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Diabethon Junior arriva a Verona: una giornata per conoscere da vicino la ricerca sul diabete di tipo 1

Da tanti anni FID porta la scienza e la ricerca direttamente “a casa” delle persone con diabete, creando occasioni di incontro, informazione e confronto con chi lavora ogni giorno per costruire nuove prospettive di cura.

Dopo sei anni di Diabethon, organizzati online o in presenza a Milano, quest’anno l’iniziativa cambia città e arriva a Verona, presso il Centro Regionale di Diabetologia Pediatrica.

Il 26 settembre ci vediamo al Diabethon Junior

Diabethon Junior nasce per raccontare la ricerca sul diabete di tipo 1 ai bambini e ai ragazzi in modo semplice, coinvolgente e adatto alla loro età. L’obiettivo è aiutarli a comprendere come nasce la ricerca e come si lavora per arrivare a una cura, affinché siano pronti ad accoglierla quando diventerà realtà.

Sarà una giornata pensata per avvicinare chi vive con il diabete a chi fa ricerca ogni giorno: un’occasione per porre domande liberamente, confrontarsi, condividere esperienze e crescere insieme.

Il programma della giornata

La mattina sarà dedicata alla conoscenza del diabete, alla cura di sé, alla salute mentale e al benessere emotivo.

Bambini, ragazzi, adolescenti e genitori potranno partecipare a diversi laboratori e attività, tra cui:

  • yoga;
  • mindfulness;
  • conta dei carboidrati;
  • momenti di confronto con una psicologa.

Nel pomeriggio entreremo nel cuore della ricerca sul diabete di tipo 1.

Attraverso il gioco, bambini e ragazzi potranno scoprire come nasce un progetto di ricerca, quali sono le sue diverse fasi e in che modo ricercatori e professionisti lavorano ogni giorno verso una cura.

Genitori e adulti avranno invece la possibilità di incontrare direttamente i ricercatori, fare domande e conoscere gli aggiornamenti più recenti sulle ricerche e sulle prospettive terapeutiche future. Tutto sarà raccontato con parole semplici, comprensibili e senza distanze.

Screening e tecnologie per il diabete

Durante la giornata sarà inoltre possibile effettuare lo screening per bambini e ragazzi da 1 a 18 anni.

Sarà presente anche un diabetologo esperto di tecnologie applicate alla gestione del diabete, disponibile per rispondere alle domande dei partecipanti e chiarire dubbi sull’utilizzo dei dispositivi e sulle innovazioni più recenti.

Come partecipare

Diabethon Junior si terrà il 26 settembre a Verona, presso il Centro Regionale di Diabetologia Pediatrica.

La partecipazione richiede l’iscrizione e i posti disponibili sono limitati.

Iscriviti subito e partecipa a una giornata dedicata alla ricerca, alla conoscenza e al futuro:
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Ti aspettiamo a Verona!

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Evento Novità

Un’estate per la ricerca: ecco il calendario degli eventi estivi tra cultura, sport e solidarietà

Ecco gli appuntamenti dell’estate per sensibilizzare e raccogliere fondi a sostegno della ricerca di una cura definitiva per il diabete di tipo 1.

Milano, 5 agosto 2026 – Entra nel vivo la stagione estiva degli eventi promossi ed offerti dalla Fondazione Italiana Diabete (FID). Un ricco programma itinerante che attraverserà diverse regioni d’Italia per coniugare spettacolo, attività sportiva, convivialità e informazione scientifica, con un unico grande obiettivo: finanziare la ricerca scientifica e sensibilizzare la cittadinanza sul diabete di tipo 1.

«Gli appuntamenti estivi rappresentano per la nostra Fondazione un’occasione fondamentale di incontro e dialogo con i cittadini. La ricerca sulla cura definitiva del diabete di tipo 1 necessita del sostegno continuo di tutti: trasformare momenti di festa, sport e cultura in opportunità di informazione e dialogo ci permette di stare vicini ai territori e portare avanti con decisione le nostre battaglie per la cura definitiva.»

Nicola Zeni, Presidente Fondazione Italiana Diabete (FID)

IL CALENDARIO

  • 5 AGOSTO 2026 | dalle ore 21:00 – Torre di Bene, Orsogna (CH)

Teatro: “Raccontami il finale… va in scena”

È la trasposizione teatrale di alcuni passi del romanzo “Raccontami il finale” di Mariella Montefusco, Responsabile della Delegazione Abruzzo e Molise di FID. Una serata di teatro e cultura inserita nella suggestiva cornice di Torre di Bene a Orsogna per dare voce al racconto e alla solidarietà.

 

  • 9 AGOSTO 2026 | dalle ore 19:00 – Leporano (TA)

AperiFID – Puglia Summer 2026

Un aperitivo solidale per incontrarsi, condividere i progetti della Fondazione e finanziare la ricerca in un’atmosfera estiva e divertente, organizzato dalla Delegazione Pugliese di FID.

 

  • 12 AGOSTO 2026 | dalle ore 21:00 – Trinitapoli (BAT)

Calcio: “Sfida per la cura”

I valori dello sport al servizio della ricerca scientifica: una partita di calcio, ormai appuntamento fisso in Puglia, per raccogliere fondi e sensibilizzare il pubblico giovanile e le famiglie.

 

  • 4, 5 e 6 SETTEMBRE 2026 – Toscana, Umbria e Marche

Bici, Corsa e Convegni: La Staffetta del Cuore

L’ASD WeLoveInsulina insieme a FID ha organizzato tre giorni itineranti di sport e approfondimento scientifico: la staffetta partirà da Bucine (AR) fino ad Ancona, attraversando l’Umbria, passandosi il testimone ad ogni tappa per sensibilizzare su diabete di tipo 1 e l’importanza della diagnosi precoce attraverso gli screening. Sono previsti due convegni con importanti esperti di diabete di tipo 1: il 4 settembre a Città di Castello alle ore 16.00 si terrà il convegno dal titolo “passi che contano: la diagnosi precoce del diabete di tipo 1 e della celiachia”, mentre il 6 settembre ad Ancona alle ore 16.30 il convegno dal titolo “Passi che contano: Italia prima al mondo con la legge di screening per il diabete di tipo 1 e celiachia”

 

  • 10 SETTEMBRE 2026 | dalle ore 20:30 – Mestrino (PD)

Charity Dinner: “Cena con(tro) il diabete”

Una speciale cena per fare il punto sui traguardi della ricerca insieme a ricercatori e testimonianze, e sostenere la ricerca di una cura definitiva al diabete di tipo 1.  

 

  • 26 SETTEMBRE 2026 | Verona

DIABETHON JUNIOR

A concludere il periodo estivo, il 26 Settembre Fondazione Italiana Diabete arriva a Verona con Il Diabethon Junior, un evento dedicato a bambini e ragazzi con diabete di tipo 1 e alle loro famiglie.

Grazie al supporto del Centro Regionale di Diabetologia Pediatrica dell’Ospedale di Verona, i bambini, ragazzi e anche i genitori potranno partecipare a sessioni formative tra cui il corso di conta dei carboidrati, sedute di gruppo con le psicologhe, yoga e arteterapia ma anche sottoporre tutte le domande agli esperti, medici e ricercatori che saranno presenti.

A chiudere la giornata si terrà un convegno sul tema dei trapianti di cellule e un approfondimento su immunoterapie e screening del diabete di tipo 1. Durante l’evento sarà possibile effettuare lo screening del diabete di tipo 1 a bambini e ragazzi fino a 18, su prenotazione.

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Perché la Finlandia ha il più alto tasso di diabete di tipo 1 al mondo?

La borsa di Studio Sofia filippini quest’anno è stata vinta dalla dott.ssa Squintani, specializzanda e ricercatrice dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma che andrà sei mesi in Finlandia per partecipare ad uno degli studi più importanti al mondo sulla predizione e prevenzione del Diabete di tipo 1. Cerchiamo di capire un po’ di più sul rapporto tra Finlandia e diabete di tipo 1 e perchè è importante per tutti noi. 

Per oltre quarant’anni la Finlandia è stata il Paese con la più alta incidenza di diabete di tipo 1 nei bambini. Ancora oggi rappresenta un punto di riferimento per la ricerca internazionale: qui si registrano alcune delle più elevate percentuali di nuove diagnosi e sono nati alcuni dei più importanti studi che hanno cambiato la comprensione della malattia. 

Ma perché proprio la Finlandia? E cosa possiamo imparare da un Paese che continua a essere al centro della ricerca mondiale sul diabete di tipo 1? 

La Finlandia è il Paese con la più alta incidenza di diabete di tipo 1 

Secondo l’International Diabetes Federation (IDF), la Finlandia continua a occupare il primo posto tra gli 83 Paesi con dati epidemiologici recenti per incidenza del diabete di tipo 1 nei bambini sotto i 15 anni. Seguono Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Estonia, Algeria, Svezia, Canada, Norvegia e Libia.  

La Finlandia mantiene questo primato da decenni. Già dagli anni Ottanta gli epidemiologi avevano osservato che il numero di nuove diagnosi era molto più elevato rispetto alla maggior parte degli altri Paesi europei, rendendo il Paese uno dei principali osservatori naturali per studiare la malattia. 

Un fenomeno che la ricerca studia da oltre 40 anni 

Perché il diabete di tipo 1 sia così frequente in Finlandia non è ancora del tutto chiaro. 

Le conoscenze scientifiche attuali indicano che la malattia nasce dall’interazione tra una predisposizione genetica, che però è presente in molte persone che non sviluppano mai la malattia, e fattori ambientali ancora non completamente identificati. Nessun singolo elemento è sufficiente a spiegare da solo l’elevata incidenza osservata nel Paese. 

Tra le ipotesi più studiate ci sono: 

  • la particolare distribuzione di alcune varianti genetiche associate al rischio di diabete di tipo 1;  
  • infezioni virali che potrebbero contribuire ad attivare il processo autoimmune;  
  • fattori ambientali legati alla latitudine, come la minore esposizione alla luce solare;  
  • caratteristiche del microbiota intestinale;  
  • altri fattori ambientali che potrebbero influenzare il sistema immunitario nelle prime fasi della vita.  

Ad oggi, tuttavia, nessuna di queste ipotesi è stata confermata come causa unica della malattia. La comunità scientifica ritiene che sia la combinazione di più fattori a determinare il rischio individuale. 

Dalla Finlandia arrivano alcune delle scoperte più importanti 

L’elevata incidenza del diabete di tipo 1 ha permesso ai ricercatori finlandesi di sviluppare grandi studi di popolazione che seguono bambini fin dalla nascita. 

Tra questi c’è il Diabetes Prediction and Prevention Study (DIPP), uno dei più importanti programmi di ricerca al mondo sul diabete di tipo 1. 

Avviato negli anni Novanta, il DIPP coinvolge diversi centri universitari finlandesi, tra cui l’ Università di Oulu, e segue migliaia di bambini geneticamente predisposti con controlli periodici per individuare i primi segnali della malattia. 

Grazie a questo studio e ad altri sviluppati nel mondo, come il Trial-Net e il vecchio consorzio europeo INNODIA, è stato possibile comprendere che il diabete di tipo 1 non compare improvvisamente, ma è preceduto da una lunga fase silenziosa durante la quale il sistema immunitario inizia ad attaccare le cellule beta del pancreas. La presenza degli autoanticorpi può essere rilevata anni prima della comparsa dei sintomi, aprendo nuove prospettive per la diagnosi precoce. Da queste scoperte è stato possibile sviluppare strategie di prevenzione. 

Perché i ricercatori di tutto il mondo vanno in Finlandia 

La Finlandia non è soltanto il Paese con il maggior numero di nuovi casi in rapporto alla popolazione, è proprio per questo motivo anche uno dei luoghi in cui si fa più ricerca sul diabete di tipo 1. 

La disponibilità di registri sanitari di alta qualità, programmi di follow-up di lunga durata e grandi coorti di bambini a rischio rende possibile studiare l’evoluzione della malattia con un livello di dettaglio difficilmente raggiungibile altrove. 

È per questo motivo che molti ricercatori internazionali scelgono di collaborare con i centri finlandesi. 

Tra loro c’è anche la Dott.ssa Rosanna Squintani, vincitrice della Borsa di Studio “Sofia Filippini” 2026 della Fondazione Italiana Diabete, che trascorrerà sei mesi presso la Università di Oulu sotto la supervisione della Prof.ssa Riitta Veijola, una delle principali esperte mondiali di screening e prevenzione del diabete di tipo 1. 

Durante questo periodo lavorerà con il team del DIPP, analizzando dati sul monitoraggio continuo del glucosio, sul metabolismo e sull’attività fisica per comprendere meglio come evolve la malattia nelle sue fasi iniziali. 

L’eccezione italiana: la Sardegna 

Se la Finlandia rappresenta il riferimento mondiale, anche l’Italia ha un caso unico. 

La Sardegna presenta infatti una delle più alte incidenze di diabete di tipo 1 in età pediatrica al mondo. Questa caratteristica renderebbe l’isola un’importante risorsa per la ricerca italiana e internazionale e conferma quanto sia fondamentale investire in collaborazioni tra centri di eccellenza. 

La ricerca è la chiave per capire la malattia e se non capiamo la malattia, non potremo guarirla! 

Negli ultimi decenni la ricerca ha rivoluzionato la gestione del diabete di tipo 1 grazie a sensori, microinfusori e sistemi automatizzati per la somministrazione dell’insulina. 

Ma comprendere perché la malattia si sviluppi rimane una delle sfide più importanti. 

Gli studi condotti in Finlandia sono di aiuto per capire quali fattori favoriscano l’insorgenza del diabete di tipo 1 e come sia possibile individuarlo sempre più precocemente. 

Conoscere la causa della malattia, come diciamo sempre, sarà un passo fondamentale per affinare le strategie curative che esistono e su cui sta investendo la ricerca (terapie cellulari). 

Ogni elemento in più di conoscenza della malattia, grazie alla ricerca, ci porta di un passo più vicini alla cura definitiva e a liberarci del diabete di tipo 1. E’ una strada lunga e difficile, ma FID mette ogni giorno tutte le sue energie perché la strada si accorci!  

E ognuno di noi può fare la sua parte sostenendo la ricerca. 

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La Dott.ssa Rosanna Squintani vince la Borsa di Studio “Sofia Filippini” 2026

Fondazione Italiana Diabete è lieta di annunciare che la vincitrice della Borsa di Studio “Sofia Filippini” 2026 è la Dott.ssa Rosanna Squintani, selezionata dal Comitato Scientifico e dal Consiglio di Amministrazione per l’eccellenza del suo percorso scientifico e per il valore del progetto di ricerca presentato.

La Borsa di Studio “Sofia Filippini”, voluta da FID e arrivata al suo secondo anno, sostiene giovani medici e ricercatori che desiderano svolgere un periodo di ricerca all’estero per migliorare le proprie competenze e preparazione. Nasce dalla collaborazione tra Fondazione Italiana Diabete e l’Associazione Diabetici della Provincia di Brescia, con il supporto economico della Fondazione Bianca Ballabio per il 2026. 

È destinata a giovani specializzandi e neo-specialisti che desiderano svolgere un progetto di ricerca all’estero per almeno sei mesi, con un unico obiettivo: avvicinarci alla cura definitiva del diabete di tipo 1. 

⮕ Scopri di più sulla Borsa di Studio Sofia Filippini

Chi è Rosanna Squintani

Rosanna Squintani è pediatra, specializzata con lode presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e Clinical Research Fellow all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Il suo percorso è da tempo dedicato al diabete di tipo 1. Durante la specializzazione ha studiato le persone a rischio di sviluppare la malattia utilizzando i dati dello studio finlandese DIPP, uno dei più importanti programmi internazionali di ricerca sul diabete di tipo 1. Ha inoltre maturato esperienze di ricerca all’estero e partecipato per diversi anni ai campi educativi dedicati a bambini e ragazzi con diabete.

Le parole di Rosanna

“Sono profondamente onorata di ricevere la Borsa di Studio Sofia Filippini e ringrazio la Fondazione Italiana Diabete per la fiducia. Questo riconoscimento mi incoraggia a proseguire la ricerca sul diabete di tipo 1, con l’obiettivo di contribuire a migliorare la cura e la qualità di vita delle persone che convivono con questa malattia.”

– Dott.ssa Rosanna Squintani

Il progetto di ricerca

Grazie alla borsa, la dottoressa Squintani trascorrerà sei mesi presso l’ Università e l’Ospedale Universitario di Oulu in Finlandia, sotto la supervisione della Prof.ssa Riitta Veijola, tra i massimi esperti internazionali nella ricerca sul diabete di tipo 1 e sugli screening di popolazione, poichè la Finlandia è il paese che ha la più alta incidenza al mondo di diabete di tipo 1. 

Qui entrerà a far parte del team dello studio DIPP (Type 1 Diabetes Prediction and Prevention Study), che da oltre trent’anni segue migliaia di bambini e famiglie per capire come nasce il diabete di tipo 1 e come sia possibile riconoscerlo sempre più precocemente. 

Il progetto analizzerà i dati del monitoraggio continuo del glucosio, i parametri metabolici e i livelli di attività fisica per capire perché il diabete evolva più rapidamente in alcune persone rispetto ad altre. 

L’obiettivo è comprendere se l’attività fisica possa contribuire a rallentare la progressione della malattia nelle sue fasi iniziali e individuare con maggiore precisione chi potrebbe beneficiare di strategie di prevenzione e di nuovi trattamenti. 

Dalla Finlandia all’Italia

Uno degli obiettivi più importanti del progetto e della fellowship della dottoressa Squintani è trasferire in Italia l’esperienza maturata in Finlandia. 

Il centro di Oulu rappresenta infatti un modello internazionale per il monitoraggio delle persone a rischio di diabete di tipo 1. Portare questo approccio anche nella pratica clinica italiana potrebbe contribuire a rendere il percorso di assistenza più uniforme e permettere di seguire in modo sempre più efficace le persone a rischio, studiando per ciascuna una strategia di intervento diversa.

Una ricerca insieme alle persone con diabete

Come tutti i progetti sostenuti dalla Fondazione Italiana Diabete, anche questo coinvolgerà direttamente le persone con diabete attraverso il programma Alleati per la Cura. 

Un volontari FID certificato INPACT Associates affiancherà la ricercatrice durante il progetto, contribuendo alla revisione dei materiali destinati ai partecipanti e alla realizzazione di una comunicazione con un linguaggio scientifico sempre più chiaro e comprensibile. 

Investire nei giovani ricercatori

La Borsa di Studio Sofia Filippini, del valore di 18.000 euro, nasce proprio per offrire a giovani medici la possibilità di confrontarsi con alcuni dei migliori centri di ricerca internazionali e riportare poi queste competenze in Italia. 

Sostenere giovani ricercatori come la dottoressa Rosanna Squintani significa investire nella ricerca, favorire collaborazioni internazionali e accelerare il percorso verso una migliore prevenzione e, un giorno, verso la cura del diabete di tipo 1. 

Domande frequenti

Che cos'è lo stadio 2 del diabete di tipo 1?

Lo stadio 2 è una fase del diabete di tipo 1 in cui il processo autoimmune è già presente e la glicemia inizia a mostrare alterazioni, pur in assenza dei sintomi clinici della malattia. Studiare questa fase è fondamentale per sviluppare strategie di prevenzione e intervento precoce.

Perché l'attività fisica è oggetto di questa ricerca?

L'attività fisica potrebbe rappresentare un fattore modificabile capace di influenzare il controllo glicemico e la velocità di progressione della malattia. Il progetto della Dott.ssa Squintani analizzerà questo possibile ruolo nello stadio 2 del diabete di tipo 1.

Cos'è il programma DIPP della Finlandia?

Il Diabetes Prediction and Prevention Study (DIPP) è uno dei più importanti studi internazionali dedicati alla previsione e alla prevenzione del diabete di tipo 1. Da oltre trent'anni segue persone a rischio per comprendere meglio l'evoluzione della malattia.

Cos'è la Borsa di Studio "Sofia Filippini"?

La Borsa di Studio "Sofia Filippini" è un'iniziativa della Fondazione Italiana Diabete che sostiene giovani clinici e ricercatori impegnati nello studio del diabete di tipo 1, promuovendo esperienze di formazione e ricerca presso centri di eccellenza internazionali.

Qual è l'obiettivo finale del progetto?

L'obiettivo è trasferire in Italia il modello finlandese di monitoraggio delle persone a rischio di diabete di tipo 1, contribuendo allo sviluppo di percorsi clinici sempre più precoci, standardizzati e orientati alla prevenzione.

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Cristina Cucchiarelli: esperienza, formazione e impegno al fianco di FID

Quante altre persone stanno rinunciando ai propri sogni per lo stesso motivo?

La storia di Cristina Cucchiarelli parla di movimento, conoscenza e trasformazione. È il percorso di una giovane donna che ha dovuto rivedere il proprio rapporto con la danza dopo la diagnosi di diabete di tipo 1 e che, negli anni, ha scelto di mettere la propria esperienza e la propria formazione al servizio degli altri.

Oggi Cristina è trainer, nutrizionista e volontaria di Fondazione Italiana Diabete. Collabora alle iniziative dedicate allo sport, affiancando persone e atleti che convivono con il diabete di tipo 1 e contribuendo a diffondere una cultura dell’attività fisica fondata sull’ascolto, sulla preparazione e sulla consapevolezza.

Una vita costruita intorno alla danza

A 17 anni Cristina viveva all’estero e la danza rappresentava il centro della sua quotidianità. Allenamenti, disciplina e progetti professionali scandivano le giornate, fino a quando il suo corpo cominciò a mandare segnali sempre più difficili da ignorare.

Sete continua, stanchezza crescente e una maggiore difficoltà nel sostenere esercizi che fino a poco tempo prima facevano parte della sua routine. Per mesi non arrivò una spiegazione chiara. I sintomi vennero inizialmente attribuiti allo stress, ma Cristina sentiva che stava accadendo qualcosa di diverso.

La diagnosi di diabete di tipo 1 arrivò in un momento di profondo disorientamento. Da una parte rappresentò l’inizio di una condizione complessa da gestire; dall’altra diede finalmente un nome a ciò che stava vivendo.

Come racconta Cristina, il primo sentimento fu quasi di sollievo: finalmente c’era una risposta.

La diagnosi e il difficile equilibrio tra diabete e attività fisica

Ricevere una diagnosi, però, non significa conoscere immediatamente tutte le strategie necessarie per convivere con il diabete di tipo 1.

Cristina continuò ad allenarsi e cercò di proseguire il proprio percorso professionale. Si trasferì prima a Roma e poi in Slovenia, determinata a non rinunciare alla danza. Con l’aumentare dell’intensità degli allenamenti, tuttavia, la gestione glicemica diventò sempre più impegnativa.

Il diabete di tipo 1 richiede infatti un’attenzione continua a numerose variabili. Insulina, alimentazione, intensità e durata dell’esercizio, stress, sonno e condizioni individuali possono contribuire a determinare risposte differenti.

In quel periodo, Cristina non disponeva ancora delle conoscenze e degli strumenti che avrebbe acquisito successivamente. A un certo punto dovette prendere la decisione più difficile: interrompere la carriera professionale.

Non fu soltanto una rinuncia sportiva. Quando un’attività definisce per anni l’identità, i progetti e il modo di immaginare il futuro, fermarsi può significare perdere temporaneamente anche una parte di sé.

Una domanda che cambia la direzione del percorso

Dopo l’interruzione della carriera, Cristina attraversò un periodo di forte difficoltà personale. Da quella crisi, però, nacque una domanda destinata a cambiare il suo cammino:

Quante altre persone stanno rinunciando ai propri sogni per lo stesso motivo?

Cristina decise che la sua esperienza non sarebbe rimasta soltanto una storia di perdita. Cominciò a studiare Scienze motorie e, successivamente, Nutrizione clinica. Approfondì fisiologia, biomeccanica e metabolismo, cercando di comprendere meglio il rapporto tra organismo, attività fisica e gestione del diabete.

Alla formazione accademica affiancò l’osservazione diretta. Allenamenti, dati glicemici, risposte individuali, tentativi, errori e adattamenti diventarono parte di un percorso di ricerca personale e professionale.

La scoperta più importante fu che non esiste una sola risposta valida per tutti.

Il Metodo Pronking: osservare prima di intervenire

Da questo percorso è nato il Metodo Pronking, un approccio sviluppato da Cristina per rendere il movimento più accessibile e sostenibile alle persone con diabete, tenendo conto delle caratteristiche individuali.

L’attività fisica, infatti, non può essere valutata isolatamente. La risposta glicemica può variare in base al tipo di esercizio, alla sua intensità, alla durata, all’insulina attiva, all’alimentazione e a numerosi altri fattori.

Nel lavoro di Cristina trovano spazio anche elementi talvolta sottovalutati, come il sonno, lo stress, le emozioni e le abitudini quotidiane.

L’obiettivo non è fornire una formula universale né sostituire le indicazioni del diabetologo e del team sanitario. Il punto di partenza è aiutare la persona a osservare il proprio corpo, comprendere le variabili in gioco e costruire una maggiore consapevolezza.

Ogni programma di attività fisica deve essere personalizzato e condiviso con i professionisti sanitari di riferimento, soprattutto quando sono necessari adattamenti della terapia insulinica o dell’alimentazione.

Lo sport come strumento educativo

Per Cristina, lo sport non è soltanto prestazione. È soprattutto uno strumento educativo.

Allenarsi con il diabete di tipo 1 significa imparare a raccogliere informazioni, valutare ciò che sta accadendo e modificare le proprie decisioni quando necessario. Richiede preparazione, ma può anche favorire una conoscenza più profonda del proprio corpo.

«Lo sport mi ha insegnato a osservare, a capire e ad adattarmi», racconta Cristina.

Questa capacità non riguarda soltanto l’esercizio. Può diventare un modo di affrontare la quotidianità, sostituendo la paura dell’imprevisto con una maggiore capacità di lettura e di risposta.

Parlare di possibilità, in questo contesto, non significa sostenere che ogni traguardo debba essere raggiunto a qualunque costo. Significa non escludersi prima di aver valutato, insieme ai professionisti competenti, quali condizioni possano rendere un’attività sicura e sostenibile.

L’impegno di Cristina al fianco di Fondazione Italiana Diabete

Oggi Cristina mette la propria esperienza e la propria formazione anche al servizio di Fondazione Italiana Diabete.

Come volontaria e formatrice, contribuisce alle attività dedicate al rapporto tra sport e diabete di tipo 1. Ha collaborato con FID anche alla realizzazione di contenuti informativi rivolti ad allenatori e allenatrici, con l’obiettivo di promuovere ambienti sportivi più preparati, accoglienti e consapevoli.

Il suo lavoro coinvolge inoltre runner e atleti che partecipano a iniziative solidali per sostenere la ricerca. Persone che, attraverso lo sport, trasformano il proprio impegno personale in un gesto collettivo.

Prepararsi per una gara significa affrontare allenamenti, carichi progressivi, variazioni della routine e sforzi prolungati. Per chi convive con il diabete di tipo 1, tutto questo richiede una pianificazione attenta e una conoscenza approfondita delle proprie risposte.

L’esperienza di Cristina aiuta gli atleti a considerare la gestione del diabete come parte integrante della preparazione, senza nascondere le difficoltà e senza ridurre la persona alla sua diagnosi.

Lo sport per sostenere la ricerca

L’incontro tra sport e solidarietà rappresenta uno dei modi attraverso i quali la comunità di FID sostiene la ricerca scientifica.

Ogni allenamento, iniziativa o competizione può diventare un’occasione per sensibilizzare, raccogliere fondi e far conoscere il diabete di tipo 1. Dietro ogni atleta del Team FID ci sono una storia personale, una rete di sostenitori e un obiettivo condiviso: contribuire ad avvicinare la ricerca a una cura definitiva.

La missione di Fondazione Italiana Diabete è sostenere e accelerare la ricerca sul diabete di tipo 1, coinvolgendo persone, famiglie, volontari, ricercatori e comunità.

L’impegno di Cristina si inserisce in questo percorso. La gestione consapevole dell’attività fisica può migliorare il presente; il sostegno alla ricerca può contribuire a cambiare il futuro.

Non rinunciare prima di cominciare

La storia di Cristina non propone una narrazione priva di difficoltà. Al contrario, racconta il dolore di una carriera interrotta, la necessità di ricostruirsi e il lungo lavoro richiesto per trasformare un’esperienza personale in una competenza utile anche agli altri.

È proprio questa complessità a rendere il suo percorso significativo.

Convivere con il diabete di tipo 1 può richiedere adattamenti, preparazione e scelte quotidiane impegnative. Ma una diagnosi non dovrebbe tradursi automaticamente nell’esclusione da ogni progetto.

Per Cristina, oggi, la parola “possibilità” non significa riuscire sempre. Significa conservare la libertà di informarsi, prepararsi e provare, senza considerarsi sconfitti prima di iniziare.

La sua esperienza, la sua formazione e il suo impegno al fianco di FID mostrano come una storia personale possa trasformarsi in ascolto, condivisione e partecipazione. E come il movimento possa diventare non soltanto un’attività fisica, ma uno strumento per ritrovare fiducia, costruire comunità e sostenere la ricerca.

La storia di Cristina Cucchiarelli e il suo impegno al fianco di Fondazione Italiana Diabete sono stati recentemente menzionati anche da Vanity Fair Italia. 

Domande frequenti

Chi è Cristina Cucchiarelli?

Cristina Cucchiarelli è una trainer, nutrizionista ed ex ballerina professionista che convive con il diabete di tipo 1. È inoltre volontaria di Fondazione Italiana Diabete e si occupa di formazione sul rapporto tra attività fisica, ascolto del corpo e gestione della glicemia.

Che cos’è il Metodo Pronking?

Il Metodo Pronking è un approccio sviluppato da Cristina Cucchiarelli attraverso la formazione e l’esperienza sul campo. Considera l’esercizio insieme a fattori individuali quali gestione glicemica, alimentazione, sonno, stress, emozioni e abitudini quotidiane.

Il Metodo Pronking non sostituisce le indicazioni del team diabetologico.

Chi ha il diabete di tipo 1 può praticare sport?

Sì. L’attività deve essere affrontata con una preparazione adeguata e personalizzata in base alla terapia, al tipo di esercizio e alle risposte individuali.

È importante confrontarsi con il proprio diabetologo o con il team sanitario prima di iniziare o modificare un programma di allenamento.

Perché l’attività fisica può modificare la glicemia?

La risposta glicemica può variare in funzione dell’intensità e della durata dell’esercizio, dell’insulina attiva, dell’alimentazione, dello stress e di altre variabili personali.

Per questo è importante osservare le proprie risposte e definire strategie individuali con il team diabetologico.

Qual è l’obiettivo di Fondazione Italiana Diabete?

Fondazione Italiana Diabete sostiene e accelera la ricerca scientifica con l’obiettivo di arrivare a una cura definitiva del diabete di tipo 1.

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Terapie cellulari senza immunosoppressione: da 14 mesi le isole geneticamente modificate continuano a produrre insulina

E se fosse possibile trapiantare isole capaci di produrre insulina senza dover ricorrere all’immunosoppressione?

Possiamo rispondere oggi che è possibile!

E’ stato pubblicato sul New England Journal of Medicine l’aggiornamento del primo studio condotto nell’essere umano con isole pancreatiche geneticamente modificate attraverso la tecnologia sviluppata da Sana Biotechnology.

A oltre 14 mesi dal trapianto, effettuato senza somministrare farmaci immunosoppressori, le cellule risultano ancora vitali e capaci di produrre insulina.

Il risultato rafforza una prima e importante prova di principio. 

Non rappresenta, tuttavia, una terapia già disponibile: lo studio riguarda una sola persona, utilizza una quantità molto ridotta di isole da donatore cadavere e ha come obiettivo principale la valutazione della sicurezza di queste isole geneticamente modificate nell’uomo.

Perchè l’immunosoppresione rappreseta un ostacolo

Nel diabete di tipo 1, il sistema immunitario distrugge le cellule beta del pancreas, responsabili della produzione di insulina.

Le terapie cellulari cercano di sostituire le cellule danneggiate dal sistema immunitario della persona con nuove cellule funzionanti. Il problema è che il sistema immunitario può riconoscere le cellule trapiantate come estranee e attaccarle e a questo nelle persone con il diabete di tipo 1 si può aggiungere anche l’attacco dell’autoimmunità (nel caso in cui si trapiantino cellule della persona stessa)..

Per proteggere le cellule infuse, i trapianti di isole pancreatiche richiedono l’assunzione di farmaci immunosoppressori. Questi trattamenti riducono l’attività del sistema immunitario, ma possono provocare effetti indesiderati, tra cui problemi ai reni, e rendono difficile immaginare un’applicazione della terapia su larga scala.

La ricerca sta quindi studiando diverse strategie per proteggere le cellule trapiantate. Tra queste vi sono:

  • l’incapsulamento, che crea una barriera fisica intorno alle cellule;
  • il gene editing, che interviene direttamente sulle loro caratteristiche biologiche.

Fondazione Italiana Diabete sostiene da tempo la ricerca nel campo del trapianto di isole pancreatiche e delle tecnologie di incapsulamento.

La strategia sviluppata da Sana Biotechnology 

Sana Biotechnology sta sviluppando in collaborazione con le Università di Uppsala e Oslo una tecnologia basata sul editing genetico con l’obiettivo di rendere le cellule trapiantate meno riconoscibili dal sistema immunitario.

Queste cellule vengono definite ipoimmuni: sono modificate per ridurre il rischio di attacco immunitario, continuando allo stesso tempo a svolgere la propria funzione e a produrre insulina.

Nel primo studio condotto nell’essere umano, alcune isole pancreatiche provenienti da un donatore deceduto sono state geneticamente modificate e successivamente trapiantate nel muscolo dell’avambraccio di una persona con diabete di tipo 1.

Il trattamento è stato effettuato senza ricorrere a farmaci immunosoppressori.

I primi risultati dello studio sono stati descritti anche in una pubblicazione sul New England Journal of Medicine, una delle più autorevoli riviste scientifiche internazionali in ambito medico.

➡️ Qui il link all’articolo pubblicato sul New England Journal of Medicine: https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMc2604408

Il contributo della professoressa Hanne Scholz

FID aveva già approfondito questo percorso di ricerca intervistando Hanne Scholz, professoressa, senior scientist e direttrice del Centro di Isolamento dell’Ospedale dell’Università di Oslo.

Il suo gruppo di ricerca, in collaborazione con Sana Biotechnology, ha lavorato allo studio delle isole pancreatiche modificate per ridurne il riconoscimento da parte del sistema immunitario.

Nell’intervista realizzata da Fondazione Italiana Diabete, la professoressa Scholz aveva spiegato perché eliminare la necessità dell’immunosoppressione rappresenti un passaggio fondamentale per rendere, in futuro, le terapie cellulari più accessibili alle persone con diabete di tipo 1. 

Lo studio, condotto tra Uppsala e Oslo, ha permesso di valutare per la prima volta questa strategia in una persona.

Una quantità di cellule molto ridotta

La persona coinvolta nello studio ha ricevuto una quantità di isole pancreatiche pari a circa il 5% della dose normalmente considerata necessaria per tentare di ripristinare completamente la produzione di insulina.

La dose ridotta riflette la natura esplorativa della sperimentazione.

Si tratta infatti di uno studio di fase 1, nel quale l’obiettivo principale è verificare la sicurezza del trattamento. La procedura non era stata progettata per rendere la persona indipendente dall’insulina né per sostituire la terapia quotidiana.

I ricercatori hanno comunque monitorato la funzione delle cellule attraverso la misurazione del C-peptide, una sostanza prodotta insieme all’insulina e utilizzata come indicatore della produzione insulinica dell’organismo.

Che cosa mostrano i nuovi dati

Prima di tutto dopo 60 settimane non sono stati riportati eventi avversi gravi. 

A oltre 14 mesi dal trapianto, nella persona coinvolta era ancora rilevabile il C-peptide. Questo indica che le cellule trapiantate erano ancora vive e continuavano a produrre insulina.

Le isole pancreatiche risultavano inoltre visibili nella sede del trapianto attraverso esami PET e risonanza magnetica.

Dopo circa un anno, i ricercatori hanno osservato una diminuzione temporanea del C-peptide, interpretata come un possibile segnale di affaticamento delle cellule beta. Successivamente, i livelli sono tornati ad aumentare.

Si tratta di un’osservazione interessante, che dovrà però essere approfondita e confermata da ulteriori studi.

Che cosa è successo dal punto di vista immunitario

Nella persona coinvolta non è stata rilevata una risposta immunitaria contro le isole pancreatiche trapiantate.

Gli autoanticorpi associati al diabete di tipo 1 sono rimasti presenti, ma durante il periodo di osservazione non sembrano aver compromesso la sopravvivenza e la funzione delle cellule modificate.

Questo dato suggerisce che il gene editing possa aver aiutato le isole trapiantate a evitare il riconoscimento da parte del sistema immunitario.

È però importante mantenere una formulazione prudente: il risultato riguarda una sola persona e non permette ancora di stabilire se la stessa protezione sarà efficace nel lungo periodo o in un numero maggiore di partecipanti.

Perché il risultato è importante

Uno dei principali limiti delle terapie cellulari è la necessità di proteggere le nuove cellule sia dal rigetto del trapianto sia dalla risposta autoimmune che caratterizza il diabete di tipo 1.

Il fatto che le isole modificate siano rimaste vitali e funzionali per oltre 14 mesi senza immunosoppressione rappresenta quindi un segnale rilevante.

Questi dati costituiscono una prova di principio: mostrano che la strategia può funzionare biologicamente in una persona.

Non dimostrano ancora, però, che il trattamento sia sicuro, efficace e applicabile su larga scala.

I limiti ancora da superare

Lo studio presenta diversi limiti:

  • riguarda una sola persona;
  • utilizza una quantità molto ridotta di cellule;
  • non è stato progettato per eliminare la necessità della terapia insulinica;
  • presenta un periodo di osservazione ancora limitato.

Esiste inoltre un altro ostacolo importante: le isole pancreatiche utilizzate nello studio provengono da un donatore deceduto.

Lavorare con cellule provenienti da donatore è complesso. La loro disponibilità è limitata e la produzione non può essere programmata con facilità. Questi fattori rendono difficile immaginare un trattamento accessibile a un numero elevato di persone.

Il prossimo passo: le cellule staminali

Per superare il limite legato alle cellule da donatore, Sana Biotechnology prevede di applicare la propria tecnologia ipoimmune a isole pancreatiche prodotte a partire da cellule staminali.

L’obiettivo è ottenere cellule più standardizzate, riproducibili e potenzialmente disponibili su scala più ampia.

Il programma di Sana basato su isole pancreatiche derivate da cellule staminali è denominato SC451 ed è ancora in fase di sviluppo.

Questa nuova fase richiederà ulteriori studi clinici per valutarne:

  • la sicurezza;
  • l’efficacia;
  • la durata della risposta;
  • la capacità di produrre insulina in quantità clinicamente significative.

Anche in questo caso si tratta di una prospettiva di ricerca e non di un trattamento già approvato.

Un percorso che FID continua a sostenere e raccontare

Seguiamo da vicino lo sviluppo delle terapie cellulari, le sosteniamo con i fondi per la ricerca perché rappresentano una delle principali direzioni della ricerca verso una cura definitiva del diabete di tipo 1. Presto potremo darvi notizie importanti sugli studi che stiamo sostenendo e sosterremo nei prossimi cinque anni.

Durante il DIABETHON 2025 abbiamo dato voce direttamente ai ricercatori, raccontando passo dopo passo il lavoro sulle isole pancreatiche, sul gene editing, sull’immunosoppressione e sul possibile ruolo delle cellule staminali.

Guarda gli approfondimenti

Gene editing e isole pancreatiche modificate
➡️ Guarda l’approfondimento video di FID a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=BDO7qHvgczc

Intervista alla professoressa Hanne Scholz
➡️ Guarda l’intervista realizzata da FID a questo link: https://www.instagram.com/reel/DLz6ZWyMqcT/

Intervista al professor Per-Ola Carlsson 
➡️ Guarda l’intervista realizzata da FID: https://www.facebook.com/FondazioneItalianaDiabete/videos/a-che-punto-siamo-coi-trapianti-senza-immunosoppressione-ovvero-con-isole-geneti/1617007156255877/

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Novità

Decreto screening diabete tipo 1, FID ringrazia il Parlamento: giusto valutare l’estensione ai bambini dai 2 anni.  

Un altro passo storico per la Legge 130/2023: Camera e Senato approvano lo schema di decreto attuativo e accolgono l’appello di FID per proteggere anche i più piccoli, dove il rischio di chetoacidosi è più alto.  

Un altro fondamentale tassello è andato al suo posto nel percorso che sta rendendo l’Italia il primo Paese al mondo a dotarsi di un programma nazionale di screening per il diabete di tipo 1 e la celiachia. Le Commissioni Affari Sociali di Camera e Senato hanno espresso parere favorevole sullo schema di decreto attuativo della Legge n. 130/2023.  

Ma c’è una novità importantissima: accogliendo le istanze e le evidenze scientifiche da sempre portate avanti dalla Fondazione Italiana Diabete, entrambe le Commissioni hanno inserito nei loro pareri una raccomandazione cruciale. Quella di valutare l’estensione dello screening ai bambini dai 2 ai 4 anni, sia pure in una fase successiva di implementazione della legge. Attualmente, infatti, il testo del decreto prevede il monitoraggio per la fascia d’età compresa tra i 5 e i 6 anni.  

Perché includere la fascia 2-4 anni è vitale? 

La richiesta di allargare la platea dello screening non è una semplice formalità, ma risponde a una precisa necessità medica e scientifica:  

  • Prevenzione delle forme gravi: È proprio tra i 2 e i 4 anni che si osservano alcuni dei rischi clinici più elevati legati all’esordio del diabete di tipo 1. In questa fascia d’età si verificano le forme più severe di chetoacidosi, che spesso costringono i piccoli pazienti al ricovero in terapia intensiva.  
  • Picchi di sieroconversione: La letteratura scientifica internazionale dimostra che la coorte 2-4 anni (insieme a quella 6-8 anni) rappresenta uno dei principali picchi in cui compaiono gli autoanticorpi, i marker precoci della malattia. Intercettarli prima significa salvare vite e risparmiare traumi alle famiglie.  

“Desideriamo ringraziare tutti i componenti delle due Commissioni per aver riconosciuto l’importanza di questo tema e per aver evidenziato la necessità di valutare l’allargamento dello screening ai bambini più piccoli” – ha dichiarato Nicola Zeni, Presidente FID. “Il parere espresso dal Parlamento rappresenta un segnale incoraggiante e un’importante apertura verso un possibile ampliamento futuro del programma” 

Il ruolo di FID: dalla ricerca alla legge 

Questo traguardo non nasce dal nulla. La Fondazione Italiana Diabete ha sostenuto fin dall’inizio il percorso della Legge 130 , forte del suo posizionamento scientifico internazionale – essendo l’unico ente del terzo settore italiano presente in network come INNODIA ed EDENT1FI – e del finanziamento di studi pionieristici.  

Parliamo dello studio UNISCREEN, che ha fatto da apripista all’applicazione della legge , e del progetto pilota D1Ce Screen, condotto in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e promosso dal Ministero della Salute per valutare la fattibilità dello screening su larga scala.  

La strada è quella giusta. FID continuerà a lavorare a stretto contatto con le istituzioni affinché la legge esprima al 100% il suo potenziale. L’obiettivo resta uno solo: proteggere, nel tempo, il maggior numero possibile di bambini.  

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Novità Ricerca

Una ricercatrice italiana, Francesca Di Candia, vince il FID–ISPAD Diabetes Research Grant 2025

Al via le candidature dei progetti per il 2026.

Fondazione Italiana Diabete (FID) e ISPAD (International Society for Pediatric and Adolescent Diabetes) sono liete di annunciare che la vincitrice del FID–ISPAD Diabetes Research Grant 2025 è la Dott.ssa Francesca Di Candia, pediatra e dottoranda presso il Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.

Il grant, sostenuto da Fondazione Italiana Diabete e promosso con ISPAD, sostiene ricercatrici e ricercatori sotto i 40 anni impegnati nello sviluppo di progetti innovativi nel campo del diabete, con l’obiettivo di favorire il progresso delle conoscenze scientifiche e accelerare la ricerca verso nuove terapie che possano guarire dalla malattia.

Una giovane eccellenza italiana premiata a livello internazionale

La Dott.ssa Di Candia ha dedicato la propria attività clinica e di ricerca allo studio del diabete in età pediatrica, con particolare attenzione al diabete di tipo 1, alle patologie autoimmuni associate e ai meccanismi immunologici coinvolti nella malattia.

Dopo la specializzazione in Pediatria presso l’Università Federico II di Napoli, ha approfondito la propria formazione attraverso una fellowship clinica in diabetologia pediatrica presso l’University Children’s Hospital di Lubiana, sotto la guida del Prof. Tadej Battelino. Ha inoltre partecipato a programmi internazionali di alta formazione promossi da ISPAD e dalla comunità scientifica diabetologica europea.

Autrice di oltre 30 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali di rilievo, tra cui Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism e Diabetes Research and Clinical Practice.

Il progetto premiato: comprendere i meccanismi che distruggono le cellule beta

Dal 2022 la ricerca della Dott.ssa Di Candia si concentra sul ruolo delle cellule immunitarie Tr3-56 (CD3+CD56+ T cells) nella patogenesi del diabete di tipo 1.

Il progetto, sviluppato in collaborazione con la Prof.ssa Enza Mozzillo, responsabile del Centro Regionale di Diabetologia Pediatrica dell’Università Federico II, il Prof. Mario Galgani e la Dott.ssa Sara Bruzzaniti, studia il possibile legame tra il controllo glicemico e l’attività di queste cellule nei soggetti con diabete di tipo 1 di nuova diagnosi.

I risultati preliminari suggeriscono che livelli elevati di glucosio nel sangue possano influenzare il comportamento delle cellule Tr3-56, favorendo i processi che portano alla distruzione delle cellule beta pancreatiche, responsabili della produzione di insulina.

Comprendere in che modo il controllo metabolico influenzi questi meccanismi immunologici potrebbe aprire nuove prospettive terapeutiche e contribuire allo sviluppo di strategie innovative per rallentare la progressione della malattia.

La qualità e l’innovatività del progetto sono già state riconosciute dalla comunità scientifica internazionale: la ricerca è stata infatti presentata come comunicazione orale al Congresso ISPAD 2024 e ha ricevuto un riconoscimento anche durante il Congresso della Società Italiana di Pediatria.

Grazie al FID–ISPAD Diabetes Research Grant 2025, la Dott.ssa Di Candia potrà proseguire e ampliare questa linea di ricerca. Le auguriamo Buon Lavoro!

Aperto il bando FID–ISPAD Diabetes Research Grant 2026

Contestualmente all’annuncio della vincitrice 2025, Fondazione Italiana Diabete e ISPAD aprono ufficialmente le candidature per il FID–ISPAD Diabetes Research Grant 2026.

Il grant nasce per sostenere progetti di ricerca innovativi nel campo del diabete e promuovere lo sviluppo professionale di ricercatrici e ricercatori impegnati nella comprensione, prevenzione e cura della malattia.

Chi può candidarsi

Possono presentare domanda ricercatrici e ricercatori:

  • membri ISPAD in regola con l’iscrizione;
  • preferenzialmente sotto i 40 anni;
  • impegnati in attività di ricerca nel campo del diabete;
  • affiliati a istituzioni accademiche, ospedaliere o di ricerca riconosciute;
  • con un progetto originale e innovativo da sviluppare presso la propria istituzione.

Il finanziamento

Il grant prevede un finanziamento di 25.000 euro, destinato a sostenere lo sviluppo del progetto di ricerca selezionato.

Come partecipare

Le candidature dovranno essere presentate secondo le modalità indicate da ISPAD, allegando la documentazione richiesta e una descrizione dettagliata del progetto proposto.

Tutti i dettagli relativi ai criteri di eleggibilità, alla documentazione necessaria e alle scadenze sono disponibili sul sito ufficiale ISPAD.

Investire nella ricerca significa costruire il futuro

La collaborazione tra Fondazione Italiana Diabete e ISPAD rappresenta un esempio concreto di come il sostegno alla ricerca possa contribuire alla crescita di nuove competenze scientifiche e alla nascita di idee innovative capaci di migliorare la vita delle persone con diabete.

Congratulazioni alla Dott.ssa Francesca Di Candia per questo importante riconoscimento e un grande in bocca al lupo a tutte le ricercatrici e i ricercatori che parteciperanno al bando 2026.

Per maggiori informazioni e per presentare la candidatura

👉 https://www.ispad.org/fellowships-and-prizes/fellowships/fid-ispad-diabetes-research-grant-2026.html

Per consultare gli altri bandi di ricerca aperti nel 2026

👉https://fondazionediabete.org/area-ricercatori/

Per conoscere i progetti finanziati negli ultimi anni:

👉https://fondazionediabete.org/progetti-finanziati/

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Novità

La ricerca non si ferma: continua la partnership tra Fondazione Italiana Diabete e FRÍO Italia

Nel percorso verso una cura definitiva per il diabete di tipo 1, ogni alleanza rappresenta un passo fondamentale. È per questo che in Fondazione Italiana Diabete ETS siamo davvero felici di annunciarvi il rinnovo di una collaborazione speciale, nata dalla sinergia con una realtà che da ben 20 anni si impegna al fianco di chi convive quotidianamente con questa patologia: FRÍO Italia.

Dopo il grande successo dello scorso anno, FRÍO Italia ha scelto di rilanciare anche per tutto il 2026 un’importante iniziativa solidale che mette al centro il nostro Glucofid, l’integratore di glucosio da noi sviluppato per la gestione corretta e tempestiva delle ipoglicemie.

Come funziona l’iniziativa

A partire dal 15 maggio 2026, per tutti gli ordini effettuati sul sito ufficiale di FRÍO Italia i clienti riceveranno in omaggio due stick di Glucofid.

Cosa rende questo omaggio così importante? Le risorse che FRÍO Italia ha deciso di investire per regalare queste confezioni ai propri clienti vengono interamente devolute a Fondazione Italiana Diabete ETS, andando a finanziare direttamente i progetti di ricerca scientifica per la cura del diabete di tipo 1.

Un’iniziativa che il Direttore Generale di FRÍO Italia, Niccolò Gusso, ha commentato con parole che ci toccano da vicino:

“Crediamo che il nostro lavoro sia molto più che vendere i nostri astucci: vogliamo creare valore per le persone con diabete […] e siamo profondamente convinti che dare il nostro contributo alla ricerca ad una cura definitiva al diabete di tipo 1 sia parte integrante della nostra vocazione. Offrire ai nostri clienti Glucofid, insieme ai nostri astucci, significa offrire un aiuto concreto per la gestione e la convivenza con il diabete di tipo 1, è una partnership naturale di cui sono particolarmente felice.”

Cos’è Glucofid e perché fa la differenza

Glucofid non è un semplice integratore, ma un prodotto nato “da chi conosce il diabete, per chi vive con il diabete”. È stato formulato sotto la stretta supervisione del nostro Comitato Scientifico FID proprio per rispondere in modo sicuro ed efficace alle esigenze di adulti e bambini nel trattamento dell’ipoglicemia.

I suoi punti di forza scientifici e pratici:

  • Azione ultrarapida: È a base di D-Glucosio, il monosaccaride che l’organismo assorbe più velocemente rispetto ad altri zuccheri (come il saccarosio), garantendo un rialzo glicemico rapido e stabile.
  • Formulazione studiata: È arricchito con Vitamine B1, B6 e D, ed è privo di glutine e lattosio. Inoltre, l’aroma di agrumi combinato alla Vitamina B6 aiuta a contrastare la sensazione di nausea, un effetto collaterale tipico quando si devono assumere zuccheri in modo ripetuto.
  • Praticità d’uso: Confezionato in bustine monodose da 7,5 grammi di carboidrati (CHO) a rapido assorbimento, è leggero, poco ingombrante e ideale da portare sempre con sé (ottimo anche come fonte di energia ultrarapida durante lo sport). È disponibile anche in dosi pediatriche.

Un immenso grazie a FRÍO Italia per aver voluto celebrare i suoi vent’anni di attività mettendosi di nuovo al nostro fianco, e grazie a tutti voi che, con i vostri ordini, diventerete parte attiva di questo grande cambiamento.

Insieme, possiamo trovare una cura!

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Novità Ricerca

Osservatorio nazionale diabete tipo 1 e celiachia: il TAR Lazio accoglie il ricorso della Fondazione Italiana Diabete

Annullata la nomina del rappresentante della Società Italiana di Diabetologia nella quota riservata dalla legge ad associazioni di pazienti e fondazioni operanti in materia

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, con sentenza pubblicata il 17 aprile 2026, ha accolto il ricorso presentato dalla Fondazione Italiana Diabete ETS contro il Decreto del Ministero della Salute del 26 settembre 2024, con cui è stato istituito l’Osservatorio nazionale sul diabete di tipo 1 e sulla celiachia: il TAR ha annullato il provvedimento nella parte in cui indicava la Presidente della Società Italiana di Diabetologia e delle Malattie del Metabolismo (SID), tra i componenti dell’Osservatorio, all’interno della quota riservata dalla legge alle “associazioni maggiormente rappresentative delle persone affette da diabete di tipo 1 e da celiachia e dei loro familiari” e alle “fondazioni di rilevanza nazionale operanti in materia, anche in attuazione del titolo VII del codice del Terzo settore, di cui al decreto legislativo 3 luglio 2017, n.117”.

Nel motivare la decisione, il Collegio ha richiamato il dato letterale della norma, osservando che la SID, in quanto società scientifica composta da medici e personale sanitario con finalità di ricerca, non rientra né tra le associazioni rappresentative dei pazienti e dei loro familiari, né tra le fondazioni previste dalla legge. Il Tribunale ha inoltre ribadito che, in presenza di un dato normativo chiaro e univoco, non si può ricorrere a un’interpretazione funzionale, che ne estenda la portata oltre i soggetti espressamente indicati dal legislatore. Del resto, la classe medica è, ovviamente, già rappresentata nell’Osservatorio in virtù di quanto previsto dalla stessa legge istitutiva, che le riserva una specifica componente.

“Questa sentenza ristabilisce un principio di grande importanza – dichiara Nicola Zeni, Presidente della Fondazione Italiana Diabete –: nel campo della salute in generale, e nel diabete in particolare, il ruolo delle persone e delle famiglie che vivono la malattia e del Terzo settore che le rappresenta non può più essere messo in discussione. Del resto, il legislatore aveva indicato con chiarezza quali enti, all’interno dell’Osservatorio, fossero chiamati a rappresentare le persone che convivono quotidianamente con il diabete. Accogliamo dunque con soddisfazione la decisione del TAR, che riafferma la centralità delle associazioni e delle fondazioni dei pazienti impegnate nel vasto campo della ricerca e dell’assistenza a favore delle persone con diabete, e ribadiamo un concetto semplice: niente su di noi, senza di noi. Le persone con patologia devono essere coinvolte in qualunque processo o decisione le riguardi. Anche se l’Osservatorio non può ancora operare in quanto dovrà attendere almeno un anno dall’entrata in vigore del decreto attuativo per poter analizzare i primi dati disponibili, auspichiamo che anche questo tassello contribuisca a velocizzare l’iter di implementazione della Legge 130”.

Guarda il video completo in cui il Presidente di FID Nicola Zeni spiega quel che è accaduto e la sentenza