetti finanziati in collaborazione.
LA COMUNICAZIONE PER LA RICERCA

FID è fermamente convinta che il sostegno economico alla ricerca scientifica debba essere rafforzato da una comunicazione chiara e comprensibile su tutti sugli avanzamenti della scienza per guarire dal diabete di tipo 1.

In questo sforzo di divulgazione, informazione ed empowerment delle persone con diabete FID si impegna quotidianamente con le news, e i canali social: Facebook,  INSTAGRAM, LINKEDIN, e YOUTUBE. Per portare la ricerca nelle case delle persone sono anche nati eventi di persona e digitali di grande successo come il Diabethon , e le Domenica della Ricerca.

 

L’ADVOCACY PER LA RICERCA

La ricerca si sostiene con i fondi, la comunicazione, ma anche le decisioni delle istituzioni.

Per questo dal 2021 FID ha iniziato una attività molto intensa di advocacy presso le istituzioni nazionali affinché sostengano con atti e fondi la ricerca di una cura al diabete di tipo 1.

Il primo frutto di questo lavoro è stata la Legge 130/23 sullo screening pediatrico di  diabete e celiachia che FID ha proposto, sostenuto e portato avanti.

Dalla legge, per la quale si attendono i decreti applicativi del Ministero della Salute, affinché le Regioni possano mettere in pratica lo screening, è scaturito lo studio di fattibilità dell’Istituto Superiore di Sanità, chiamato D1ce Screen , cui FID ha collaborato sul campo.

LE ALTRE AZIONI PER LA RICERCA

FID inoltre partecipa direttamente alla ricerca con varie modalità operative:

  • L’azione sul campo: FID finanzia, organizza e gestisce, anche attraverso i volontari, attività di ricerca sul campo, come ad esempio gli screening. Il progetto UNISCREEN è un esempio dell’impegno diretto di FID nei progetti di ricerca
  • La collaborazione nei consorzi di ricerca internazionali: FID è presente nel Patient Advisory Committe (PAC) del consorzio europeo di ricerca Edent1fi  e nel Board della Fondazione Internazionale INNODIA 
  • La collaborazione nella scrittura dei paper scientifici e nella stesura delle linee guida nazionali e internazionali: FID, inoltre, prende parte alla stesura dei paper scientifici relativi agli studi nei quali partecipa o che finanzia e delle linee guida nazionali e internazionali. Puoi trovare qui gli studi in cui FID compare come coautore.

VUOI PARTECIPARE ALLA RICERCA?

Oltre a donare per la ricerca di una cura, ogni persona con Diabete di Tipo 1 è un vero e proprio tesoro per la ricerca scientifica.

Solo le persone con diabete possono offrire alla ricerca la possibilità di sperimentare terapie o metodi innovativi.

Le sperimentazioni cliniche cercano sempre dei volontari che possano partecipare.

Se tu o un tuo parente stretto siete affetti dal diabete di tipo 1 potete scriverci, così potremmo capire assieme se ci sono ricerche in corso alle quali potete partecipare: francesca.ulivi@fondazionediabete.org

Mettersi in gioco per la ricerca è il passo più importante che possiamo fare verso una cura definitiva.

CENTRO FID PER LA PREVENZIONE DEL DIABETE DI TIPO 1

Il Centro FID – Innodia – I.R.C.C.S. Ospedale San Raffaele per la Prevenzione del Diabete di tipo 1, in collaborazione con il Consorzio Internazionale di Ricerca TrialNet, fa parte di un network Europeo e Internazionale di decine di ospedali, università e centri di ricerca.
Il centro fornisce gratuitamente lo screening per comprendere il rischio di malattia e offre la possibilità di partecipare a studi clinici per tentare di prevenire o rallentare il diabete di tipo 1. Possono partecipare tutti i familiari di una persona con diabete di tipo 1, che abbiano meno di 45 anni.
E’ possibile partecipare allo screening da ogni parte di Italia senza doversi recare presso l’Ospedale San Raffaele di Milano.  

Per ulteriori informazioni, per parlare con i ricercatori o richiedere lo screening, visita il sito fidprevenzionetipo1.org

P.I. (principal investigator): Professor Emanuele Bosi – Primario Medicina Interna ad indirizzo endocrino-metabolico IRCCS San Raffaele, Professore ordinario di Medicina Interna, Direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina Interna, Università Vita e Salute San Raffaele – Milan

ALLEATI PER LA CURA

“Nulla su di noi, senza di noi!”

In FID crediamo profondamente in questo motto e lo applichiamo ogni singolo giorno: nulla che riguardi le persone con diabete deve essere portato avanti senza la partecipazione delle persone con diabete stesse.

Di qui nasce nel 2025 il programma Alleati per la Cura  che porta la voce delle persone e delle famiglie con diabete all’interno della ricerca scientifica.

MATCHING GRANTS

La Fondazione Italiana Diabete è pronta a supportare gli enti del terzo settore impegnati nella assistenza alle persone con diabete di tipo 1 e nella ricerca di una cura alla malattia. Se un ente del terzo settore vuole finanziare un progetto di ricerca nell’ambito della cura del diabete di tipo 1, come definito qui, ma non ha sufficienti fondi, la Fondazione Italiana Diabete può, grazie al meccanismo del “matching grants, raddoppiare la cifra stanziata in modo da permettere il finanziamento del progetto.

I progetti di ricerca su cui si richiede il “Matching Grant” verranno sottoposti al vaglio del Comitato Scientifico della Fondazione e saranno scelti su base competitiva rispetto agli altri progetti presentati nel quadrimestre di riferimento.

Per sottoporre i progetti di ricerca bisogna utilizzare il Research Grant Proposal Form e seguire le deadline previste.

Nella sezione “Applicant” oltre all’istituzione di riferimento del ricercatore sarà necessario aggiungere che si tratta della richiesta di un “Matching Grant” specificando nome e riferimenti dell’ente del terzo settore che è disponibile a finanziare metà del progetto