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Screening per il DT1 alla Milano Marathon!

Sabato 11 aprile saremo alla Enel Family Run di Milano, la corsa dedicata ai bimbi e alle famiglie.
In occasione di questo evento, Fondazione Italiana Diabete offre, in collaborazione con l’Ospedale San Raffaele di Milano, lo screening per il diabete di tipo 1 ai bimbi e ragazzi da 1 a 17 anni iscritti alla corsa.
FID sarà presente dalle 9:00, all’interno del Velodromo Vigorelli (traguardo della corsa)
Potranno accedere allo screening anche i familiari di primo grado di persone con DT1, se iscritti alla Enel Family Run.
 
Perché fare lo screening?

Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune che colpisce circa una persona su 250 e può manifestarsi a qualsiasi età, anche nei bambini molto piccoli.
Riconoscere precocemente la presenza degli autoanticorpi consente di intervenire prima dei sintomi e di prevenire l’esordio in chetoacidosi diabetica, una condizione acuta e potenzialmente pericolosa che interessa circa metà dei casi al momento della diagnosi.

Grazie allo screening è possibile:

  • Predire il rischio di sviluppare la malattia e monitorare nel tempo chi risulta positivo;
  • Prevenire complicanze acute come la chetoacidosi diabetica, che può richiedere il ricovero in terapia intensiva;
  • Formare le famiglie a riconoscere i sintomi e gestire correttamente la condizione;
  • Accedere precocemente a percorsi terapeutici o sperimentali, come le nuove terapie con anticorpi monoclonali capaci di rallentare la progressione del diabete.

Ricordiamo che i familiari delle persone con diabete hanno un rischio di 15 volte più alto di chi non ha familiari di avere il diabete di tipo 1, ma è importante rimarcare che il 95% circa delle persone cui viene diagnosticato il diabete di tipo 1 non ha nessuno in famiglia con la malattia. Quindi lo screening interessa tanto chi ha già la patologia in famiglia, che chi non la ha.

 
Corri con la tua famiglia, vivi una giornata di sport e passa a trovarci al Vigorelli. 
 
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Novità

Fondazione Italiana Diabete e FIGC insieme per la ricerca di una cura al diabete di tipo 1

Durante il match Italia-Irlanda del Nord, lo spot con Massimo Ambrosini e Leonardo Bonucci che inviteranno a donare tramite SMS solidale al 45594 o sul sito fondazionediabete.org

 

Questa sera c’è un motivo in più per guardare gli Azzurri affrontare l’Irlanda del Nord a Bergamo nella semifinale play-off delle qualificazioni ai Mondiali 2026: la Federazione Italiana Giuoco Calcio sarà al fianco della Fondazione Italiana Diabete (FID) per sostenere una grande iniziativa di sensibilizzazione. Durante la partita sarà, infatti, trasmesso lo spot “Scendi in campo per la cura del diabete tipo 1”, che vede come testimonial d’eccezione Massimo Ambrosini e Leonardo Bonucci. I due campioni inviteranno tifosi e appassionati a sostenere concretamente la ricerca, contribuendo con una donazione tramite SMS solidale al numero 45594 oppure attraverso il sito fondazionediabete.org.

La campagna ha ottenuto il supporto di RAI per la Sostenibilità ESG attraverso i canali di RAI Sport.

 

 

“L’unico modo per vincere la partita contro il diabete di tipo 1 è giocare tutti nella stessa squadra”, dichiara Nicola Zeni, Presidente della Fondazione Italiana Diabete. “Questa iniziativa rappresenta un’opportunità straordinaria per portare l’attenzione del grande pubblico su una malattia ancora troppo poco conosciuta e per sostenere concretamente la ricerca scientifica. Grazie al supporto della FIGC e alla visibilità della Nazionale, possiamo coinvolgere milioni di persone in una sfida fondamentale: trovare una cura definitiva per il diabete di tipo 1. Ogni contributo può fare la differenza”.

 

Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune, cronica e degenerativa per la quale, ad oggi, non esistono strumenti di prevenzione né una cura definitiva. In circa la metà dei casi si manifesta in età pediatrica o adolescenziale.

In Italia sono circa 250.000 le persone che convivono con questa patologia, costrette a sottoporsi quotidianamente alla somministrazione di insulina e a una gestione complessa della malattia. L’insulina, infatti, rappresenta una terapia salvavita ma non una cura, e non elimina il rischio di crisi ipoglicemiche nel breve periodo né quello di gravi complicanze nel lungo termine.

 

La Fondazione Italiana Diabete ETS è il principale ente in Italia impegnato nel finanziamento della ricerca scientifica per arrivare a una cura definitiva del diabete di tipo 1.

In 16 anni di attività, FID ha sostenuto circa 50 progetti di ricerca a livello internazionale, per un investimento complessivo di quasi 2,5 milioni di euro. A partire dal 2026, la Fondazione è inoltre l’unico ente italiano a finanziare un consorzio europeo dedicato alle terapie cellulari, una delle frontiere più promettenti nella lotta alla malattia.

Parallelamente, FID è attiva sul fronte dell’advocacy istituzionale e ha promosso la Legge 130/2023, che introduce lo screening per il diabete di tipo 1 e la celiachia nei bambini.

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Fai Volare la Ricerca!

In occasione della Pasqua Fondazione Italiana Diabete torna nelle piazze italiane con le Colomb1ne per la ricerca di una cura al diabete di tipo 1!

SCOPRI LE PIAZZE IN CUI TROVARE FID!

– in aggiornamento –

  • Comacchio (FE) Piazza della Rimembranza – 14 e 15 marzo 
  • Cercivento (UD)  – 28 marzo 
  • Roma, Largo di Torre Argentina – 21 marzo
  • Como, Piazza San Fedele – 14 marzo
  • Milano, Corso Vercelli angolo Via Giovio – 14 e 15 marzo
  • Lanusei (OG) Supermercato Conad – 14 marzo
  • Lunamatrona (SU) Scuole di Via Iglesias – 19 marzo 
  • Mogoro (OR)  Piazza Giovanni XXIII – 21 e 22 marzo
  • Galatone (LE) Piazza Sant’Antonio – 14 e 15 marzo
  • Casalbuttano (CR) Piazza Libertà 28 – 14 marzo

 

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Novità Ricerca

Perché viene il diabete di tipo 1? Nasce il Grant FID-INNODIA per comprendere meglio le cause della malattia.

Senza conoscere la causa, la cura sarà sempre parziale.

Vale per qualsiasi malattia e vale anche per il diabete di tipo 1.

Negli ultimi anni la ricerca è riuscita a scoprire molti dei meccanismi legati allo sviluppo di questa malattia autoimmune e alcune delle potenziali cause, anche grazie alle famiglie dei malati che negli ultimi decenni si sono sottoposte agli screening. Ma alcune tessere del difficilissimo puzzle sono ancora da trovare e da sistemare nel posto giusto.

Per questo Fondazione Italiana Diabete (FID) e INNODIA – organizzazione no-profit europea che ha la missione di accelerare lo sviluppo di terapie capaci di trasformare la vita delle persone con diabete di tipo 1 e migliorare l’accesso ai trattamenti approvati – uniscono le forze per sostenere la ricerca internazionale sulle cause e sui meccanismi di sviluppo del diabete di tipo 1.

Con il nuovo Grant FID-INNODIA, cui è possibile applicare dal 2 marzo, la FID destina 50.000 euro all’anno ad un progetto di ricerca indipendente che potrà utilizzare i dati e i campioni biologici della INNODIA Data & Samples Collection. Si tratta di una banca di dati longitudinali e campioni biologici raccolti da individui con una recente diagnosi (ND) di diabete di tipo 1 in stadio 3 (monitorati fino a 2 anni) e da familiari non affetti (UFM) testati per la presenza di autoanticorpi (IAb) e monitorati dopo la loro rilevazione. Questi dati e campioni sono stati raccolti nell’ambito dei progetti europei innodia.projects, finanziati dall’Iniziativa sui Medicinali Innovativi (IMI2) dell’Unione Europea (2015–2024) e INNODIA ne é la licenziataria per l’utilizzo e la condivisione esclusivamente a fini di ricerca.

Un’iniziativa congiunta per accelerare la ricerca sul diabete di tipo 1

Il Grant FID-INNODIA nasce dalla partnership tra la Fondazione Italiana Diabete e INNODIA per supportare le rispettive missioni.  La missione di FID è infatti sostenere economicamente la ricerca nel mondo per liberarci dal diabete di tipo 1, incentivare la conoscenza pubblica del diabete di tipo 1 e promuove iniziative di advocacy presso le istituzioni perché a loro volta facilitino la ricerca nelle decisioni politiche. La missione di INNODIA è accelerare lo sviluppo di terapie innovative in grado di cambiare la vita e migliorare l’accesso ai trattamenti approvati per le persone che vivono con tutte le fasi del diabete di tipo 1. La collaborazione nel Grant FID-INNODIA combina due risorse essenziali:

  • il finanziamento diretto di FID, pari a 50.000 euro all’anno destinati a coprire personale e materiali per il progetto;
  • l’accesso ai dati e ai campioni biologici di INNODIA, messi a disposizione secondo le regole previste per i membri di INNODIA o i licenziatari dei dati (vedi Brochure)

Il Grant è aperto a ricercatori indipendenti affiliati a università, centri di ricerca o ospedali, escludendo le aziende private, e prevede un utilizzo dei dati esclusivamente per scopi scientifici non commerciali.

 

Tempi e modalità di partecipazione

Il primo bando apre il 2 Marzo ed è possibile, per i ricercatori titolati, presentare i loro progetti di ricerca entro il 4 maggio 2026.

I progetti verranno sottoposti ad un doppio grado di giudizio: il primo sarà una Valutazione di novità scientifica da parte del Data Access Committee , per assicurare che il progetto non duplichi ricerche già avvenute o in corso sulla banca dati. Il secondo sarà una Revisione scientifica del progetto da parte del Comitato Scientifico di FID, che proporrà al Consiglio di Amministrazione della Fondazione la classifica dei progetti migliori per la ratifica finale. L’annuncio del progetto vincitore avverrà il 24 luglio 2026

 

Ricerca con le persone, non solo per le persone

FID e INNODIA condividono il principio che le persone con diabete siano centrali in ogni processo scientifico (o medico) che le riguardi e sia necessaria la loro partecipazione attiva a questi processi. Per questo, come in tutti i progetti finanziati da FID, ci sarà un “Alleato per la cura” ad affiancare il ricercatore che vincerà il Grant. Gli “Alleati per la cura” sono i volontari di FID, certificati come INPACT Associate, e quindi formati da INNODIA, che aiutano i ricercatori a integrare il punto di vista dei pazienti nella comunicazione e nella divulgazione dei risultati.

 

Un invito a partecipare a tutte le altre associazioni e fondazioni

Non tutte le associazioni hanno un processo di selezione scientifica rigoroso e codificato e un ufficio grant che garantisca l’applicazione delle procedure, delle norme e dei controlli sulla ricerca che viene fatta, ma possono avere fondi che vogliono destinare alla ricerca.

Per questo FID e INNODIA hanno deciso di aprire la possibilità di co-finanziare ulteriori Grant FID-INNODIA ad associazioni di pazienti, fondazioni o enti non profit interessati a sostenere la ricerca (escluse le aziende), ma che non hanno le risorse per seguire tutto il processo di selezione, assegnazione e controllo.

Il contributo minimo per aderire è di 10.000 euro. Le organizzazioni che intendono partecipare alla call 2026 dovranno inviare una lettera di impegno entro il 4 maggio 2026 e completare il trasferimento dei fondi entro il 5 giugno 2026.

 

Tutti i dettagli e il form per la candidatura dei progetti di ricerca sono disponibili qui

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Novità Ricerca

Trapianto di isole senza l’immunosoppressore tacrolimus

Cosa sappiamo dello studio in corso a Chicago con l’anticorpo monoclonale tegoprubart

Negli ultimi giorni sui social network si è acceso un forte dibattito su uno studio clinico statunitense relativo al trapianto di isole pancreatiche nel diabete di tipo 1 che no usa l’immunosoppressione classica.

L’attenzione è cresciuta dopo che una delle partecipanti allo studio ha raccontato pubblicamente la propria esperienza, spiegando di aver raggiunto l’indipendenza dall’insulina dopo il trapianto.

Facciamo il punto scientifico sullo studio per chiarire a tutti la situazione.

Lo studio

Il trial è condotto dall’Università di Chicago ed è uno studio pilota che valuta un nuovo schema immunosoppressivo basato su tegoprubart, un anticorpo monoclonale anti-CD40Ligando.

L’obiettivo è prevenire il rigetto delle isole pancreatiche trapiantate senza utilizzare inibitori della calcineurina (come il tacrolimus), attualmente standard nei trapianti ma associati a potenziali effetti collaterali rilevanti, inclusala  tossicità renale, neurologica e possibile danno alle cellule beta.

Perché è un tema scientificamente importante?

Nel trapianto di isole pancreatiche il principale ostacolo non è solo il reperimento delle cellule, ma la necessità di una terapia immunosoppressiva cronica.
Gli inibitori della calcineurina, pur efficaci nel prevenire il rigetto, possono essere:

  • Nefrotossici
  • neurotossici
  • potenzialmente dannosi per le stesse cellule beta trapiantate

L’obiettivo del trial è verificare se sia possibile prevenire il rigetto senza utilizzare questa classe di farmaci.

Chi è stato arruolato

I primi dati resi noti riguardano 6 persone con:

  • diabete di tipo 1 da almeno 5 anni
  • ridotta sensibilità rispetto alle ipoglicemie (ipo-unawareness)
  • almeno 3 episodi di ipoglicemia grave e inspiegata nell’anno precedente
  • HbA1c tra 7% e 9,5%
  • assenza di produzione residua significativa di insulina

L’obiettivo di questa fase dello studio è arruolare 12 persone.

Non si tratta di uno studio generalizzabile a tutte le persone con diabete di tipo 1, perché i criteri di arruolamento sono molto stringenti.

Cosa è stato fatto

Le isole pancreatiche sono state prelevate da donatori deceduti e infuse nel fegato tramite catetere nella vena porta. Il classico trapianto di isole pancreatiche che abbiamo spiegato qui e nell’ultimo Diabethon 

I pazienti hanno ricevuto immunosoppressione standard associata all’anticorpo monoclonale tegoprubart, ma senza tacrolimus.

I risultati preliminari

Nei primi 6 pazienti:

  • tutti hanno raggiunto l’indipendenza dall’insulina dopo uno o due trapianti
  • i primi 3 sono insulino-indipendenti da oltre un anno
  • HbA1c riportate fino al 4,7%
  • nessun episodio di ipoglicemia grave dopo il trapianto
  • nessun evento tromboembolico o rigetto riportato
  • nessuna evidenza di tossicità renale o neurologica tipica degli inibitori della calcineurina

Si tratta però di dati preliminari su un numero molto limitato di persone sottoposte al trapianto e alla terapia.

Cos’è il tegoprubart

Tegoprubart è un anticorpo monoclonale diretto contro il CD40 Ligando, molecola centrale nell’attivazione del sistema immunitario.

Bloccando questa via si mira a ridurre l’attivazione immunitaria e prevenire il rigetto, evitando l’utilizzo di farmaci potenzialmente tossici per le cellule trapiantate.

Il farmaco è in studio anche per il trapianto renale, lo xenotrapianto (ovvero il trapianto di organi da animali) e la SLA (sclerosi laterale amiotrofica)

Come viene somministrato il tegoprubart?

Tegoprubart è un anticorpo monoclonale e, come la maggior parte dei farmaci biologici di questa classe, viene somministrato per via endovenosa (EV).

La somministrazione avviene tramite infusione in ambiente clinico controllato, con monitoraggio medico, poiché:

  • si tratta di una proteina di grandi dimensioni che non può essere assunta per via orale (verrebbe degradata a livello gastrointestinale);
  • la via endovenosa garantisce biodisponibilità completa e controllo preciso del dosaggio;
  • è necessario monitorare eventuali reazioni correlare all’infusione, tipiche di alcune terapie biologiche.

Nel trial sul trapianto di isole pancreatiche, tegoprubart è stato somministrato in combinazione con altri immunosoppressori standard, come parte del regime post-trapianto.

Essendo uno studio ancora in corso, lo schema dettagliato di dosaggio e frequenza è definito dal protocollo sperimentale.

Perché questo studio è rilevante

Il punto centrale non è solo l’indipendenza dall’insulina. Che comunque si raggiunge nella maggior parte dei trapianti di isole, la domanda cruciale a cui questo trial cerca di rispondere è:
è possibile proteggere un trapianto di isole senza usare inibitori della calcineurina?

Se confermati in studi più ampi e a lungo termine, questi risultati potrebbero rappresentare un avanzamento importante nell’immunologia dei trapianti cellulari.  Ma siamo solo all’inizio e bisogna avere pazienza, perché ci vogliono mesi e anni affinchè l’efficacia di questa impostazione possa essere provata.

Cosa non significa questo studio
  • Non è una cura disponibile oggi
  • Non è una terapia approvata
  • Non elimina la necessità di immunosoppressione
  • Non è applicabile alla popolazione generale con diabete di tipo 1

È uno studio preliminare che apre una strada interessante, ma che richiede conferme solide.

Fondazione Italiana Diabete continuerà a monitorare con attenzione l’evoluzione dei dati scientifici, distinguendo tra entusiasmo mediatico e evidenza clinica.

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La Camera di Ricordi compie 40 anni

LA CAMERA DI RICORDI

L’invenzione del medico e ricercatore italiano Camillo Ricordi che ha cambiato la ricerca sul diabete di tipo 1, rendendo possibile isolare in modo affidabile le isole pancreatiche che producono insulina dal resto del pancreas.

1986| COME E’ NATA L’IDEA

Dopo la laurea in Medicina all’Università di Milano, il Dott. Camillo Ricordi iniziò a pensare che il trapianto di pancreas forse poteva essere sostituito da qualcosa di meno complesso e pesante.

L’idea era quella di eliminare tutto ciò che del pancreas non serve a produrre insulina, senza distruggere le isole che la producono.

Dopo svariati tentativi, utilizzando pancreas che non potevano essere trapiantati, nacque un apparecchio che era in grado di “digerire” un pancreas e lasciare intatte le isole di Langherans. 

1987–1988 | Brevetto

Nel 1987 venne depositata la domanda di brevetto e nel 1988 arrivò la prima pubblicazione scientifica.

Il metodo descriveva un sistema di lavorazione continua che riduceva il danno ai tessuti e aumentava in modo decisivo qualità e rendimento delle isole isolate.

L’invenzione iniziò rapidamente a diffondersi nei centri di ricerca e trapianto, fino a diventare nota in tutto il mondo come “Ricordi Chamber” (“Camera di Ricordi in italiano”). 

1989 | l’applicazione

Tra il 1989 e il 1990 iniziarono in Italia e negli Stati Uniti i primi trapianti di isole. In quegli anni la Camera di Ricordi permise di perfezionare protocolli, migliorare gli esiti e costruire quello che è oggi il trapianto di isole.

Il Dott. Ricordi rinunciò ai diritti commerciali dell’invenzione, perché la tecnologia fosse accessibile ai ricercatori di tutto il mondo

2000 | Protocollo di Edmonton

Nel 2000 il “Protocollo di Edmonton” dimostrò che il trapianto di isole poteva portare con continuità a periodi di indipendenza dall’insulina grazie a strategie immunosoppressive più efficaci e all’impiego di più donatori.

Un passaggio chiave che ha permesso a centinaia di persone con diabete di tipo 1 o altre patologie di ritrovare o mantenere una produzione endogena di insulina.

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Aprono le candidature  per la Borsa di Studio Sofia Filippini 2026

Fondazione Italiana Diabete annuncia l’apertura delle candidature per la Borsa di Studio Sofia Filippini 2026, dedicata ai giovani specializzandi e neo-specialisti interessati a seguire un progetto di ricerca all’estero nel campo della cura del diabete di tipo 1.

La borsa, intitolata alla memoria di Sofia Filippini, giovane medico prematuramente scomparsa e simbolo di passione e dedizione alla causa della cura del diabete, offre un finanziamento di 18.000 € per un soggiorno di ricerca all’estero della durata minima di sei mesi.

La candidatura è aperta dal 1° febbraio al 30 aprile 2026. Tutti i dettagli sul bando, sui criteri di ammissione e sulla procedura di selezione sono disponibili nella sezione dedicata: Borsa di Studio Sofia Filippini.

La prima edizione della borsa nel 2025

La prima edizione della borsa è stata vinta dal dott. Giordano Spacco, specializzando in pediatria presso l’Università di Genova, che sta partecipando ad un progetto di ricerca all’Università di Lovanio, in Belgio, con l’obiettivo di innovare l’approccio ai trial clinici per la prevenzione del diabete di tipo 1.

Con questa iniziativa, la Fondazione ribadisce il proprio impegno nel sostenere giovani talenti nel loro percorso di formazione scientifica e nella ricerca di soluzioni per una cura definitiva del diabete di tipo 1.

Ringraziamo l’Associazione Diabetici della Provincia di Brescia e la Fondazione Bianca Ballabio che collaborano al sostegno della Borsa di studio.

👉 Per candidarsi: https://fondazionediabete.org/borsa-studio-sofia-filippini/

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Teplizumab approvato in UE: è il primo farmaco che ritarda il diabete di tipo 1

COS’E’ TEPLIZUMAB

Teplizumab è un anticorpo monoclonale anti-CD3 che agisce modulando la risposta immunitaria responsabile della distruzione delle cellule beta del pancreas.

COSA FA IL TEPLIZUMAB

Una singola somministrazione può ritardare di due anni l’insorgenza del diabete di tipo 1 in soggetti ad alto rischio (stadio 2), positivi agli autoanticorpi, prima che compaiano i sintomi della malattia (stadio 3).

COME SI SOMMINISTRA E A CHI

Il teplizumab si somministra in endovena per 14 giorni consecutivi. Le persone che possono riceverlo sono i soggetti in stadio 2 di diabete di tipo 1 (2 autoanticorpi e disglicemia) dagli 8 anni in su.

L’APPROVAZIONE DA PARTE DELL’UE

Dopo il parere positivo del CHMP dell’Agenzia Europea per i Medicinali, l’Unione Europea ha approvato oggi il Teplizumab, già in uso negli Stati Uniti.

L’approvazione da parte dell’UE segna un cambiamento importante, un cambio di paradigma in come il diabete di tipo 1 viene trattato. L’insulina non è più l’unica terapia del diabete di tipo 1, sarà infatti possibile agire prima che la malattia entri nella sua fase clinica conclamata, per rallentarla e possibilmente bloccarla.

IL TEPLIZUMAB IN ITALIA

Ricordiamo che in Italia Teplizumab è stato reso disponibile gratuitamente dall’azienda produttrice nel 2024, in uso compassionevole.  In questi anni, svariati bambini, adolescenti e adulti con diabete di tipo 1 in stadio 2 hanno potuto accedere al trattamento. Questo non significa che il farmaco sia disponibile, perchè deve essere approvato in Italia da AIFA. Non sappiamo quando questo avverrà e se sarà poi rimborsabile, visto che ha un costo molto elevato. Negli Stati Uniti una somministrazione di 14 giorni costa oltre 190.000 dollari. 

IL FUTURO

L’approvazione di Teplizumab rappresenta un punto di svolta, ma non è un traguardo isolato. Si tratta della prima di una serie di terapie che sono in sperimentazione e potrebbero rallentare sempre di più il decorso del diabete di tipo 1, fino forse a renderne possibile la prevenzione. 

L’IMPORTANZA DELLO SCREENING

Per questo lo screening del diabete di tipo 1 è centrale: individuare bambini e adolescenti nelle fasi precliniche è l’unico modo per poter intervenire prima della diagnosi.   

Vuoi saperne di più sul Teplizumab? Guarda i video qui sotto!

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Ecco i nuovi “Alleati per la Cura”

Adriano Murgia e Barbara Bonaccorsi sono i volontari FID e INPACT Associate selezionati per affiancare due ricercatori, nuovi vincitori dei Grant sostenuti da FID nel 2025, nell’ambito del programma FID “Alleati per la Cura”

I nuovi “match”

La selezione è avvenuta tra volontari FID che hanno completato con successo il corso di formazione internazionale da INPACT Associates, creato da INNODIA, e che si sono candidati per l’iniziativa.

Adriano Murgia, che vive con il diabete di tipo 1, è stato abbinato al Dottor Giordano Spacco, vincitore della Borsa di Studio Sofia Filippini.

Il progetto studia la preservazione della funzione beta-cellulare e nuovi approcci per l’identificazione e la gestione del diabete in fase pre-clinica.

Leggi la notizia sulla Borsa di Studio assegnata al Dott. Spacco.

Barbara Bonaccorsi, mamma di un bimbo con diabete di tipo 1, è stata abbinata al Dottor Paolo Monti, vincitore di uno dei FID Grant 2025, che studia l’utilizzo delle cellule T-reg come possibile terapia per modificare il diabete di tipo 1.

Leggi qui la notizia sul Grant assegnato al Dott. Monti.

Come funziona la selezione

I volontari sono stati selezionati attraverso un processo in due fasi:

1️⃣ Valutazione quantitativa: FID ha attribuito un punteggio in base al livello di partecipazione attiva del volontario nell’anno precedente (da 0 a +3), e alla presenza o meno di precedenti esperienze di rappresentanza in eventi scientifici (da 0 a -3, premiando chi non ha ancora avuto tali opportunità).

2️⃣ Valutazione qualitativa: le lettere motivazionali dei candidati sono state rese anonime e valutate in modo indipendente da INNODIA.

I due candidati con il punteggio complessivo più alto (quantitativo + qualitativo) sono stati scelti come Alleati per la Cura.

Che cos’è “Alleati per la Cura”

Alleati per la Cura è il primo programma italiano che rende strutturale il coinvolgimento delle persone con diabete di tipo 1 nella ricerca scientifica. Ogni progetto finanziato da FID sarà abbinato a un volontario formato come INPACT Associate, che accompagnerà il percorso del ricercatore per un anno.

Scopri di più su “Alleati per la cura”

Con Alleati per la Cura, Fondazione Italiana Diabete consolida la sua mission di accelerare in ogni modo la ricerca. Non solo con il sostegno economico, ma anche con la partecipazione attiva delle persone e delle famiglie con diabete che possano portare nuova motivazione e nuove prospettive all’interno della ricerca.

Un passo in più per costruire insieme la strada verso la cura.

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Grant FID 2025: al Dott. Paolo Monti del DRI del San Raffaele 50.000 euro per lo studio su una terapia cellulare di tipo immunoterapico

Fondazione Italiana Diabete (FID) ha annunciato nel corso del Diabethon l’assegnazione di uno dei Grant FID 2025 al dottor Paolo Monti, ricercatore del Diabetes Research Institute dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, per un progetto di ricerca dedicato allo sviluppo di una terapia cellulare di tipo immunoterapico per il diabete di tipo 1.

Il finanziamento, pari a 50.000 euro, rappresenta il secondo Grant FID assegnato al dottor Monti, dopo il sostegno ricevuto nel 2021, confermando la scelta della Fondazione di accompagnare nel tempo percorsi di ricerca promettenti e ad alto potenziale.

Una terapia cellulare che agisce sul sistema immunitario

Il progetto si concentra sulle cellule T regolatorie (T-reg), un sottotipo di cellule del sistema immunitario con la funzione naturale di mantenere l’equilibrio e prevenire reazioni autoimmuni. Nel diabete di tipo 1, questo meccanismo di controllo è compromesso e il sistema immunitario attacca le cellule β del pancreas.

L’obiettivo dello studio è sviluppare una terapia cellulare di tipo immunoterapico in cui le T-reg vengano potenziate e rese più specifiche, attraverso tecniche di ingegneria genetica, per riconoscere la proteina GAD65, uno dei principali autoantigeni coinvolti nella malattia.

 

Potenziare l’efficacia nel tempo

Uno dei limiti delle attuali strategie basate sulle T-reg è la durata dell’effetto terapeutico. Il progetto finanziato da FID mira a superare questo ostacolo rendendo le cellule più resistenti, funzionali e capaci di raggiungere il pancreas, dove possono modulare l’attacco autoimmune.

Lo studio coinvolge diverse competenze del San Raffaele, in un modello di ricerca traslazionale che integra immunologia, ematologia e medicina cellulare e sarà infatti portato avanti in collaborazione con il laboratorio di Ematologia Sperimentale del San Raffaele, guidato dalla Prof.ssa Chiara Bonini

Un contesto scientifico di rilievo internazionale

L’importanza delle cellule T regolatorie è stata recentemente confermata dal Premio Nobel per la Medicina 2025, assegnato per la scoperta di queste cellule e dei meccanismi di tolleranza immunologica, fondamentali per lo sviluppo di nuove terapie cellulari di tipo immunoterapico nelle malattie autoimmuni.

L’impegno di FID

Con i Grant FID, Fondazione Italiana Diabete ribadisce il proprio impegno a sostegno della ricerca scientifica di eccellenza, favorendo lo sviluppo di approcci terapeutici innovativi che possano arrivare ad eliminare il diabete di tipo 1.

Il Dott. Monti al Diabethon 2025

 GLOSSARIO

Cellule T regolatorie (T-reg)

Sono cellule del sistema immunitario che funzionano come un “freno di sicurezza”: aiutano a tenere sotto controllo le reazioni immunitarie e impediscono che il sistema immunitario attacchi il nostro stesso organismo.
Nel diabete di tipo 1 questo meccanismo non funziona correttamente e le T-reg diventano un importante obiettivo della ricerca.

Terapia cellulare

È un tipo di trattamento che utilizza cellule vive, invece di farmaci tradizionali.
Le cellule vengono studiate, potenziate o modificate in laboratorio e poi impiegate per aiutare l’organismo a curarsi.

Terapia cellulare di tipo immunoterapico

È una terapia cellulare che utilizza cellule del sistema immunitario per correggere una risposta immunitaria alterata, senza spegnerla completamente.
Nel caso del diabete di tipo 1, l’obiettivo è ridurre l’attacco autoimmune contro le cellule del pancreas che producono insulina.

Immunoterapia

È un insieme di strategie terapeutiche che agiscono sul sistema immunitario per combattere una malattia.
Può includere farmaci, anticorpi o terapie cellulari, come quelle basate sulle cellule T regolatorie.