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Cristina Cucchiarelli: esperienza, formazione e impegno al fianco di FID

Quante altre persone stanno rinunciando ai propri sogni per lo stesso motivo?

La storia di Cristina Cucchiarelli parla di movimento, conoscenza e trasformazione. È il percorso di una giovane donna che ha dovuto rivedere il proprio rapporto con la danza dopo la diagnosi di diabete di tipo 1 e che, negli anni, ha scelto di mettere la propria esperienza e la propria formazione al servizio degli altri.

Oggi Cristina è trainer, nutrizionista e volontaria di Fondazione Italiana Diabete. Collabora alle iniziative dedicate allo sport, affiancando persone e atleti che convivono con il diabete di tipo 1 e contribuendo a diffondere una cultura dell’attività fisica fondata sull’ascolto, sulla preparazione e sulla consapevolezza.

Una vita costruita intorno alla danza

A 17 anni Cristina viveva all’estero e la danza rappresentava il centro della sua quotidianità. Allenamenti, disciplina e progetti professionali scandivano le giornate, fino a quando il suo corpo cominciò a mandare segnali sempre più difficili da ignorare.

Sete continua, stanchezza crescente e una maggiore difficoltà nel sostenere esercizi che fino a poco tempo prima facevano parte della sua routine. Per mesi non arrivò una spiegazione chiara. I sintomi vennero inizialmente attribuiti allo stress, ma Cristina sentiva che stava accadendo qualcosa di diverso.

La diagnosi di diabete di tipo 1 arrivò in un momento di profondo disorientamento. Da una parte rappresentò l’inizio di una condizione complessa da gestire; dall’altra diede finalmente un nome a ciò che stava vivendo.

Come racconta Cristina, il primo sentimento fu quasi di sollievo: finalmente c’era una risposta.

La diagnosi e il difficile equilibrio tra diabete e attività fisica

Ricevere una diagnosi, però, non significa conoscere immediatamente tutte le strategie necessarie per convivere con il diabete di tipo 1.

Cristina continuò ad allenarsi e cercò di proseguire il proprio percorso professionale. Si trasferì prima a Roma e poi in Slovenia, determinata a non rinunciare alla danza. Con l’aumentare dell’intensità degli allenamenti, tuttavia, la gestione glicemica diventò sempre più impegnativa.

Il diabete di tipo 1 richiede infatti un’attenzione continua a numerose variabili. Insulina, alimentazione, intensità e durata dell’esercizio, stress, sonno e condizioni individuali possono contribuire a determinare risposte differenti.

In quel periodo, Cristina non disponeva ancora delle conoscenze e degli strumenti che avrebbe acquisito successivamente. A un certo punto dovette prendere la decisione più difficile: interrompere la carriera professionale.

Non fu soltanto una rinuncia sportiva. Quando un’attività definisce per anni l’identità, i progetti e il modo di immaginare il futuro, fermarsi può significare perdere temporaneamente anche una parte di sé.

Una domanda che cambia la direzione del percorso

Dopo l’interruzione della carriera, Cristina attraversò un periodo di forte difficoltà personale. Da quella crisi, però, nacque una domanda destinata a cambiare il suo cammino:

Quante altre persone stanno rinunciando ai propri sogni per lo stesso motivo?

Cristina decise che la sua esperienza non sarebbe rimasta soltanto una storia di perdita. Cominciò a studiare Scienze motorie e, successivamente, Nutrizione clinica. Approfondì fisiologia, biomeccanica e metabolismo, cercando di comprendere meglio il rapporto tra organismo, attività fisica e gestione del diabete.

Alla formazione accademica affiancò l’osservazione diretta. Allenamenti, dati glicemici, risposte individuali, tentativi, errori e adattamenti diventarono parte di un percorso di ricerca personale e professionale.

La scoperta più importante fu che non esiste una sola risposta valida per tutti.

Il Metodo Pronking: osservare prima di intervenire

Da questo percorso è nato il Metodo Pronking, un approccio sviluppato da Cristina per rendere il movimento più accessibile e sostenibile alle persone con diabete, tenendo conto delle caratteristiche individuali.

L’attività fisica, infatti, non può essere valutata isolatamente. La risposta glicemica può variare in base al tipo di esercizio, alla sua intensità, alla durata, all’insulina attiva, all’alimentazione e a numerosi altri fattori.

Nel lavoro di Cristina trovano spazio anche elementi talvolta sottovalutati, come il sonno, lo stress, le emozioni e le abitudini quotidiane.

L’obiettivo non è fornire una formula universale né sostituire le indicazioni del diabetologo e del team sanitario. Il punto di partenza è aiutare la persona a osservare il proprio corpo, comprendere le variabili in gioco e costruire una maggiore consapevolezza.

Ogni programma di attività fisica deve essere personalizzato e condiviso con i professionisti sanitari di riferimento, soprattutto quando sono necessari adattamenti della terapia insulinica o dell’alimentazione.

Lo sport come strumento educativo

Per Cristina, lo sport non è soltanto prestazione. È soprattutto uno strumento educativo.

Allenarsi con il diabete di tipo 1 significa imparare a raccogliere informazioni, valutare ciò che sta accadendo e modificare le proprie decisioni quando necessario. Richiede preparazione, ma può anche favorire una conoscenza più profonda del proprio corpo.

«Lo sport mi ha insegnato a osservare, a capire e ad adattarmi», racconta Cristina.

Questa capacità non riguarda soltanto l’esercizio. Può diventare un modo di affrontare la quotidianità, sostituendo la paura dell’imprevisto con una maggiore capacità di lettura e di risposta.

Parlare di possibilità, in questo contesto, non significa sostenere che ogni traguardo debba essere raggiunto a qualunque costo. Significa non escludersi prima di aver valutato, insieme ai professionisti competenti, quali condizioni possano rendere un’attività sicura e sostenibile.

L’impegno di Cristina al fianco di Fondazione Italiana Diabete

Oggi Cristina mette la propria esperienza e la propria formazione anche al servizio di Fondazione Italiana Diabete.

Come volontaria e formatrice, contribuisce alle attività dedicate al rapporto tra sport e diabete di tipo 1. Ha collaborato con FID anche alla realizzazione di contenuti informativi rivolti ad allenatori e allenatrici, con l’obiettivo di promuovere ambienti sportivi più preparati, accoglienti e consapevoli.

Il suo lavoro coinvolge inoltre runner e atleti che partecipano a iniziative solidali per sostenere la ricerca. Persone che, attraverso lo sport, trasformano il proprio impegno personale in un gesto collettivo.

Prepararsi per una gara significa affrontare allenamenti, carichi progressivi, variazioni della routine e sforzi prolungati. Per chi convive con il diabete di tipo 1, tutto questo richiede una pianificazione attenta e una conoscenza approfondita delle proprie risposte.

L’esperienza di Cristina aiuta gli atleti a considerare la gestione del diabete come parte integrante della preparazione, senza nascondere le difficoltà e senza ridurre la persona alla sua diagnosi.

Lo sport per sostenere la ricerca

L’incontro tra sport e solidarietà rappresenta uno dei modi attraverso i quali la comunità di FID sostiene la ricerca scientifica.

Ogni allenamento, iniziativa o competizione può diventare un’occasione per sensibilizzare, raccogliere fondi e far conoscere il diabete di tipo 1. Dietro ogni atleta del Team FID ci sono una storia personale, una rete di sostenitori e un obiettivo condiviso: contribuire ad avvicinare la ricerca a una cura definitiva.

La missione di Fondazione Italiana Diabete è sostenere e accelerare la ricerca sul diabete di tipo 1, coinvolgendo persone, famiglie, volontari, ricercatori e comunità.

L’impegno di Cristina si inserisce in questo percorso. La gestione consapevole dell’attività fisica può migliorare il presente; il sostegno alla ricerca può contribuire a cambiare il futuro.

Non rinunciare prima di cominciare

La storia di Cristina non propone una narrazione priva di difficoltà. Al contrario, racconta il dolore di una carriera interrotta, la necessità di ricostruirsi e il lungo lavoro richiesto per trasformare un’esperienza personale in una competenza utile anche agli altri.

È proprio questa complessità a rendere il suo percorso significativo.

Convivere con il diabete di tipo 1 può richiedere adattamenti, preparazione e scelte quotidiane impegnative. Ma una diagnosi non dovrebbe tradursi automaticamente nell’esclusione da ogni progetto.

Per Cristina, oggi, la parola “possibilità” non significa riuscire sempre. Significa conservare la libertà di informarsi, prepararsi e provare, senza considerarsi sconfitti prima di iniziare.

La sua esperienza, la sua formazione e il suo impegno al fianco di FID mostrano come una storia personale possa trasformarsi in ascolto, condivisione e partecipazione. E come il movimento possa diventare non soltanto un’attività fisica, ma uno strumento per ritrovare fiducia, costruire comunità e sostenere la ricerca.

La storia di Cristina Cucchiarelli e il suo impegno al fianco di Fondazione Italiana Diabete sono stati recentemente menzionati anche da Vanity Fair Italia. 

Domande frequenti

Chi è Cristina Cucchiarelli?

Cristina Cucchiarelli è una trainer, nutrizionista ed ex ballerina professionista che convive con il diabete di tipo 1. È inoltre volontaria di Fondazione Italiana Diabete e si occupa di formazione sul rapporto tra attività fisica, ascolto del corpo e gestione della glicemia.

Che cos’è il Metodo Pronking?

Il Metodo Pronking è un approccio sviluppato da Cristina Cucchiarelli attraverso la formazione e l’esperienza sul campo. Considera l’esercizio insieme a fattori individuali quali gestione glicemica, alimentazione, sonno, stress, emozioni e abitudini quotidiane.

Il Metodo Pronking non sostituisce le indicazioni del team diabetologico.

Chi ha il diabete di tipo 1 può praticare sport?

Sì. L’attività deve essere affrontata con una preparazione adeguata e personalizzata in base alla terapia, al tipo di esercizio e alle risposte individuali.

È importante confrontarsi con il proprio diabetologo o con il team sanitario prima di iniziare o modificare un programma di allenamento.

Perché l’attività fisica può modificare la glicemia?

La risposta glicemica può variare in funzione dell’intensità e della durata dell’esercizio, dell’insulina attiva, dell’alimentazione, dello stress e di altre variabili personali.

Per questo è importante osservare le proprie risposte e definire strategie individuali con il team diabetologico.

Qual è l’obiettivo di Fondazione Italiana Diabete?

Fondazione Italiana Diabete sostiene e accelera la ricerca scientifica con l’obiettivo di arrivare a una cura definitiva del diabete di tipo 1.

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Terapie cellulari senza immunosoppressione: da 14 mesi le isole geneticamente modificate continuano a produrre insulina

E se fosse possibile trapiantare isole capaci di produrre insulina senza dover ricorrere all’immunosoppressione?

Possiamo rispondere oggi che è possibile!

E’ stato pubblicato sul New England Journal of Medicine l’aggiornamento del primo studio condotto nell’essere umano con isole pancreatiche geneticamente modificate attraverso la tecnologia sviluppata da Sana Biotechnology.

A oltre 14 mesi dal trapianto, effettuato senza somministrare farmaci immunosoppressori, le cellule risultano ancora vitali e capaci di produrre insulina.

Il risultato rafforza una prima e importante prova di principio. 

Non rappresenta, tuttavia, una terapia già disponibile: lo studio riguarda una sola persona, utilizza una quantità molto ridotta di isole da donatore cadavere e ha come obiettivo principale la valutazione della sicurezza di queste isole geneticamente modificate nell’uomo.

Perchè l’immunosoppresione rappreseta un ostacolo

Nel diabete di tipo 1, il sistema immunitario distrugge le cellule beta del pancreas, responsabili della produzione di insulina.

Le terapie cellulari cercano di sostituire le cellule danneggiate dal sistema immunitario della persona con nuove cellule funzionanti. Il problema è che il sistema immunitario può riconoscere le cellule trapiantate come estranee e attaccarle e a questo nelle persone con il diabete di tipo 1 si può aggiungere anche l’attacco dell’autoimmunità (nel caso in cui si trapiantino cellule della persona stessa)..

Per proteggere le cellule infuse, i trapianti di isole pancreatiche richiedono l’assunzione di farmaci immunosoppressori. Questi trattamenti riducono l’attività del sistema immunitario, ma possono provocare effetti indesiderati, tra cui problemi ai reni, e rendono difficile immaginare un’applicazione della terapia su larga scala.

La ricerca sta quindi studiando diverse strategie per proteggere le cellule trapiantate. Tra queste vi sono:

  • l’incapsulamento, che crea una barriera fisica intorno alle cellule;
  • il gene editing, che interviene direttamente sulle loro caratteristiche biologiche.

Fondazione Italiana Diabete sostiene da tempo la ricerca nel campo del trapianto di isole pancreatiche e delle tecnologie di incapsulamento.

La strategia sviluppata da Sana Biotechnology 

Sana Biotechnology sta sviluppando in collaborazione con le Università di Uppsala e Oslo una tecnologia basata sul editing genetico con l’obiettivo di rendere le cellule trapiantate meno riconoscibili dal sistema immunitario.

Queste cellule vengono definite ipoimmuni: sono modificate per ridurre il rischio di attacco immunitario, continuando allo stesso tempo a svolgere la propria funzione e a produrre insulina.

Nel primo studio condotto nell’essere umano, alcune isole pancreatiche provenienti da un donatore deceduto sono state geneticamente modificate e successivamente trapiantate nel muscolo dell’avambraccio di una persona con diabete di tipo 1.

Il trattamento è stato effettuato senza ricorrere a farmaci immunosoppressori.

I primi risultati dello studio sono stati descritti anche in una pubblicazione sul New England Journal of Medicine, una delle più autorevoli riviste scientifiche internazionali in ambito medico.

➡️ Qui il link all’articolo pubblicato sul New England Journal of Medicine: https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMc2604408

Il contributo della professoressa Hanne Scholz

FID aveva già approfondito questo percorso di ricerca intervistando Hanne Scholz, professoressa, senior scientist e direttrice del Centro di Isolamento dell’Ospedale dell’Università di Oslo.

Il suo gruppo di ricerca, in collaborazione con Sana Biotechnology, ha lavorato allo studio delle isole pancreatiche modificate per ridurne il riconoscimento da parte del sistema immunitario.

Nell’intervista realizzata da Fondazione Italiana Diabete, la professoressa Scholz aveva spiegato perché eliminare la necessità dell’immunosoppressione rappresenti un passaggio fondamentale per rendere, in futuro, le terapie cellulari più accessibili alle persone con diabete di tipo 1. 

Lo studio, condotto tra Uppsala e Oslo, ha permesso di valutare per la prima volta questa strategia in una persona.

Una quantità di cellule molto ridotta

La persona coinvolta nello studio ha ricevuto una quantità di isole pancreatiche pari a circa il 5% della dose normalmente considerata necessaria per tentare di ripristinare completamente la produzione di insulina.

La dose ridotta riflette la natura esplorativa della sperimentazione.

Si tratta infatti di uno studio di fase 1, nel quale l’obiettivo principale è verificare la sicurezza del trattamento. La procedura non era stata progettata per rendere la persona indipendente dall’insulina né per sostituire la terapia quotidiana.

I ricercatori hanno comunque monitorato la funzione delle cellule attraverso la misurazione del C-peptide, una sostanza prodotta insieme all’insulina e utilizzata come indicatore della produzione insulinica dell’organismo.

Che cosa mostrano i nuovi dati

Prima di tutto dopo 60 settimane non sono stati riportati eventi avversi gravi. 

A oltre 14 mesi dal trapianto, nella persona coinvolta era ancora rilevabile il C-peptide. Questo indica che le cellule trapiantate erano ancora vive e continuavano a produrre insulina.

Le isole pancreatiche risultavano inoltre visibili nella sede del trapianto attraverso esami PET e risonanza magnetica.

Dopo circa un anno, i ricercatori hanno osservato una diminuzione temporanea del C-peptide, interpretata come un possibile segnale di affaticamento delle cellule beta. Successivamente, i livelli sono tornati ad aumentare.

Si tratta di un’osservazione interessante, che dovrà però essere approfondita e confermata da ulteriori studi.

Che cosa è successo dal punto di vista immunitario

Nella persona coinvolta non è stata rilevata una risposta immunitaria contro le isole pancreatiche trapiantate.

Gli autoanticorpi associati al diabete di tipo 1 sono rimasti presenti, ma durante il periodo di osservazione non sembrano aver compromesso la sopravvivenza e la funzione delle cellule modificate.

Questo dato suggerisce che il gene editing possa aver aiutato le isole trapiantate a evitare il riconoscimento da parte del sistema immunitario.

È però importante mantenere una formulazione prudente: il risultato riguarda una sola persona e non permette ancora di stabilire se la stessa protezione sarà efficace nel lungo periodo o in un numero maggiore di partecipanti.

Perché il risultato è importante

Uno dei principali limiti delle terapie cellulari è la necessità di proteggere le nuove cellule sia dal rigetto del trapianto sia dalla risposta autoimmune che caratterizza il diabete di tipo 1.

Il fatto che le isole modificate siano rimaste vitali e funzionali per oltre 14 mesi senza immunosoppressione rappresenta quindi un segnale rilevante.

Questi dati costituiscono una prova di principio: mostrano che la strategia può funzionare biologicamente in una persona.

Non dimostrano ancora, però, che il trattamento sia sicuro, efficace e applicabile su larga scala.

I limiti ancora da superare

Lo studio presenta diversi limiti:

  • riguarda una sola persona;
  • utilizza una quantità molto ridotta di cellule;
  • non è stato progettato per eliminare la necessità della terapia insulinica;
  • presenta un periodo di osservazione ancora limitato.

Esiste inoltre un altro ostacolo importante: le isole pancreatiche utilizzate nello studio provengono da un donatore deceduto.

Lavorare con cellule provenienti da donatore è complesso. La loro disponibilità è limitata e la produzione non può essere programmata con facilità. Questi fattori rendono difficile immaginare un trattamento accessibile a un numero elevato di persone.

Il prossimo passo: le cellule staminali

Per superare il limite legato alle cellule da donatore, Sana Biotechnology prevede di applicare la propria tecnologia ipoimmune a isole pancreatiche prodotte a partire da cellule staminali.

L’obiettivo è ottenere cellule più standardizzate, riproducibili e potenzialmente disponibili su scala più ampia.

Il programma di Sana basato su isole pancreatiche derivate da cellule staminali è denominato SC451 ed è ancora in fase di sviluppo.

Questa nuova fase richiederà ulteriori studi clinici per valutarne:

  • la sicurezza;
  • l’efficacia;
  • la durata della risposta;
  • la capacità di produrre insulina in quantità clinicamente significative.

Anche in questo caso si tratta di una prospettiva di ricerca e non di un trattamento già approvato.

Un percorso che FID continua a sostenere e raccontare

Seguiamo da vicino lo sviluppo delle terapie cellulari, le sosteniamo con i fondi per la ricerca perché rappresentano una delle principali direzioni della ricerca verso una cura definitiva del diabete di tipo 1. Presto potremo darvi notizie importanti sugli studi che stiamo sostenendo e sosterremo nei prossimi cinque anni.

Durante il DIABETHON 2025 abbiamo dato voce direttamente ai ricercatori, raccontando passo dopo passo il lavoro sulle isole pancreatiche, sul gene editing, sull’immunosoppressione e sul possibile ruolo delle cellule staminali.

Guarda gli approfondimenti

Gene editing e isole pancreatiche modificate
➡️ Guarda l’approfondimento video di FID a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=BDO7qHvgczc

Intervista alla professoressa Hanne Scholz
➡️ Guarda l’intervista realizzata da FID a questo link: https://www.instagram.com/reel/DLz6ZWyMqcT/

Intervista al professor Per-Ola Carlsson 
➡️ Guarda l’intervista realizzata da FID: https://www.facebook.com/FondazioneItalianaDiabete/videos/a-che-punto-siamo-coi-trapianti-senza-immunosoppressione-ovvero-con-isole-geneti/1617007156255877/

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Decreto screening diabete tipo 1, FID ringrazia il Parlamento: giusto valutare l’estensione ai bambini dai 2 anni.  

Un altro passo storico per la Legge 130/2023: Camera e Senato approvano lo schema di decreto attuativo e accolgono l’appello di FID per proteggere anche i più piccoli, dove il rischio di chetoacidosi è più alto.  

Un altro fondamentale tassello è andato al suo posto nel percorso che sta rendendo l’Italia il primo Paese al mondo a dotarsi di un programma nazionale di screening per il diabete di tipo 1 e la celiachia. Le Commissioni Affari Sociali di Camera e Senato hanno espresso parere favorevole sullo schema di decreto attuativo della Legge n. 130/2023.  

Ma c’è una novità importantissima: accogliendo le istanze e le evidenze scientifiche da sempre portate avanti dalla Fondazione Italiana Diabete, entrambe le Commissioni hanno inserito nei loro pareri una raccomandazione cruciale. Quella di valutare l’estensione dello screening ai bambini dai 2 ai 4 anni, sia pure in una fase successiva di implementazione della legge. Attualmente, infatti, il testo del decreto prevede il monitoraggio per la fascia d’età compresa tra i 5 e i 6 anni.  

Perché includere la fascia 2-4 anni è vitale? 

La richiesta di allargare la platea dello screening non è una semplice formalità, ma risponde a una precisa necessità medica e scientifica:  

  • Prevenzione delle forme gravi: È proprio tra i 2 e i 4 anni che si osservano alcuni dei rischi clinici più elevati legati all’esordio del diabete di tipo 1. In questa fascia d’età si verificano le forme più severe di chetoacidosi, che spesso costringono i piccoli pazienti al ricovero in terapia intensiva.  
  • Picchi di sieroconversione: La letteratura scientifica internazionale dimostra che la coorte 2-4 anni (insieme a quella 6-8 anni) rappresenta uno dei principali picchi in cui compaiono gli autoanticorpi, i marker precoci della malattia. Intercettarli prima significa salvare vite e risparmiare traumi alle famiglie.  

“Desideriamo ringraziare tutti i componenti delle due Commissioni per aver riconosciuto l’importanza di questo tema e per aver evidenziato la necessità di valutare l’allargamento dello screening ai bambini più piccoli” – ha dichiarato Nicola Zeni, Presidente FID. “Il parere espresso dal Parlamento rappresenta un segnale incoraggiante e un’importante apertura verso un possibile ampliamento futuro del programma”.  

Il ruolo di FID: dalla ricerca alla legge 

Questo traguardo non nasce dal nulla. La Fondazione Italiana Diabete ha sostenuto fin dall’inizio il percorso della Legge 130 , forte del suo posizionamento scientifico internazionale – essendo l’unico ente del terzo settore italiano presente in network come INNODIA ed EDENT1FI – e del finanziamento di studi pionieristici.  

Parliamo dello studio UNISCREEN, che ha fatto da apripista all’applicazione della legge , e del progetto pilota D1Ce Screen, condotto in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e promosso dal Ministero della Salute per valutare la fattibilità dello screening su larga scala.  

La strada è quella giusta. FID continuerà a lavorare a stretto contatto con le istituzioni affinché la legge esprima al 100% il suo potenziale. L’obiettivo resta uno solo: proteggere, nel tempo, il maggior numero possibile di bambini.  

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Una ricercatrice italiana, Francesca Di Candia, vince il FID–ISPAD Diabetes Research Grant 2025

Al via le candidature dei progetti per il 2026.

Fondazione Italiana Diabete (FID) e ISPAD (International Society for Pediatric and Adolescent Diabetes) sono liete di annunciare che la vincitrice del FID–ISPAD Diabetes Research Grant 2025 è la Dott.ssa Francesca Di Candia, pediatra e dottoranda presso il Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.

Il grant, sostenuto da Fondazione Italiana Diabete e promosso con ISPAD, sostiene ricercatrici e ricercatori sotto i 40 anni impegnati nello sviluppo di progetti innovativi nel campo del diabete, con l’obiettivo di favorire il progresso delle conoscenze scientifiche e accelerare la ricerca verso nuove terapie che possano guarire dalla malattia.

Una giovane eccellenza italiana premiata a livello internazionale

La Dott.ssa Di Candia ha dedicato la propria attività clinica e di ricerca allo studio del diabete in età pediatrica, con particolare attenzione al diabete di tipo 1, alle patologie autoimmuni associate e ai meccanismi immunologici coinvolti nella malattia.

Dopo la specializzazione in Pediatria presso l’Università Federico II di Napoli, ha approfondito la propria formazione attraverso una fellowship clinica in diabetologia pediatrica presso l’University Children’s Hospital di Lubiana, sotto la guida del Prof. Tadej Battelino. Ha inoltre partecipato a programmi internazionali di alta formazione promossi da ISPAD e dalla comunità scientifica diabetologica europea.

Autrice di oltre 30 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali di rilievo, tra cui Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism e Diabetes Research and Clinical Practice.

Il progetto premiato: comprendere i meccanismi che distruggono le cellule beta

Dal 2022 la ricerca della Dott.ssa Di Candia si concentra sul ruolo delle cellule immunitarie Tr3-56 (CD3+CD56+ T cells) nella patogenesi del diabete di tipo 1.

Il progetto, sviluppato in collaborazione con la Prof.ssa Enza Mozzillo, responsabile del Centro Regionale di Diabetologia Pediatrica dell’Università Federico II, il Prof. Mario Galgani e la Dott.ssa Sara Bruzzaniti, studia il possibile legame tra il controllo glicemico e l’attività di queste cellule nei soggetti con diabete di tipo 1 di nuova diagnosi.

I risultati preliminari suggeriscono che livelli elevati di glucosio nel sangue possano influenzare il comportamento delle cellule Tr3-56, favorendo i processi che portano alla distruzione delle cellule beta pancreatiche, responsabili della produzione di insulina.

Comprendere in che modo il controllo metabolico influenzi questi meccanismi immunologici potrebbe aprire nuove prospettive terapeutiche e contribuire allo sviluppo di strategie innovative per rallentare la progressione della malattia.

La qualità e l’innovatività del progetto sono già state riconosciute dalla comunità scientifica internazionale: la ricerca è stata infatti presentata come comunicazione orale al Congresso ISPAD 2024 e ha ricevuto un riconoscimento anche durante il Congresso della Società Italiana di Pediatria.

Grazie al FID–ISPAD Diabetes Research Grant 2025, la Dott.ssa Di Candia potrà proseguire e ampliare questa linea di ricerca. Le auguriamo Buon Lavoro!

Aperto il bando FID–ISPAD Diabetes Research Grant 2026

Contestualmente all’annuncio della vincitrice 2025, Fondazione Italiana Diabete e ISPAD aprono ufficialmente le candidature per il FID–ISPAD Diabetes Research Grant 2026.

Il grant nasce per sostenere progetti di ricerca innovativi nel campo del diabete e promuovere lo sviluppo professionale di ricercatrici e ricercatori impegnati nella comprensione, prevenzione e cura della malattia.

Chi può candidarsi

Possono presentare domanda ricercatrici e ricercatori:

  • membri ISPAD in regola con l’iscrizione;
  • preferenzialmente sotto i 40 anni;
  • impegnati in attività di ricerca nel campo del diabete;
  • affiliati a istituzioni accademiche, ospedaliere o di ricerca riconosciute;
  • con un progetto originale e innovativo da sviluppare presso la propria istituzione.

Il finanziamento

Il grant prevede un finanziamento di 25.000 euro, destinato a sostenere lo sviluppo del progetto di ricerca selezionato.

Come partecipare

Le candidature dovranno essere presentate secondo le modalità indicate da ISPAD, allegando la documentazione richiesta e una descrizione dettagliata del progetto proposto.

Tutti i dettagli relativi ai criteri di eleggibilità, alla documentazione necessaria e alle scadenze sono disponibili sul sito ufficiale ISPAD.

Investire nella ricerca significa costruire il futuro

La collaborazione tra Fondazione Italiana Diabete e ISPAD rappresenta un esempio concreto di come il sostegno alla ricerca possa contribuire alla crescita di nuove competenze scientifiche e alla nascita di idee innovative capaci di migliorare la vita delle persone con diabete.

Congratulazioni alla Dott.ssa Francesca Di Candia per questo importante riconoscimento e un grande in bocca al lupo a tutte le ricercatrici e i ricercatori che parteciperanno al bando 2026.

Per maggiori informazioni e per presentare la candidatura

👉 https://www.ispad.org/fellowships-and-prizes/fellowships/fid-ispad-diabetes-research-grant-2026.html

Per consultare gli altri bandi di ricerca aperti nel 2026

👉https://fondazionediabete.org/area-ricercatori/

Per conoscere i progetti finanziati negli ultimi anni:

👉https://fondazionediabete.org/progetti-finanziati/

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Novità

La ricerca non si ferma: continua la partnership tra Fondazione Italiana Diabete e FRÍO Italia

Nel percorso verso una cura definitiva per il diabete di tipo 1, ogni alleanza rappresenta un passo fondamentale. È per questo che in Fondazione Italiana Diabete ETS siamo davvero felici di annunciarvi il rinnovo di una collaborazione speciale, nata dalla sinergia con una realtà che da ben 20 anni si impegna al fianco di chi convive quotidianamente con questa patologia: FRÍO Italia.

Dopo il grande successo dello scorso anno, FRÍO Italia ha scelto di rilanciare anche per tutto il 2026 un’importante iniziativa solidale che mette al centro il nostro Glucofid, l’integratore di glucosio da noi sviluppato per la gestione corretta e tempestiva delle ipoglicemie.

Come funziona l’iniziativa

A partire dal 15 maggio 2026, per tutti gli ordini effettuati sul sito ufficiale di FRÍO Italia i clienti riceveranno in omaggio due stick di Glucofid.

Cosa rende questo omaggio così importante? Le risorse che FRÍO Italia ha deciso di investire per regalare queste confezioni ai propri clienti vengono interamente devolute a Fondazione Italiana Diabete ETS, andando a finanziare direttamente i progetti di ricerca scientifica per la cura del diabete di tipo 1.

Un’iniziativa che il Direttore Generale di FRÍO Italia, Niccolò Gusso, ha commentato con parole che ci toccano da vicino:

“Crediamo che il nostro lavoro sia molto più che vendere i nostri astucci: vogliamo creare valore per le persone con diabete […] e siamo profondamente convinti che dare il nostro contributo alla ricerca ad una cura definitiva al diabete di tipo 1 sia parte integrante della nostra vocazione. Offrire ai nostri clienti Glucofid, insieme ai nostri astucci, significa offrire un aiuto concreto per la gestione e la convivenza con il diabete di tipo 1, è una partnership naturale di cui sono particolarmente felice.”

Cos’è Glucofid e perché fa la differenza

Glucofid non è un semplice integratore, ma un prodotto nato “da chi conosce il diabete, per chi vive con il diabete”. È stato formulato sotto la stretta supervisione del nostro Comitato Scientifico FID proprio per rispondere in modo sicuro ed efficace alle esigenze di adulti e bambini nel trattamento dell’ipoglicemia.

I suoi punti di forza scientifici e pratici:

  • Azione ultrarapida: È a base di D-Glucosio, il monosaccaride che l’organismo assorbe più velocemente rispetto ad altri zuccheri (come il saccarosio), garantendo un rialzo glicemico rapido e stabile.
  • Formulazione studiata: È arricchito con Vitamine B1, B6 e D, ed è privo di glutine e lattosio. Inoltre, l’aroma di agrumi combinato alla Vitamina B6 aiuta a contrastare la sensazione di nausea, un effetto collaterale tipico quando si devono assumere zuccheri in modo ripetuto.
  • Praticità d’uso: Confezionato in bustine monodose da 7,5 grammi di carboidrati (CHO) a rapido assorbimento, è leggero, poco ingombrante e ideale da portare sempre con sé (ottimo anche come fonte di energia ultrarapida durante lo sport). È disponibile anche in dosi pediatriche.

Un immenso grazie a FRÍO Italia per aver voluto celebrare i suoi vent’anni di attività mettendosi di nuovo al nostro fianco, e grazie a tutti voi che, con i vostri ordini, diventerete parte attiva di questo grande cambiamento.

Insieme, possiamo trovare una cura!

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Osservatorio nazionale diabete tipo 1 e celiachia: il TAR Lazio accoglie il ricorso della Fondazione Italiana Diabete

Annullata la nomina del rappresentante della Società Italiana di Diabetologia nella quota riservata dalla legge ad associazioni di pazienti e fondazioni operanti in materia

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, con sentenza pubblicata il 17 aprile 2026, ha accolto il ricorso presentato dalla Fondazione Italiana Diabete ETS contro il Decreto del Ministero della Salute del 26 settembre 2024, con cui è stato istituito l’Osservatorio nazionale sul diabete di tipo 1 e sulla celiachia: il TAR ha annullato il provvedimento nella parte in cui indicava la Presidente della Società Italiana di Diabetologia e delle Malattie del Metabolismo (SID), tra i componenti dell’Osservatorio, all’interno della quota riservata dalla legge alle “associazioni maggiormente rappresentative delle persone affette da diabete di tipo 1 e da celiachia e dei loro familiari” e alle “fondazioni di rilevanza nazionale operanti in materia, anche in attuazione del titolo VII del codice del Terzo settore, di cui al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117”.

Nel motivare la decisione, il Collegio ha richiamato il dato letterale della norma, osservando che la SID, in quanto società scientifica composta da medici e personale sanitario con finalità di ricerca, non rientra né tra le associazioni rappresentative dei pazienti e dei loro familiari, né tra le fondazioni previste dalla legge. Il Tribunale ha inoltre ribadito che, in presenza di un dato normativo chiaro e univoco, non si può ricorrere a un’interpretazione funzionale, che ne estenda la portata oltre i soggetti espressamente indicati dal legislatore. Del resto, la classe medica è, ovviamente, già rappresentata nell’Osservatorio in virtù di quanto previsto dalla stessa legge istitutiva, che le riserva una specifica componente.

“Questa sentenza ristabilisce un principio di grande importanza – dichiara Nicola Zeni, Presidente della Fondazione Italiana Diabete –: nel campo della salute in generale, e nel diabete in particolare, il ruolo delle persone e delle famiglie che vivono la malattia e del Terzo settore che le rappresenta non può più essere messo in discussione. Del resto, il legislatore aveva indicato con chiarezza quali enti, all’interno dell’Osservatorio, fossero chiamati a rappresentare le persone che convivono quotidianamente con il diabete. Accogliamo dunque con soddisfazione la decisione del TAR, che riafferma la centralità delle associazioni e delle fondazioni dei pazienti impegnate nel vasto campo della ricerca e dell’assistenza a favore delle persone con diabete, e ribadiamo un concetto semplice: niente su di noi, senza di noi. Le persone con patologia devono essere coinvolte in qualunque processo o decisione le riguardi. Anche se l’Osservatorio non può ancora operare in quanto dovrà attendere almeno un anno dall’entrata in vigore del decreto attuativo per poter analizzare i primi dati disponibili, auspichiamo che anche questo tassello contribuisca a velocizzare l’iter di implementazione della Legge 130”.

Guarda il video completo in cui il Presidente di FID Nicola Zeni spiega quel che è accaduto e la sentenza

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Novità

Screening per il DT1 alla Milano Marathon!

Sabato 11 aprile saremo alla Enel Family Run di Milano, la corsa dedicata ai bimbi e alle famiglie.
In occasione di questo evento, Fondazione Italiana Diabete offre, in collaborazione con l’Ospedale San Raffaele di Milano, lo screening per il diabete di tipo 1 ai bimbi e ragazzi da 1 a 17 anni iscritti alla corsa.
FID sarà presente dalle 9:00, all’interno del Velodromo Vigorelli (traguardo della corsa)
Potranno accedere allo screening anche i familiari di primo grado di persone con DT1, se iscritti alla Enel Family Run.
 
Perché fare lo screening?

Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune che colpisce circa una persona su 250 e può manifestarsi a qualsiasi età, anche nei bambini molto piccoli.
Riconoscere precocemente la presenza degli autoanticorpi consente di intervenire prima dei sintomi e di prevenire l’esordio in chetoacidosi diabetica, una condizione acuta e potenzialmente pericolosa che interessa circa metà dei casi al momento della diagnosi.

Grazie allo screening è possibile:

  • Predire il rischio di sviluppare la malattia e monitorare nel tempo chi risulta positivo;
  • Prevenire complicanze acute come la chetoacidosi diabetica, che può richiedere il ricovero in terapia intensiva;
  • Formare le famiglie a riconoscere i sintomi e gestire correttamente la condizione;
  • Accedere precocemente a percorsi terapeutici o sperimentali, come le nuove terapie con anticorpi monoclonali capaci di rallentare la progressione del diabete.

Ricordiamo che i familiari delle persone con diabete hanno un rischio di 15 volte più alto di chi non ha familiari di avere il diabete di tipo 1, ma è importante rimarcare che il 95% circa delle persone cui viene diagnosticato il diabete di tipo 1 non ha nessuno in famiglia con la malattia. Quindi lo screening interessa tanto chi ha già la patologia in famiglia, che chi non la ha.

 
Corri con la tua famiglia, vivi una giornata di sport e passa a trovarci al Vigorelli. 
 
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Novità

Fondazione Italiana Diabete e FIGC insieme per la ricerca di una cura al diabete di tipo 1

Durante il match Italia-Irlanda del Nord, lo spot con Massimo Ambrosini e Leonardo Bonucci che inviteranno a donare tramite SMS solidale al 45594 o sul sito fondazionediabete.org

 

Questa sera c’è un motivo in più per guardare gli Azzurri affrontare l’Irlanda del Nord a Bergamo nella semifinale play-off delle qualificazioni ai Mondiali 2026: la Federazione Italiana Giuoco Calcio sarà al fianco della Fondazione Italiana Diabete (FID) per sostenere una grande iniziativa di sensibilizzazione. Durante la partita sarà, infatti, trasmesso lo spot “Scendi in campo per la cura del diabete tipo 1”, che vede come testimonial d’eccezione Massimo Ambrosini e Leonardo Bonucci. I due campioni inviteranno tifosi e appassionati a sostenere concretamente la ricerca, contribuendo con una donazione tramite SMS solidale al numero 45594 oppure attraverso il sito fondazionediabete.org.

La campagna ha ottenuto il supporto di RAI per la Sostenibilità ESG attraverso i canali di RAI Sport.

 

 

“L’unico modo per vincere la partita contro il diabete di tipo 1 è giocare tutti nella stessa squadra”, dichiara Nicola Zeni, Presidente della Fondazione Italiana Diabete. “Questa iniziativa rappresenta un’opportunità straordinaria per portare l’attenzione del grande pubblico su una malattia ancora troppo poco conosciuta e per sostenere concretamente la ricerca scientifica. Grazie al supporto della FIGC e alla visibilità della Nazionale, possiamo coinvolgere milioni di persone in una sfida fondamentale: trovare una cura definitiva per il diabete di tipo 1. Ogni contributo può fare la differenza”.

 

Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune, cronica e degenerativa per la quale, ad oggi, non esistono strumenti di prevenzione né una cura definitiva. In circa la metà dei casi si manifesta in età pediatrica o adolescenziale.

In Italia sono circa 250.000 le persone che convivono con questa patologia, costrette a sottoporsi quotidianamente alla somministrazione di insulina e a una gestione complessa della malattia. L’insulina, infatti, rappresenta una terapia salvavita ma non una cura, e non elimina il rischio di crisi ipoglicemiche nel breve periodo né quello di gravi complicanze nel lungo termine.

 

La Fondazione Italiana Diabete ETS è il principale ente in Italia impegnato nel finanziamento della ricerca scientifica per arrivare a una cura definitiva del diabete di tipo 1.

In 16 anni di attività, FID ha sostenuto circa 50 progetti di ricerca a livello internazionale, per un investimento complessivo di quasi 2,5 milioni di euro. A partire dal 2026, la Fondazione è inoltre l’unico ente italiano a finanziare un consorzio europeo dedicato alle terapie cellulari, una delle frontiere più promettenti nella lotta alla malattia.

Parallelamente, FID è attiva sul fronte dell’advocacy istituzionale e ha promosso la Legge 130/2023, che introduce lo screening per il diabete di tipo 1 e la celiachia nei bambini.

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Novità Raccolta Fondi

Fai Volare la Ricerca!

In occasione della Pasqua Fondazione Italiana Diabete torna nelle piazze italiane con le Colomb1ne per la ricerca di una cura al diabete di tipo 1!

SCOPRI LE PIAZZE IN CUI TROVARE FID!

– in aggiornamento –

  • Comacchio (FE) Piazza della Rimembranza – 14 e 15 marzo 
  • Cercivento (UD)  – 28 marzo 
  • Roma, Largo di Torre Argentina – 21 marzo
  • Como, Piazza San Fedele – 14 marzo
  • Milano, Corso Vercelli angolo Via Giovio – 14 e 15 marzo
  • Lanusei (OG) Supermercato Conad – 14 marzo
  • Lunamatrona (SU) Scuole di Via Iglesias – 19 marzo 
  • Mogoro (OR)  Piazza Giovanni XXIII – 21 e 22 marzo
  • Galatone (LE) Piazza Sant’Antonio – 14 e 15 marzo
  • Casalbuttano (CR) Piazza Libertà 28 – 14 marzo

 

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Novità Ricerca

Perché viene il diabete di tipo 1? Nasce il Grant FID-INNODIA per comprendere meglio le cause della malattia.

Senza conoscere la causa, la cura sarà sempre parziale.

Vale per qualsiasi malattia e vale anche per il diabete di tipo 1.

Negli ultimi anni la ricerca è riuscita a scoprire molti dei meccanismi legati allo sviluppo di questa malattia autoimmune e alcune delle potenziali cause, anche grazie alle famiglie dei malati che negli ultimi decenni si sono sottoposte agli screening. Ma alcune tessere del difficilissimo puzzle sono ancora da trovare e da sistemare nel posto giusto.

Per questo Fondazione Italiana Diabete (FID) e INNODIA – organizzazione no-profit europea che ha la missione di accelerare lo sviluppo di terapie capaci di trasformare la vita delle persone con diabete di tipo 1 e migliorare l’accesso ai trattamenti approvati – uniscono le forze per sostenere la ricerca internazionale sulle cause e sui meccanismi di sviluppo del diabete di tipo 1.

Con il nuovo Grant FID-INNODIA, cui è possibile applicare dal 2 marzo, la FID destina 50.000 euro all’anno ad un progetto di ricerca indipendente che potrà utilizzare i dati e i campioni biologici della INNODIA Data & Samples Collection. Si tratta di una banca di dati longitudinali e campioni biologici raccolti da individui con una recente diagnosi (ND) di diabete di tipo 1 in stadio 3 (monitorati fino a 2 anni) e da familiari non affetti (UFM) testati per la presenza di autoanticorpi (IAb) e monitorati dopo la loro rilevazione. Questi dati e campioni sono stati raccolti nell’ambito dei progetti europei innodia.projects, finanziati dall’Iniziativa sui Medicinali Innovativi (IMI2) dell’Unione Europea (2015–2024) e INNODIA ne é la licenziataria per l’utilizzo e la condivisione esclusivamente a fini di ricerca.

Un’iniziativa congiunta per accelerare la ricerca sul diabete di tipo 1

Il Grant FID-INNODIA nasce dalla partnership tra la Fondazione Italiana Diabete e INNODIA per supportare le rispettive missioni.  La missione di FID è infatti sostenere economicamente la ricerca nel mondo per liberarci dal diabete di tipo 1, incentivare la conoscenza pubblica del diabete di tipo 1 e promuove iniziative di advocacy presso le istituzioni perché a loro volta facilitino la ricerca nelle decisioni politiche. La missione di INNODIA è accelerare lo sviluppo di terapie innovative in grado di cambiare la vita e migliorare l’accesso ai trattamenti approvati per le persone che vivono con tutte le fasi del diabete di tipo 1. La collaborazione nel Grant FID-INNODIA combina due risorse essenziali:

  • il finanziamento diretto di FID, pari a 50.000 euro all’anno destinati a coprire personale e materiali per il progetto;
  • l’accesso ai dati e ai campioni biologici di INNODIA, messi a disposizione secondo le regole previste per i membri di INNODIA o i licenziatari dei dati (vedi Brochure)

Il Grant è aperto a ricercatori indipendenti affiliati a università, centri di ricerca o ospedali, escludendo le aziende private, e prevede un utilizzo dei dati esclusivamente per scopi scientifici non commerciali.

 

Tempi e modalità di partecipazione

Il primo bando apre il 2 Marzo ed è possibile, per i ricercatori titolati, presentare i loro progetti di ricerca entro il 4 maggio 2026.

I progetti verranno sottoposti ad un doppio grado di giudizio: il primo sarà una Valutazione di novità scientifica da parte del Data Access Committee , per assicurare che il progetto non duplichi ricerche già avvenute o in corso sulla banca dati. Il secondo sarà una Revisione scientifica del progetto da parte del Comitato Scientifico di FID, che proporrà al Consiglio di Amministrazione della Fondazione la classifica dei progetti migliori per la ratifica finale. L’annuncio del progetto vincitore avverrà il 24 luglio 2026

 

Ricerca con le persone, non solo per le persone

FID e INNODIA condividono il principio che le persone con diabete siano centrali in ogni processo scientifico (o medico) che le riguardi e sia necessaria la loro partecipazione attiva a questi processi. Per questo, come in tutti i progetti finanziati da FID, ci sarà un “Alleato per la cura” ad affiancare il ricercatore che vincerà il Grant. Gli “Alleati per la cura” sono i volontari di FID, certificati come INPACT Associate, e quindi formati da INNODIA, che aiutano i ricercatori a integrare il punto di vista dei pazienti nella comunicazione e nella divulgazione dei risultati.

 

Un invito a partecipare a tutte le altre associazioni e fondazioni

Non tutte le associazioni hanno un processo di selezione scientifica rigoroso e codificato e un ufficio grant che garantisca l’applicazione delle procedure, delle norme e dei controlli sulla ricerca che viene fatta, ma possono avere fondi che vogliono destinare alla ricerca.

Per questo FID e INNODIA hanno deciso di aprire la possibilità di co-finanziare ulteriori Grant FID-INNODIA ad associazioni di pazienti, fondazioni o enti non profit interessati a sostenere la ricerca (escluse le aziende), ma che non hanno le risorse per seguire tutto il processo di selezione, assegnazione e controllo.

Il contributo minimo per aderire è di 10.000 euro. Le organizzazioni che intendono partecipare alla call 2026 dovranno inviare una lettera di impegno entro il 4 maggio 2026 e completare il trasferimento dei fondi entro il 5 giugno 2026.

 

Tutti i dettagli e il form per la candidatura dei progetti di ricerca sono disponibili qui