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Perché viene il diabete di tipo 1? Nasce il Grant FID-INNODIA per comprendere meglio le cause della malattia.

Senza conoscere la causa, la cura sarà sempre parziale.

Vale per qualsiasi malattia e vale anche per il diabete di tipo 1.

Negli ultimi anni la ricerca è riuscita a scoprire molti dei meccanismi legati allo sviluppo di questa malattia autoimmune e alcune delle potenziali cause, anche grazie alle famiglie dei malati che negli ultimi decenni si sono sottoposte agli screening. Ma alcune tessere del difficilissimo puzzle sono ancora da trovare e da sistemare nel posto giusto.

Per questo Fondazione Italiana Diabete (FID) e INNODIA – organizzazione no-profit europea che ha la missione di accelerare lo sviluppo di terapie capaci di trasformare la vita delle persone con diabete di tipo 1 e migliorare l’accesso ai trattamenti approvati – uniscono le forze per sostenere la ricerca internazionale sulle cause e sui meccanismi di sviluppo del diabete di tipo 1.

Con il nuovo Grant FID-INNODIA, cui è possibile applicare dal 2 marzo, la FID destina 50.000 euro all’anno ad un progetto di ricerca indipendente che potrà utilizzare i dati e i campioni biologici della INNODIA Data & Samples Collection. Si tratta di una banca di dati longitudinali e campioni biologici raccolti da individui con una recente diagnosi (ND) di diabete di tipo 1 in stadio 3 (monitorati fino a 2 anni) e da familiari non affetti (UFM) testati per la presenza di autoanticorpi (IAb) e monitorati dopo la loro rilevazione. Questi dati e campioni sono stati raccolti nell’ambito dei progetti europei innodia.projects, finanziati dall’Iniziativa sui Medicinali Innovativi (IMI2) dell’Unione Europea (2015–2024) e INNODIA ne é la licenziataria per l’utilizzo e la condivisione esclusivamente a fini di ricerca.

Un’iniziativa congiunta per accelerare la ricerca sul diabete di tipo 1

Il Grant FID-INNODIA nasce dalla partnership tra la Fondazione Italiana Diabete e INNODIA per supportare le rispettive missioni.  La missione di FID è infatti sostenere economicamente la ricerca nel mondo per liberarci dal diabete di tipo 1, incentivare la conoscenza pubblica del diabete di tipo 1 e promuove iniziative di advocacy presso le istituzioni perché a loro volta facilitino la ricerca nelle decisioni politiche. La missione di INNODIA è accelerare lo sviluppo di terapie innovative in grado di cambiare la vita e migliorare l’accesso ai trattamenti approvati per le persone che vivono con tutte le fasi del diabete di tipo 1. La collaborazione nel Grant FID-INNODIA combina due risorse essenziali:

  • il finanziamento diretto di FID, pari a 50.000 euro all’anno destinati a coprire personale e materiali per il progetto;
  • l’accesso ai dati e ai campioni biologici di INNODIA, messi a disposizione secondo le regole previste per i membri di INNODIA o i licenziatari dei dati (vedi Brochure)

Il Grant è aperto a ricercatori indipendenti affiliati a università, centri di ricerca o ospedali, escludendo le aziende private, e prevede un utilizzo dei dati esclusivamente per scopi scientifici non commerciali.

 

Tempi e modalità di partecipazione

Il primo bando apre il 2 Marzo ed è possibile, per i ricercatori titolati, presentare i loro progetti di ricerca entro il 4 maggio 2026.

I progetti verranno sottoposti ad un doppio grado di giudizio: il primo sarà una Valutazione di novità scientifica da parte del Data Access Committee , per assicurare che il progetto non duplichi ricerche già avvenute o in corso sulla banca dati. Il secondo sarà una Revisione scientifica del progetto da parte del Comitato Scientifico di FID, che proporrà al Consiglio di Amministrazione della Fondazione la classifica dei progetti migliori per la ratifica finale. L’annuncio del progetto vincitore avverrà il 24 luglio 2026

 

Ricerca con le persone, non solo per le persone

FID e INNODIA condividono il principio che le persone con diabete siano centrali in ogni processo scientifico (o medico) che le riguardi e sia necessaria la loro partecipazione attiva a questi processi. Per questo, come in tutti i progetti finanziati da FID, ci sarà un “Alleato per la cura” ad affiancare il ricercatore che vincerà il Grant. Gli “Alleati per la cura” sono i volontari di FID, certificati come INPACT Associate, e quindi formati da INNODIA, che aiutano i ricercatori a integrare il punto di vista dei pazienti nella comunicazione e nella divulgazione dei risultati.

 

Un invito a partecipare a tutte le altre associazioni e fondazioni

Non tutte le associazioni hanno un processo di selezione scientifica rigoroso e codificato e un ufficio grant che garantisca l’applicazione delle procedure, delle norme e dei controlli sulla ricerca che viene fatta, ma possono avere fondi che vogliono destinare alla ricerca.

Per questo FID e INNODIA hanno deciso di aprire la possibilità di co-finanziare ulteriori Grant FID-INNODIA ad associazioni di pazienti, fondazioni o enti non profit interessati a sostenere la ricerca (escluse le aziende), ma che non hanno le risorse per seguire tutto il processo di selezione, assegnazione e controllo.

Il contributo minimo per aderire è di 10.000 euro. Le organizzazioni che intendono partecipare alla call 2026 dovranno inviare una lettera di impegno entro il 4 maggio 2026 e completare il trasferimento dei fondi entro il 5 giugno 2026.

 

Tutti i dettagli e il form per la candidatura dei progetti di ricerca sono disponibili qui

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Trapianto di isole senza l’immunosoppressore tacrolimus

Cosa sappiamo dello studio in corso a Chicago con l’anticorpo monoclonale tegoprubart

Negli ultimi giorni sui social network si è acceso un forte dibattito su uno studio clinico statunitense relativo al trapianto di isole pancreatiche nel diabete di tipo 1 che no usa l’immunosoppressione classica.

L’attenzione è cresciuta dopo che una delle partecipanti allo studio ha raccontato pubblicamente la propria esperienza, spiegando di aver raggiunto l’indipendenza dall’insulina dopo il trapianto.

Facciamo il punto scientifico sullo studio per chiarire a tutti la situazione.

Lo studio

Il trial è condotto dall’Università di Chicago ed è uno studio pilota che valuta un nuovo schema immunosoppressivo basato su tegoprubart, un anticorpo monoclonale anti-CD40Ligando.

L’obiettivo è prevenire il rigetto delle isole pancreatiche trapiantate senza utilizzare inibitori della calcineurina (come il tacrolimus), attualmente standard nei trapianti ma associati a potenziali effetti collaterali rilevanti, inclusala  tossicità renale, neurologica e possibile danno alle cellule beta.

Perché è un tema scientificamente importante?

Nel trapianto di isole pancreatiche il principale ostacolo non è solo il reperimento delle cellule, ma la necessità di una terapia immunosoppressiva cronica.
Gli inibitori della calcineurina, pur efficaci nel prevenire il rigetto, possono essere:

  • Nefrotossici
  • neurotossici
  • potenzialmente dannosi per le stesse cellule beta trapiantate

L’obiettivo del trial è verificare se sia possibile prevenire il rigetto senza utilizzare questa classe di farmaci.

Chi è stato arruolato

I primi dati resi noti riguardano 6 persone con:

  • diabete di tipo 1 da almeno 5 anni
  • ridotta sensibilità rispetto alle ipoglicemie (ipo-unawareness)
  • almeno 3 episodi di ipoglicemia grave e inspiegata nell’anno precedente
  • HbA1c tra 7% e 9,5%
  • assenza di produzione residua significativa di insulina

L’obiettivo di questa fase dello studio è arruolare 12 persone.

Non si tratta di uno studio generalizzabile a tutte le persone con diabete di tipo 1, perché i criteri di arruolamento sono molto stringenti.

Cosa è stato fatto

Le isole pancreatiche sono state prelevate da donatori deceduti e infuse nel fegato tramite catetere nella vena porta. Il classico trapianto di isole pancreatiche che abbiamo spiegato qui e nell’ultimo Diabethon 

I pazienti hanno ricevuto immunosoppressione standard associata all’anticorpo monoclonale tegoprubart, ma senza tacrolimus.

I risultati preliminari

Nei primi 6 pazienti:

  • tutti hanno raggiunto l’indipendenza dall’insulina dopo uno o due trapianti
  • i primi 3 sono insulino-indipendenti da oltre un anno
  • HbA1c riportate fino al 4,7%
  • nessun episodio di ipoglicemia grave dopo il trapianto
  • nessun evento tromboembolico o rigetto riportato
  • nessuna evidenza di tossicità renale o neurologica tipica degli inibitori della calcineurina

Si tratta però di dati preliminari su un numero molto limitato di persone sottoposte al trapianto e alla terapia.

Cos’è il tegoprubart

Tegoprubart è un anticorpo monoclonale diretto contro il CD40 Ligando, molecola centrale nell’attivazione del sistema immunitario.

Bloccando questa via si mira a ridurre l’attivazione immunitaria e prevenire il rigetto, evitando l’utilizzo di farmaci potenzialmente tossici per le cellule trapiantate.

Il farmaco è in studio anche per il trapianto renale, lo xenotrapianto (ovvero il trapianto di organi da animali) e la SLA (sclerosi laterale amiotrofica)

Come viene somministrato il tegoprubart?

Tegoprubart è un anticorpo monoclonale e, come la maggior parte dei farmaci biologici di questa classe, viene somministrato per via endovenosa (EV).

La somministrazione avviene tramite infusione in ambiente clinico controllato, con monitoraggio medico, poiché:

  • si tratta di una proteina di grandi dimensioni che non può essere assunta per via orale (verrebbe degradata a livello gastrointestinale);
  • la via endovenosa garantisce biodisponibilità completa e controllo preciso del dosaggio;
  • è necessario monitorare eventuali reazioni correlare all’infusione, tipiche di alcune terapie biologiche.

Nel trial sul trapianto di isole pancreatiche, tegoprubart è stato somministrato in combinazione con altri immunosoppressori standard, come parte del regime post-trapianto.

Essendo uno studio ancora in corso, lo schema dettagliato di dosaggio e frequenza è definito dal protocollo sperimentale.

Perché questo studio è rilevante

Il punto centrale non è solo l’indipendenza dall’insulina. Che comunque si raggiunge nella maggior parte dei trapianti di isole, la domanda cruciale a cui questo trial cerca di rispondere è:
è possibile proteggere un trapianto di isole senza usare inibitori della calcineurina?

Se confermati in studi più ampi e a lungo termine, questi risultati potrebbero rappresentare un avanzamento importante nell’immunologia dei trapianti cellulari.  Ma siamo solo all’inizio e bisogna avere pazienza, perché ci vogliono mesi e anni affinchè l’efficacia di questa impostazione possa essere provata.

Cosa non significa questo studio
  • Non è una cura disponibile oggi
  • Non è una terapia approvata
  • Non elimina la necessità di immunosoppressione
  • Non è applicabile alla popolazione generale con diabete di tipo 1

È uno studio preliminare che apre una strada interessante, ma che richiede conferme solide.

Fondazione Italiana Diabete continuerà a monitorare con attenzione l’evoluzione dei dati scientifici, distinguendo tra entusiasmo mediatico e evidenza clinica.

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Ecco i nuovi “Alleati per la Cura”

Adriano Murgia e Barbara Bonaccorsi sono i volontari FID e INPACT Associate selezionati per affiancare due ricercatori, nuovi vincitori dei Grant sostenuti da FID nel 2025, nell’ambito del programma FID “Alleati per la Cura”

I nuovi “match”

La selezione è avvenuta tra volontari FID che hanno completato con successo il corso di formazione internazionale da INPACT Associates, creato da INNODIA, e che si sono candidati per l’iniziativa.

Adriano Murgia, che vive con il diabete di tipo 1, è stato abbinato al Dottor Giordano Spacco, vincitore della Borsa di Studio Sofia Filippini.

Il progetto studia la preservazione della funzione beta-cellulare e nuovi approcci per l’identificazione e la gestione del diabete in fase pre-clinica.

Leggi la notizia sulla Borsa di Studio assegnata al Dott. Spacco.

Barbara Bonaccorsi, mamma di un bimbo con diabete di tipo 1, è stata abbinata al Dottor Paolo Monti, vincitore di uno dei FID Grant 2025, che studia l’utilizzo delle cellule T-reg come possibile terapia per modificare il diabete di tipo 1.

Leggi qui la notizia sul Grant assegnato al Dott. Monti.

Come funziona la selezione

I volontari sono stati selezionati attraverso un processo in due fasi:

1️⃣ Valutazione quantitativa: FID ha attribuito un punteggio in base al livello di partecipazione attiva del volontario nell’anno precedente (da 0 a +3), e alla presenza o meno di precedenti esperienze di rappresentanza in eventi scientifici (da 0 a -3, premiando chi non ha ancora avuto tali opportunità).

2️⃣ Valutazione qualitativa: le lettere motivazionali dei candidati sono state rese anonime e valutate in modo indipendente da INNODIA.

I due candidati con il punteggio complessivo più alto (quantitativo + qualitativo) sono stati scelti come Alleati per la Cura.

Che cos’è “Alleati per la Cura”

Alleati per la Cura è il primo programma italiano che rende strutturale il coinvolgimento delle persone con diabete di tipo 1 nella ricerca scientifica. Ogni progetto finanziato da FID sarà abbinato a un volontario formato come INPACT Associate, che accompagnerà il percorso del ricercatore per un anno.

Scopri di più su “Alleati per la cura”

Con Alleati per la Cura, Fondazione Italiana Diabete consolida la sua mission di accelerare in ogni modo la ricerca. Non solo con il sostegno economico, ma anche con la partecipazione attiva delle persone e delle famiglie con diabete che possano portare nuova motivazione e nuove prospettive all’interno della ricerca.

Un passo in più per costruire insieme la strada verso la cura.

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Grant FID 2025: al Dott. Paolo Monti del DRI del San Raffaele 50.000 euro per lo studio su una terapia cellulare di tipo immunoterapico

Fondazione Italiana Diabete (FID) ha annunciato nel corso del Diabethon l’assegnazione di uno dei Grant FID 2025 al dottor Paolo Monti, ricercatore del Diabetes Research Institute dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, per un progetto di ricerca dedicato allo sviluppo di una terapia cellulare di tipo immunoterapico per il diabete di tipo 1.

Il finanziamento, pari a 50.000 euro, rappresenta il secondo Grant FID assegnato al dottor Monti, dopo il sostegno ricevuto nel 2021, confermando la scelta della Fondazione di accompagnare nel tempo percorsi di ricerca promettenti e ad alto potenziale.

Una terapia cellulare che agisce sul sistema immunitario

Il progetto si concentra sulle cellule T regolatorie (T-reg), un sottotipo di cellule del sistema immunitario con la funzione naturale di mantenere l’equilibrio e prevenire reazioni autoimmuni. Nel diabete di tipo 1, questo meccanismo di controllo è compromesso e il sistema immunitario attacca le cellule β del pancreas.

L’obiettivo dello studio è sviluppare una terapia cellulare di tipo immunoterapico in cui le T-reg vengano potenziate e rese più specifiche, attraverso tecniche di ingegneria genetica, per riconoscere la proteina GAD65, uno dei principali autoantigeni coinvolti nella malattia.

 

Potenziare l’efficacia nel tempo

Uno dei limiti delle attuali strategie basate sulle T-reg è la durata dell’effetto terapeutico. Il progetto finanziato da FID mira a superare questo ostacolo rendendo le cellule più resistenti, funzionali e capaci di raggiungere il pancreas, dove possono modulare l’attacco autoimmune.

Lo studio coinvolge diverse competenze del San Raffaele, in un modello di ricerca traslazionale che integra immunologia, ematologia e medicina cellulare e sarà infatti portato avanti in collaborazione con il laboratorio di Ematologia Sperimentale del San Raffaele, guidato dalla Prof.ssa Chiara Bonini

Un contesto scientifico di rilievo internazionale

L’importanza delle cellule T regolatorie è stata recentemente confermata dal Premio Nobel per la Medicina 2025, assegnato per la scoperta di queste cellule e dei meccanismi di tolleranza immunologica, fondamentali per lo sviluppo di nuove terapie cellulari di tipo immunoterapico nelle malattie autoimmuni.

L’impegno di FID

Con i Grant FID, Fondazione Italiana Diabete ribadisce il proprio impegno a sostegno della ricerca scientifica di eccellenza, favorendo lo sviluppo di approcci terapeutici innovativi che possano arrivare ad eliminare il diabete di tipo 1.

Il Dott. Monti al Diabethon 2025

 GLOSSARIO

Cellule T regolatorie (T-reg)

Sono cellule del sistema immunitario che funzionano come un “freno di sicurezza”: aiutano a tenere sotto controllo le reazioni immunitarie e impediscono che il sistema immunitario attacchi il nostro stesso organismo.
Nel diabete di tipo 1 questo meccanismo non funziona correttamente e le T-reg diventano un importante obiettivo della ricerca.

Terapia cellulare

È un tipo di trattamento che utilizza cellule vive, invece di farmaci tradizionali.
Le cellule vengono studiate, potenziate o modificate in laboratorio e poi impiegate per aiutare l’organismo a curarsi.

Terapia cellulare di tipo immunoterapico

È una terapia cellulare che utilizza cellule del sistema immunitario per correggere una risposta immunitaria alterata, senza spegnerla completamente.
Nel caso del diabete di tipo 1, l’obiettivo è ridurre l’attacco autoimmune contro le cellule del pancreas che producono insulina.

Immunoterapia

È un insieme di strategie terapeutiche che agiscono sul sistema immunitario per combattere una malattia.
Può includere farmaci, anticorpi o terapie cellulari, come quelle basate sulle cellule T regolatorie.

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EASD 2025: in 5 punti tutto quello che c’è da sapere

Anche quest’anno FID era presente all’EASD, il congresso annuale della European Association for the Study of Diabetes, per tenervi aggiornati su tutte le novità della ricerca di una cura al diabete di tipo 1. Il congresso era a Vienna e si è concluso la scorsa settimana e per la prima volta si è parlato moltissimo di diabete di tipo 1.

Ecco qui il riassunto in 5 punti della nostra Direttrice Generale, Francesca Ulivi.

  1. Il miglio si accorcia per arrivare a terapie cellulari per tutti

Da anni si parla della possibilità di sostituire le cellule beta distrutte dal sistema immunitario nel diabete di tipo 1. Finora è stato possibile grazie alle infusioni/trapianti di isole da pancreas di persone decedute e con immunosoppressione. Una terapia cui possono avere accesso pochi di noi, e solo se hanno alcune complicanze. Gli aggiornamenti presentati a Vienna sono stati moltissimi:

  • Il trial più avanzato riguarda il prodotto “zimislecel”, terapia con staminali che producono insulina, con immunosoppressione: su 12 partecipanti, 10 sono liberi dalle iniezioni di insulina da almeno un anno. Vertex sta reclutando nuovi partecipanti per la fase successiva e a breve sottoporrà Zimislecel all’approvazione della FDA.
  • Tecnologie innovative come idrogel impiantabili o cellule trattate con la tecnologia ipoimmune (Sana) stanno aprendo la strada a trapianti senza necessità di immunosoppressione cronica. Alcuni esempi presentati sono AdoShell di Adocia (Francia), o le soluzioni presentate dalla startup Allarta.
  • Aziende e laboratori di ricerca stanno portando questi approcci sempre più vicini alla pratica clinica: non c’è un solo laboratorio o un solo paese che ci sta lavorando, ma molti, in tutto il mondo.

Queste terapie, una volta eliminata o ridotta l’immunosoppressione potrebbero liberare i 9 milioni e mezzo di persone con diabete di tipo 1 dalle iniezioni di insulina.

  1. Il miglio si accorcia anche nella prevenzione del diabete di tipo 1

Preservare anche solo una parte della funzione delle cellule beta in esordio di malattia o prima dell’esordio significa rallentare la progressione del diabete, ridurre complicanze e in futuro si spera fermarlo e prevenirlo. All’EASD sono stati presentati dati importanti su diverse terapie:

  • MELD-ATG ha mostrato che una dose molto bassa di ATG (farmaco usato nei trapianti) può mantenere più a lungo la produzione naturale di insulina, con meno effetti collaterali.
  • Verapamil, un farmaco per la pressione, ha dato risultati contrastanti: nessun effetto significativo nei 12 mesi di studio, ma segnali interessanti che giustificano ulteriori ricerche.
  • Baricitinib, la prima terapia orale che modifica il corso della malattia, ha mostrato la capacità di ritardare la progressione del T1D; tuttavia l’effetto scompare alla sospensione del trattamento.

Sono tutti passi fondamentali per arrivare a farmaci che non curano i sintomi, ma bloccano la malattia alla radice e che in futuro potranno permettere di non far ammalare più nessuno.

  1. L’Italia ha fatto la storia con la legge sugli screening: un “consensus” internazionale raccomanda quel che è scritto nella legge

Un gruppo internazionale di esperti ha raggiunto un consenso sullo screening del diabete di tipo 1 che verrà pubblicato a breve, ma che è stato presentato all’EASD. Le raccomandazioni sono le stesse presenti nella legge 130/23 promossa e sostenuta da FID due anni fa.

Ecco cosa dice il consensus:

  • Si raccomanda lo screening degli autoanticorpi (gli unici che predicono la malattia) e non lo screening genetico (che predice solo una eventuale predisposizione)
  • Si raccomanda lo screening di tutti i bambini, non solo dei familiari di persone con diabete di tipo 1, perché più del 95% delle persone con diabete di tipo 1 non ha familiari con la malattia e gli esordi in chetoacidosi in questi casi sono più frequenti
  • Identificare i bambini prima dell’esordio clinico, riducendo il rischio di chetoacidosi.
  • Identificare le fasi prodromiche della malattia permette di avviare tempestivamente trattamenti sperimentali o approvati che rallentano la progressione.
  • Lo screening evita il trauma dell’esordio in ospedale o terapia intensiva alle famiglie e da loro più tempo per prepararsi e imparare a gestire la malattia.

Tutti i programmi di screening fatti con finalità di ricerca raccomandano quanto sopra. Ora speriamo che il governo italiano e le Regioni finalmente diano applicazione in tutto il territorio alla legge. Senza lo screening continuano gli esordi in chetoacidosi e non si accellera la ricerca per prevenire la malattia!

  1. “Diabetes Distress”: per la prima volta presentate delle linee guida ufficiali, che riconoscono il problema e lo affrontano.

Questo punto non ha a che fare con la ricerca, ma con la quotidianità di tutto noi: il “diabetes distress” è il peso emotivo e psicologico della gestione quotidiana del diabete (frustrazione, senso di colpa, sopraffazione), diverso dalla depressione ma ugualmente importante per la qualità della vita. All’EASD sono state presentate le linee guida ufficiali per aiutare medici e operatori a:

  • valutare e trattare il distress in contesti clinici reali
  • offrono una griglia di classificazione che indirizza le decisioni terapeutiche e promuovono la standardizzazione della cura

La cura del diabete non riguarda solo insulina, glicemie e tecnologie, ma anche la salute emotiva di chi convive con la malattia ed è fondamentale che il sistema socio-sanitario riconosca e si prenda cura del problema. Per arrivare alla cura definitiva senza complicanze e senza esaurimenti.

  1. Orgoglio italiano: il nuovo Presidente dell’EASD è Francesco Giorgino e sarà cn noi alla prossima “Domenica della Ricerca”

Il professor Francesco Giorgino, endocrinologo di Bari e ricercatore di fama internazionale diventerà presidente dell’EASD a partire da gennaio 2026.
Il professor Giorgino sarà ospite della prossima puntata della “Domenica della Ricerca” dedicata proprio all’EASD 2025: stiamo decidendo la data, quindi seguiteci per sapere quando sarà, preparate le domande per lui e partecipate!

L’EASD 2025 ci lascia un messaggio chiaro: la ricerca non si ferma, è un momento particolarmente e passo dopo passo ci avvicina a una vita migliore per chi convive con il diabete di tipo 1.

FID continua a sostenere la ricerca più promettente e a fare pressione sulle istituzioni perché siano con noi in questo sforzo, ed è qui ogni giorno per aggiornarvi sulle novità, con l’obiettivo di arrivare a ciò che tutti noi desideriamo: una cura definitiva.

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Lo screening pediatrico del diabete di tipo 1 funziona: ridotti del 49% i casi di chetoacidosi grave

– 26% dei casi di chetoacidosi diabetica (DKA)
– 49% dei casi di chetoacidosi grave
Sono questi gli importanti risultati di uno studio pubblicato sulla rivista “Diabetes, Obesity and Metabolism”, che dimostrano l’impatto tangibile e l’utilità degli screening istituiti con la Legge 130/23. 
Lo studio, condotto dalla Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP), in collaborazione con FID, evidenzia un’importante riduzione della chetoacidosi diabetica nelle quattro regioni del progetto D1Ce, coinvolte in attività di screening pediatrico del diabete di tipo 1 e della celiachia, in applicazione della Legge 130/23.
Lo studio sull’incidenza della chetoacidosi diabetica in esordio di malattia è stato condotto in 58 centri pediatrici italiani, nel 2023 e nel 2024, comparando le regioni coinvolte nello studio D1Ce (Lombardia, Marche, Campania e Sardegna), propedeutico all’applicazione della Legge 130, con quelle non coinvolte.
Co-autrice dello studio anche la Fondazione Italiana Diabete (FID), che ha supportato la genesi e il percorso di approvazione della Legge 130. 
 
“I dati sono chiari: nelle regioni dove è stato avviato il progetto di screening, i bambini hanno avuto una probabilità significativamente più bassa di arrivare alla diagnosi di diabete in chetoacidosi, anche grave. È un segnale inequivocabile che la prevenzione funziona e che il coinvolgimento e la formazione dei pediatri fa la differenza,”
dichiara il Prof. Valentino Cherubini, Presidente SIEDP e primo autore dello studio.
 
Il progetto D1Ce (Diabetes type 1 and Celiac disease Screen Study), implementato dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con un pool di esperti e i pediatri di libera scelta, mirava a definire una procedura di screening che potesse portare alla miglior applicazione della Legge 130/23.
 
L’obiettivo era quello di fornire al Ministero della Salute gli strumenti per poter definire i decreti attuativi della legge.
Il progetto ha coinvolto i pediatri di libera scelta che, opportunamente formati e sensibilizzati sui rischi di un esordio non gestito di diabete di tipo 1, hanno eseguito i prelievi per lo screening nei bambini da loro seguiti.
 
La legge 130/2023: un primato italiano 
Grazie all’impegno del Vicepresidente della Camera dei Deputati Giorgio Mulè e della Fondazione Italiana Diabete, l’Italia è stato il primo Paese al mondo a introdurre per legge uno screening gratuito e volontario del diabete tipo 1 e della celiachia nei bambini.
Approvata nel settembre 2023 all’unanimità, la Legge 130/23 mira a diagnosticare precocemente queste due malattie autoimmuni, evitando complicanze come la DKA che possono mettere a rischio la vita dei bambini, causare coma, necessitare di ricoveri in terapia intensiva e peggiorare la gestione del diabete di tipo 1 nel lungo periodo.
“Abbiamo voluto questa legge perché troppi bambini arrivano tardi alla diagnosi e, con le loro famiglie, affrontano il trauma di un esordio con complicanze gravi. Oggi, grazie a questo nuovo studio, abbiamo l’ulteriore dimostrazione che il nostro impegno ha già salvato delle vite.
È necessario iniziare ad applicare la legge in tutte le Regioni italiane il prima possibile”,
commenta Nicola Zeni, Presidente FID.
 
Lo studio: dati incoraggianti 
Lo studio ha confrontato i dati raccolti in 58 centri italiani di diabetologia pediatrica su 2.398 nuove diagnosi di diabete di tipo 1. Nei bambini residenti nelle regioni partecipanti al D1Ce si è osservata:
• una riduzione del 26% della probabilità di presentare chetoacidosi alla diagnosi
• una riduzione del 49% della probabilità di chetoacidosi grave
Sorprendentemente, l’effetto si è evidenziato già nel 2023, prima che iniziasse lo screening vero e proprio, a dimostrazione del ruolo cruciale della formazione dei pediatri e della sensibilizzazione delle famiglie.
“È un risultato che va oltre le aspettative: non è stato solo lo screening in sé, ma il cambiamento culturale tra i medici e nelle famiglie a ridurre soprattutto i casi gravi,” afferma il Dott. Andrea Scaramuzza, principal investigator dello studio.
Una svolta guidata dalla scienza con la collaborazione di tutti gli attori
“Questo studio dimostra che l’unione tra fondazioni, scienza, medicina specialistica e del territorio, politica e persone con diabete può migliorare la salute pubblica. Continueremo a lavorare non solo per rendere la chetoacidosi diabetica una rarità in Italia, affinché nessun bambino muoia ancora per una mancata diagnosi o ne porti le conseguenze a vita, ma anche per fare in modo che il diabete di tipo 1 si possa finalmente prevenire e guarire”,
conclude Francesca Ulivi, Direttore Generale di FID e tra gli autori della pubblicazione.
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PRESENTATI I RISULTATI DELLO STUDIO D1CE SCREEN

I RISULTATI DELLO STUDIO D1CE SCREEN DIMOSTRANO CHE LO SCREENING SU LARGA SCALA DI PUO’ FARE. ORA SI INIZI LO SCREENING A LIVELLO NAZIONALE

5363 bambini sono stati sottoposti allo screening degli anticorpi di diabete di tipo 1 e celiachia nell’ambito del D1Ce Screen portato avanti da ISS in 4 regioni italiane: Lombardia, Marche, Campania e Sardegna.

Sono stati presentati oggi all’Istituto Superiore di Sanità, a Roma i dati del progetto pilota della legge di screening 130/23 che FID ha proposto e promosso, il cui obiettivo era capire quale fosse il metodo migliore per attuare la legge e, secondariamente i tassi di positività agli anticorpi che predicono le due malattie.

I dati hanno dimostrato che uno screening su larga scala si può fare, con il coinvolgimento dei pediatri di libera scelta che hanno un contatto diretto e godono della fiducia delle famiglie.

D1Ce Screen è stato condotto dall’ISS, in convenzione con il Ministero della Salute e implementato da uno “steering commitee” che comprende, oltre ad ISS, la SIEDP (Società Italiana Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica), la FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) e proprio FID (Fondazione Italiana Diabete), che quattro anni fa ha dato il via al percorso che ha portato alla legge. L’obiettivo del D1Ce Screen era evidenziare la sostenibilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale, le potenzialità, le criticità organizzative e i costi-benefici di un potenziale screening su scala nazionale delle due patologie, così come previsto dalla Legge 130/2023.

D1Ce – prosegue Zeni – ha confermato anche l’accettabilità degli screening da parte delle famiglie, così come lo studio UNISCREEN, sostenuto da FID e operato direttamente dalla Fondazione e dai volontari e i cui primi risultati sono da poco stati pubblicati su Frontiers in Public Health[1]. Curare definitivamente il diabete di tipo 1 è l’obiettivo principale della nostra Fondazione. Per questo, tra gli altri, abbiamo finanziato UNISCREEN, coordinato dall’IRCCS San Raffaele, che ha previsto in una cittadina del milanese, uno screening di popolazione del diabete di tipo 1 e della celiachia, oltreché di altre malattie croniche cardiovascolari. Il lavoro, che ha fatto da apripista all’applicazione della Legge 130, ha evidenziato come in quasi il 50% dei soggetti un’unica puntura del dito fosse stata sufficiente per eseguire tutte le misurazioni oggetto dello studio e come oltre il 90% dei partecipanti avesse considerato il prelievo capillare semplice e pratico”.

“Sia D1Ce sia UNISCREEN hanno dimostrato come gli screening siano sostenibili e ben tollerati dalla popolazione. Adesso bisogna portarli al più presto in tutte le Regioni italiane. Il nostro impegno per raggiungere questo obiettivo è iniziato nel 2021, quando abbiamo dato impulso al percorso parlamentare culminato con la Legge 130/2023. Ne abbiamo sostenuto l’iter approvativo e oggi continuiamo a vigilare affinché diventi realtà, scongiurando che i bambini italiani destinati ad avere il diabete di tipo 1, sviluppino i sintomi più pericolosi della malattia, come la chetoacidosi, che può essere letale. Inoltre, ci auguriamo che la possibilità di monitorare questi bambini, come mai fatto finora, apra nuovi orizzonti verso una maggiore comprensione delle cause della malattia e verso terapie sempre più efficaci”, conclude Zeni.

Per chi volesse approfondire appuntamento a domenica 13 luglio alle 18,30 per una puntata della Domenica della Ricerca sulla predizione e prevenzione del diabete di tipo 1 e sui prossimi passi verso l’applicazione della legge in Italia.

 

[1] Angiulli S, Merolla A, Borgonovo E, De Lorenzo R, Spadoni S, Fontana B, Manganaro G, Rela E, Bongiovanni A, Peracino R, Bellino C, Pata G, Bianconi E, Martinenghi S, Ulivi F, Renzi C, Bosi E; UNISCREEN Study Group. Universal capillary screening for chronic autoimmune, metabolic and cardiovascular diseases: feasibility and acceptability of the UNISCREEN study. Front Public Health. 2025 Feb 11;13:1506240. doi: 10.3389/fpubh.2025.1506240 PMID: 40008147; PMCID: PMC11850345.

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18 milioni di euro nei prossimi 5 anni per la ricerca di una cura al diabete di tipo 1!

Fondazione Italiana Diabete partner della Call 11 di IHI: verso un’accelerazione europea delle terapie cellulari per il diabete di tipo 1

Nell’ambito della Call 11 dell’Innovative Health Initiative (IHI), la principale partnership pubblico-privata europea dedicata alla salute, Fondazione Italiana Diabete è l’unico partner italiano che partecipa al Topic 4, centrato sull’accelerazione delle terapie cellulari per il diabete di tipo 1.

Il progetto, della durata di 60 mesi e con un budget complessivo di oltre 18 milioni di euro, coinvolge oltre a FID la più importante fondazione mondiale nel diabete di tipo 1 Breakthrough T1D e la spagnola Fundación DiabetesCERO. Al progetto partecipano anche due partner industriali: Eli Lilly e Novo Nordisk.

Si tratta del più grosso sforzo economico mai visto in Europa per sostenere la ricerca in questo campo.

Gli obiettivi del bando sono molteplici:

  • Standardizzazione e scalabilità della produzione di terapie cellulari
  • Definizione di strategie immunologiche e endpoint clinici centrati sulle persone con diabete
  • Sviluppo di strumenti predittivi basati sull’ intelligenza artificiale
  • Attivazione di modelli regolatori e di rimborso sostenibili
  • Costituzione di una rete europea di centri specializzati

L’iniziativa mira a rafforzare la leadership europea nella medicina rigenerativa e a generare un impatto tangibile nella vita delle persone con diabete di tipo 1, integrando pienamente il punto di vista dei pazienti in tutte le fasi del percorso scientifico, clinico e decisionale.

Fondazione Italiana Diabete, attiva da oltre 15 anni nel finanziamento della ricerca per la cura del diabete tipo 1, mette a disposizione parte del finanziamento che arriva dalle 3 Fondazioni partecipanti, la propria esperienza di advocacy e il network con la comunità delle persone con diabete per contribuire all’impatto sistemico di questo progetto.

“Essere parte del più importante sforzo della ricerca europea per la cura del diabete di tipo 1 ci riempie di orgoglio, dichiara Nicola Zeni, Presidente di FID, ci da molta responsabilità nel continuare a raccogliere fondi e a mantenere un dialogo aperto e costruttivo con le istituzioni e contemporaneamente ci motiva con la grandissima speranza di vedere i nostri figli guariti in futuro”.

“La voce e le prospettive delle persone con diabete sono centrali nel progetto di IHI – spiega Francesca Ulivi, Direttore Generale e Comunicazione di FID e patient advocate –  ed è questo uno dei motivi che ci ha spinto a sostenere questo enorme sforzo di finanziamento. Sarà centrale far comprendere alle persone con diabete le reali prospettive di questo filone di ricerca, farle dialogare con i ricercatori e portare ben chiara la voce delle stesse persone con diabete al mondo della ricerca e a quello istituzionale, attività che FID ha sempre ritenuto primaria e connaturata alla sua mission.”

Per ulteriori dettagli è disponibile il documento ufficiale IHI: https://www.ihi.europa.eu/sites/default/files/uploads/Documents/Calls/IHI_Call11_CallText.pdf

Tutto questo è possibile grazie a chi ogni giorno sostiene FID e da oggi in poi il vostro sostegno è ancora più necessario!

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Novità Ricerca

Grant FID-ISPAD all’Università della Florida e alla Libera Università di Bruxelles

Sono eccezionalmente due i progetti di ricerca vincitori del Grant FID-ISPAD 2024.

Un progetto mira a capire come mantenere il più possibile vive e funzionanti le cellule beta dopo i trapianti e l’altro ha l’obiettivo di prevenire il diabete di tipo 1 con terapie basate sull’MRNA.

Vista la qualità dei progetti presentati nel 2024 si è deciso di sostenerne due.

Il Grant FID-ISPAD, arrivato alla sua quarta assegnazione, nasce nel 2021 dalla collaborazione di FID con ISPAD, la Società Internazionale di Diabetologia Pediatrica e Adolescenziale ed è assegnato ogni anno, su base competitiva, ai giovani ricercatori di tutto il mondo, che fanno parte di ISPAD, e che vogliano portare avanti ricerche nell’ambito della cura definitiva del diabete di tipo 1, sia essa preventiva o successiva all’insorgenza della malattia.

Ai vincitori verranno assegnati 25 mila euro ciascuno per portare avanti i loro progetti di ricerca per un anno.

 

Willem Staels, pediatra e ricercatore in Belgio, è Professore alla Libera Università di Bruxelles (Vrije Universiteit Brussel) e lavora ogni giorno con bambini e ragazzi con diabete all’ospedale Universitario di Bruxelles. La sua ricerca esplora tre aree chiave: il ruolo dei micronutrienti nello sviluppo delle cellule beta, le strategie farmacologiche mirate a prevenire o invertire il diabete di tipo 1 e i meccanismi di rigenerazione delle cellule beta. Oltre alla ricerca, Willem è profondamente impegnato nel mentoring e nella creazione di un centro di eccellenza per il diabete pediatrico. Il progetto vincitore del grant mira ad esplorare il ruolo del ferro nel migliorare la maturazione, il funzionamento e la sopravvivenza delle beta cellule trapiantate.

 

 

Timothy Foster è Professore Associato in Endocrinologia Pediatrica e guida il laboratorio di Immunoterapia Traslazionale per il diabete di tipo 1 all’Università della Florida, a Gainesville.

Il suo progetto studia l’utilizzo di terapie basate su mRNA per prevenire il diabete.

L’obiettivo del suo progetto di ricerca è far progredire un’immunoterapia a base di mRNA, che possa essere sicura ed efficace nella prevenzione del diabete di tipo 1, analizzando come cambiano le popolazioni di cellule immunitarie in modelli preclinici.

 

Il nostro più grande in bocca al lupo a questi due scienziati per le loro promettenti ricerche!

 

Per maggiori informazioni sui vincitori e sui loro progetti: 
https://www.ispad.org/fellowships-and-prizes/fellowships/fid-ispad-diabetes-research-grant.html

 

Ricordiamo inoltre a tutti i ricercatori che sono parte di ISPAD che le candidature per il bando 2025 sono ancora aperte e c’è tempo fino al 30 maggio per inviare il proprio progetto di ricerca:
https://www.ispad.org/fellowships-and-prizes/fellowships/fid-ispad-diabetes-research-grant.html

 

I due Grant FID-ISPAD sono i primi assegnati da FID in questo 2025.
Seguirà nel corso dell’anno il sostegno ad altri progetti e ricercatori:
– 1 borsa di studio Sofia Filippini per specializzandi e neo-specialisti che intendano seguire un progetto in un centro di ricerca all’estero per almeno sei mesi
– 1 o più Grant FID da 50 mila euro nell’ambito della ricerca di una cura preventiva o successiva
– 1 nuovo Grant FID da 100 mila euro, che verrà istituito in giugno, nell’ambito delle terapie cellulari (trapianti di isole o di cellule staminali)
– 1 nuovo Grant Fid, da 50 mila euro, che verrà istituito in settembre, per la ricerca della causa del diabete di tipo 1

Inoltre, FID, continua a sostenere il Centro FID-INNODIA-SAN Raffaele di screening e prevenzione del Diabete di tipo 1.

Grazie a tutte le persone che anno dopo anno, sostenendo la ricerca finanziata da FID nel mondo, permettono di accorciare il tempo e lo spazio che ci manca di percorrere per eliminare il diabete di tipo 1!

Un passo dopo l’altro, una ricerca dopo l’altra arriveremo a guarire e a non far più ammalare nessuno!

 

Se vuoi darci il tuo sostegno, oltre che con le donazioni, puoi decidere di devolvere il tuo 5×1000 a FID, è semplice e gratuito, basta inserire il codice fiscale nella denuncia dei redditi.

 

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NIENTE SU DI NOI, SENZA DI NOI!

In FID ci crediamo profondamente e applichiamo questo motto ogni singolo giorno: nulla che riguardi le persone con diabete deve essere fatto senza la partecipazione delle persone con diabete stesse.

Per queste abbiamo deciso di aprire le ricerche che sosteniamo al contributo dei nostri “volontari per la ricerca”, affinché possano dire la loro, aiutare i ricercatori a costruire una comunicazione più vicina alle persone con diabete, comprendere quello che viene fatto nell’ambito della ricerca e come.

Vogliamo che i nostri volontari siano sempre informati e che la loro voce venga ascoltata in ogni ambito, compreso quello dei progetti di ricerca.

Per questo abbiamo chiesto aiuto ad INNODIA, una fondazione internazionale che ha al suo interno un gruppo di persone e famiglie con diabete che sono formate e informate sulla ricerca, in grado di fornire un supporto adeguato ai ricercatori per non dimenticare mai il punto di vista di chi vive con la malattia. Le persone di questa comunità formata e informata sulla ricerca si chiamano INPACT Associates.

SEI VOLONTARIO DI FID E VUOI PARTECIPARE AI PROGETTI DI RICERCA CHE SOSTENIAMO?

A partire da questo mese i volontari di FID, che sono anche INPACT Associate verranno abbinati ai progetti di ricerca che FID finanzia. Si parte a fine maggio con i progetti vincitori del Grant FID- ISPAD 2024, che vengono annunciati domani.

Se ancora non sei volontario di FID e INPACT Associate ecco cosa puoi fare: 

1. Diventa volontario di FID qui: https://fondazionediabete.org/volontari . I volontari di FID si impegnano prima di tutto a raccogliere fondi per la ricerca.


2. Diventa INPACT Associate completando il breve corso online sul sito di INNODIA: https://www.innodia.org/what-we-offer/our-community-people-living-type-1-diabetes . Il corso online è in inglese ed è fondamentale saperlo sia per diventare INPACT Associate che per potersi affiancare ai ricercatori di FID.