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Una ricercatrice italiana, Francesca Di Candia, vince il FID–ISPAD Diabetes Research Grant 2025

Al via le candidature dei progetti per 2026.

Fondazione Italiana Diabete (FID) e ISPAD (International Society for Pediatric and Adolescent Diabetes) sono liete di annunciare che la vincitrice del FID–ISPAD Diabetes Research Grant 2025 è la Dott.ssa Francesca Di Candia, pediatra e dottoranda presso il Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.

Il grant, promosso da Fondazione Italiana Diabete in collaborazione con ISPAD, sostiene ricercatrici e ricercatori sotto i 40 anni impegnati nello sviluppo di progetti innovativi nel campo del diabete, con l’obiettivo di favorire il progresso delle conoscenze scientifiche e accelerare la ricerca verso nuove terapie che possano guarire dalla malattia.

Una giovane eccellenza italiana premiata a livello internazionale

La Dott.ssa Di Candia ha dedicato la propria attività clinica e di ricerca allo studio del diabete in età pediatrica, con particolare attenzione al diabete di tipo 1, alle patologie autoimmuni associate e ai meccanismi immunologici coinvolti nella malattia.

Dopo la specializzazione in Pediatria presso l’Università Federico II di Napoli, ha approfondito la propria formazione attraverso una fellowship clinica in diabetologia pediatrica presso l’University Children’s Hospital di Lubiana, sotto la guida del Prof. Tadej Battelino. Ha inoltre partecipato a programmi internazionali di alta formazione promossi da ISPAD e dalla comunità scientifica diabetologica europea.

Autrice di oltre 30 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali di rilievo, tra cui Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism e Diabetes Research and Clinical Practice.

Il progetto premiato: comprendere i meccanismi che distruggono le cellule beta

Dal 2022 la ricerca della Dott.ssa Di Candia si concentra sul ruolo delle cellule immunitarie Tr3-56 (CD3+CD56+ T cells) nella patogenesi del diabete di tipo 1.

Il progetto, sviluppato in collaborazione con la Prof.ssa Enza Mozzillo, responsabile del Centro Regionale di Diabetologia Pediatrica dell’Università Federico II, il Prof. Mario Galgani e la Dott.ssa Sara Bruzzaniti, studia il possibile legame tra il controllo glicemico e l’attività di queste cellule nei soggetti con diabete di tipo 1 di nuova diagnosi.

I risultati preliminari suggeriscono che livelli elevati di glucosio nel sangue possano influenzare il comportamento delle cellule Tr3-56, favorendo i processi che portano alla distruzione delle cellule beta pancreatiche, responsabili della produzione di insulina.

Comprendere in che modo il controllo metabolico influenzi questi meccanismi immunologici potrebbe aprire nuove prospettive terapeutiche e contribuire allo sviluppo di strategie innovative per rallentare la progressione della malattia.

La qualità e l’innovatività del progetto sono già state riconosciute dalla comunità scientifica internazionale: la ricerca è stata infatti presentata come comunicazione orale al Congresso ISPAD 2024 e ha ricevuto un riconoscimento anche durante il Congresso della Società Italiana di Pediatria.

Grazie al FID–ISPAD Diabetes Research Grant 2025, la Dott.ssa Di Candia potrà proseguire e ampliare questa linea di ricerca. Le auguriamo Buon Lavoro!

Aperto il bando FID–ISPAD Diabetes Research Grant 2026

Contestualmente all’annuncio della vincitrice 2025, Fondazione Italiana Diabete e ISPAD aprono ufficialmente le candidature per il FID–ISPAD Diabetes Research Grant 2026.

Il grant nasce per sostenere progetti di ricerca innovativi nel campo del diabete e promuovere lo sviluppo professionale di ricercatrici e ricercatori impegnati nella comprensione, prevenzione e cura della malattia.

Chi può candidarsi

Possono presentare domanda ricercatrici e ricercatori:

  • membri ISPAD in regola con l’iscrizione;
  • preferenzialmente sotto i 40 anni;
  • impegnati in attività di ricerca nel campo del diabete;
  • affiliati a istituzioni accademiche, ospedaliere o di ricerca riconosciute;
  • con un progetto originale e innovativo da sviluppare presso la propria istituzione.

Il finanziamento

Il grant prevede un finanziamento di 25.000 euro, destinato a sostenere lo sviluppo del progetto di ricerca selezionato.

Come partecipare

Le candidature dovranno essere presentate secondo le modalità indicate da ISPAD, allegando la documentazione richiesta e una descrizione dettagliata del progetto proposto.

Tutti i dettagli relativi ai criteri di eleggibilità, alla documentazione necessaria e alle scadenze sono disponibili sul sito ufficiale ISPAD.

Investire nella ricerca significa costruire il futuro

La collaborazione tra Fondazione Italiana Diabete e ISPAD rappresenta un esempio concreto di come il sostegno alla ricerca possa contribuire alla crescita di nuove competenze scientifiche e alla nascita di idee innovative capaci di migliorare la vita delle persone con diabete.

Congratulazioni alla Dott.ssa Francesca Di Candia per questo importante riconoscimento e un grande in bocca al lupo a tutte le ricercatrici e i ricercatori che parteciperanno al bando 2026.

Per maggiori informazioni e per presentare la candidatura

👉 https://www.ispad.org/fellowships-and-prizes/fellowships/fid-ispad-diabetes-research-grant-2026.html

Per consultare gli altri bandi di ricerca aperti nel 2026

https://fondazionediabete.org/area-ricercatori/

Per conoscere i progetti finanziati negli ultimi anni:

https://fondazionediabete.org/progetti-finanziati/

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Novità

La ricerca non si ferma: continua la partnership tra Fondazione Italiana Diabete e FRÍO Italia

Nel percorso verso una cura definitiva per il diabete di tipo 1, ogni alleanza rappresenta un passo fondamentale. È per questo che in Fondazione Italiana Diabete ETS siamo davvero felici di annunciarvi il rinnovo di una collaborazione speciale, nata dalla sinergia con una realtà che da ben 20 anni si impegna al fianco di chi convive quotidianamente con questa patologia: FRÍO Italia.

Dopo il grande successo dello scorso anno, FRÍO Italia ha scelto di rilanciare anche per tutto il 2026 un’importante iniziativa solidale che mette al centro il nostro Glucofid, l’integratore di glucosio da noi sviluppato per la gestione corretta e tempestiva delle ipoglicemie.

Come funziona l’iniziativa

A partire dal 15 maggio 2026, per tutti gli ordini effettuati sul sito ufficiale di FRÍO Italia i clienti riceveranno in omaggio due stick di Glucofid.

Cosa rende questo omaggio così importante? Le risorse che FRÍO Italia ha deciso di investire per regalare queste confezioni ai propri clienti vengono interamente devolute a Fondazione Italiana Diabete ETS, andando a finanziare direttamente i progetti di ricerca scientifica per la cura del diabete di tipo 1.

Un’iniziativa che il Direttore Generale di FRÍO Italia, Niccolò Gusso, ha commentato con parole che ci toccano da vicino:

“Crediamo che il nostro lavoro sia molto più che vendere i nostri astucci: vogliamo creare valore per le persone con diabete […] e siamo profondamente convinti che dare il nostro contributo alla ricerca ad una cura definitiva al diabete di tipo 1 sia parte integrante della nostra vocazione. Offrire ai nostri clienti Glucofid, insieme ai nostri astucci, significa offrire un aiuto concreto per la gestione e la convivenza con il diabete di tipo 1, è una partnership naturale di cui sono particolarmente felice.”

Cos’è Glucofid e perché fa la differenza

Glucofid non è un semplice integratore, ma un prodotto nato “da chi conosce il diabete, per chi vive con il diabete”. È stato formulato sotto la stretta supervisione del nostro Comitato Scientifico FID proprio per rispondere in modo sicuro ed efficace alle esigenze di adulti e bambini nel trattamento dell’ipoglicemia.

I suoi punti di forza scientifici e pratici:

  • Azione ultrarapida: È a base di D-Glucosio, il monosaccaride che l’organismo assorbe più velocemente rispetto ad altri zuccheri (come il saccarosio), garantendo un rialzo glicemico rapido e stabile.
  • Formulazione studiata: È arricchito con Vitamine B1, B6 e D, ed è privo di glutine e lattosio. Inoltre, l’aroma di agrumi combinato alla Vitamina B6 aiuta a contrastare la sensazione di nausea, un effetto collaterale tipico quando si devono assumere zuccheri in modo ripetuto.
  • Praticità d’uso: Confezionato in bustine monodose da 7,5 grammi di carboidrati (CHO) a rapido assorbimento, è leggero, poco ingombrante e ideale da portare sempre con sé (ottimo anche come fonte di energia ultrarapida durante lo sport). È disponibile anche in dosi pediatriche.

Un immenso grazie a FRÍO Italia per aver voluto celebrare i suoi vent’anni di attività mettendosi di nuovo al nostro fianco, e grazie a tutti voi che, con i vostri ordini, diventerete parte attiva di questo grande cambiamento.

Insieme, possiamo trovare una cura!

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Osservatorio nazionale diabete tipo 1 e celiachia: il TAR Lazio accoglie il ricorso della Fondazione Italiana Diabete

Annullata la nomina del rappresentante della Società Italiana di Diabetologia nella quota riservata dalla legge ad associazioni di pazienti e fondazioni operanti in materia

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, con sentenza pubblicata il 17 aprile 2026, ha accolto il ricorso presentato dalla Fondazione Italiana Diabete ETS contro il Decreto del Ministero della Salute del 26 settembre 2024, con cui è stato istituito l’Osservatorio nazionale sul diabete di tipo 1 e sulla celiachia: il TAR ha annullato il provvedimento nella parte in cui indicava la Presidente della Società Italiana di Diabetologia e delle Malattie del Metabolismo (SID), tra i componenti dell’Osservatorio, all’interno della quota riservata dalla legge alle “associazioni maggiormente rappresentative delle persone affette da diabete di tipo 1 e da celiachia e dei loro familiari” e alle “fondazioni di rilevanza nazionale operanti in materia, anche in attuazione del titolo VII del codice del Terzo settore, di cui al decreto legislativo 3 luglio 2017, n.117”.

Nel motivare la decisione, il Collegio ha richiamato il dato letterale della norma, osservando che la SID, in quanto società scientifica composta da medici e personale sanitario con finalità di ricerca, non rientra né tra le associazioni rappresentative dei pazienti e dei loro familiari, né tra le fondazioni previste dalla legge. Il Tribunale ha inoltre ribadito che, in presenza di un dato normativo chiaro e univoco, non si può ricorrere a un’interpretazione funzionale, che ne estenda la portata oltre i soggetti espressamente indicati dal legislatore. Del resto, la classe medica è, ovviamente, già rappresentata nell’Osservatorio in virtù di quanto previsto dalla stessa legge istitutiva, che le riserva una specifica componente.

“Questa sentenza ristabilisce un principio di grande importanza – dichiara Nicola Zeni, Presidente della Fondazione Italiana Diabete –: nel campo della salute in generale, e nel diabete in particolare, il ruolo delle persone e delle famiglie che vivono la malattia e del Terzo settore che le rappresenta non può più essere messo in discussione. Del resto, il legislatore aveva indicato con chiarezza quali enti, all’interno dell’Osservatorio, fossero chiamati a rappresentare le persone che convivono quotidianamente con il diabete. Accogliamo dunque con soddisfazione la decisione del TAR, che riafferma la centralità delle associazioni e delle fondazioni dei pazienti impegnate nel vasto campo della ricerca e dell’assistenza a favore delle persone con diabete, e ribadiamo un concetto semplice: niente su di noi, senza di noi. Le persone con patologia devono essere coinvolte in qualunque processo o decisione le riguardi. Anche se l’Osservatorio non può ancora operare in quanto dovrà attendere almeno un anno dall’entrata in vigore del decreto attuativo per poter analizzare i primi dati disponibili, auspichiamo che anche questo tassello contribuisca a velocizzare l’iter di implementazione della Legge 130”.

Guarda il video completo in cui il Presidente di FID Nicola Zeni spiega quel che è accaduto e la sentenza

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Screening per il DT1 alla Milano Marathon!

Sabato 11 aprile saremo alla Enel Family Run di Milano, la corsa dedicata ai bimbi e alle famiglie.
In occasione di questo evento, Fondazione Italiana Diabete offre, in collaborazione con l’Ospedale San Raffaele di Milano, lo screening per il diabete di tipo 1 ai bimbi e ragazzi da 1 a 17 anni iscritti alla corsa.
FID sarà presente dalle 9:00, all’interno del Velodromo Vigorelli (traguardo della corsa)
Potranno accedere allo screening anche i familiari di primo grado di persone con DT1, se iscritti alla Enel Family Run.
 
Perché fare lo screening?

Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune che colpisce circa una persona su 250 e può manifestarsi a qualsiasi età, anche nei bambini molto piccoli.
Riconoscere precocemente la presenza degli autoanticorpi consente di intervenire prima dei sintomi e di prevenire l’esordio in chetoacidosi diabetica, una condizione acuta e potenzialmente pericolosa che interessa circa metà dei casi al momento della diagnosi.

Grazie allo screening è possibile:

  • Predire il rischio di sviluppare la malattia e monitorare nel tempo chi risulta positivo;
  • Prevenire complicanze acute come la chetoacidosi diabetica, che può richiedere il ricovero in terapia intensiva;
  • Formare le famiglie a riconoscere i sintomi e gestire correttamente la condizione;
  • Accedere precocemente a percorsi terapeutici o sperimentali, come le nuove terapie con anticorpi monoclonali capaci di rallentare la progressione del diabete.

Ricordiamo che i familiari delle persone con diabete hanno un rischio di 15 volte più alto di chi non ha familiari di avere il diabete di tipo 1, ma è importante rimarcare che il 95% circa delle persone cui viene diagnosticato il diabete di tipo 1 non ha nessuno in famiglia con la malattia. Quindi lo screening interessa tanto chi ha già la patologia in famiglia, che chi non la ha.

 
Corri con la tua famiglia, vivi una giornata di sport e passa a trovarci al Vigorelli. 
 
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Fondazione Italiana Diabete e FIGC insieme per la ricerca di una cura al diabete di tipo 1

Durante il match Italia-Irlanda del Nord, lo spot con Massimo Ambrosini e Leonardo Bonucci che inviteranno a donare tramite SMS solidale al 45594 o sul sito fondazionediabete.org

 

Questa sera c’è un motivo in più per guardare gli Azzurri affrontare l’Irlanda del Nord a Bergamo nella semifinale play-off delle qualificazioni ai Mondiali 2026: la Federazione Italiana Giuoco Calcio sarà al fianco della Fondazione Italiana Diabete (FID) per sostenere una grande iniziativa di sensibilizzazione. Durante la partita sarà, infatti, trasmesso lo spot “Scendi in campo per la cura del diabete tipo 1”, che vede come testimonial d’eccezione Massimo Ambrosini e Leonardo Bonucci. I due campioni inviteranno tifosi e appassionati a sostenere concretamente la ricerca, contribuendo con una donazione tramite SMS solidale al numero 45594 oppure attraverso il sito fondazionediabete.org.

La campagna ha ottenuto il supporto di RAI per la Sostenibilità ESG attraverso i canali di RAI Sport.

 

 

“L’unico modo per vincere la partita contro il diabete di tipo 1 è giocare tutti nella stessa squadra”, dichiara Nicola Zeni, Presidente della Fondazione Italiana Diabete. “Questa iniziativa rappresenta un’opportunità straordinaria per portare l’attenzione del grande pubblico su una malattia ancora troppo poco conosciuta e per sostenere concretamente la ricerca scientifica. Grazie al supporto della FIGC e alla visibilità della Nazionale, possiamo coinvolgere milioni di persone in una sfida fondamentale: trovare una cura definitiva per il diabete di tipo 1. Ogni contributo può fare la differenza”.

 

Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune, cronica e degenerativa per la quale, ad oggi, non esistono strumenti di prevenzione né una cura definitiva. In circa la metà dei casi si manifesta in età pediatrica o adolescenziale.

In Italia sono circa 250.000 le persone che convivono con questa patologia, costrette a sottoporsi quotidianamente alla somministrazione di insulina e a una gestione complessa della malattia. L’insulina, infatti, rappresenta una terapia salvavita ma non una cura, e non elimina il rischio di crisi ipoglicemiche nel breve periodo né quello di gravi complicanze nel lungo termine.

 

La Fondazione Italiana Diabete ETS è il principale ente in Italia impegnato nel finanziamento della ricerca scientifica per arrivare a una cura definitiva del diabete di tipo 1.

In 16 anni di attività, FID ha sostenuto circa 50 progetti di ricerca a livello internazionale, per un investimento complessivo di quasi 2,5 milioni di euro. A partire dal 2026, la Fondazione è inoltre l’unico ente italiano a finanziare un consorzio europeo dedicato alle terapie cellulari, una delle frontiere più promettenti nella lotta alla malattia.

Parallelamente, FID è attiva sul fronte dell’advocacy istituzionale e ha promosso la Legge 130/2023, che introduce lo screening per il diabete di tipo 1 e la celiachia nei bambini.

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Fai Volare la Ricerca!

In occasione della Pasqua Fondazione Italiana Diabete torna nelle piazze italiane con le Colomb1ne per la ricerca di una cura al diabete di tipo 1!

SCOPRI LE PIAZZE IN CUI TROVARE FID!

– in aggiornamento –

  • Comacchio (FE) Piazza della Rimembranza – 14 e 15 marzo 
  • Cercivento (UD)  – 28 marzo 
  • Roma, Largo di Torre Argentina – 21 marzo
  • Como, Piazza San Fedele – 14 marzo
  • Milano, Corso Vercelli angolo Via Giovio – 14 e 15 marzo
  • Lanusei (OG) Supermercato Conad – 14 marzo
  • Lunamatrona (SU) Scuole di Via Iglesias – 19 marzo 
  • Mogoro (OR)  Piazza Giovanni XXIII – 21 e 22 marzo
  • Galatone (LE) Piazza Sant’Antonio – 14 e 15 marzo
  • Casalbuttano (CR) Piazza Libertà 28 – 14 marzo

 

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Perché viene il diabete di tipo 1? Nasce il Grant FID-INNODIA per comprendere meglio le cause della malattia.

Senza conoscere la causa, la cura sarà sempre parziale.

Vale per qualsiasi malattia e vale anche per il diabete di tipo 1.

Negli ultimi anni la ricerca è riuscita a scoprire molti dei meccanismi legati allo sviluppo di questa malattia autoimmune e alcune delle potenziali cause, anche grazie alle famiglie dei malati che negli ultimi decenni si sono sottoposte agli screening. Ma alcune tessere del difficilissimo puzzle sono ancora da trovare e da sistemare nel posto giusto.

Per questo Fondazione Italiana Diabete (FID) e INNODIA – organizzazione no-profit europea che ha la missione di accelerare lo sviluppo di terapie capaci di trasformare la vita delle persone con diabete di tipo 1 e migliorare l’accesso ai trattamenti approvati – uniscono le forze per sostenere la ricerca internazionale sulle cause e sui meccanismi di sviluppo del diabete di tipo 1.

Con il nuovo Grant FID-INNODIA, cui è possibile applicare dal 2 marzo, la FID destina 50.000 euro all’anno ad un progetto di ricerca indipendente che potrà utilizzare i dati e i campioni biologici della INNODIA Data & Samples Collection. Si tratta di una banca di dati longitudinali e campioni biologici raccolti da individui con una recente diagnosi (ND) di diabete di tipo 1 in stadio 3 (monitorati fino a 2 anni) e da familiari non affetti (UFM) testati per la presenza di autoanticorpi (IAb) e monitorati dopo la loro rilevazione. Questi dati e campioni sono stati raccolti nell’ambito dei progetti europei innodia.projects, finanziati dall’Iniziativa sui Medicinali Innovativi (IMI2) dell’Unione Europea (2015–2024) e INNODIA ne é la licenziataria per l’utilizzo e la condivisione esclusivamente a fini di ricerca.

Un’iniziativa congiunta per accelerare la ricerca sul diabete di tipo 1

Il Grant FID-INNODIA nasce dalla partnership tra la Fondazione Italiana Diabete e INNODIA per supportare le rispettive missioni.  La missione di FID è infatti sostenere economicamente la ricerca nel mondo per liberarci dal diabete di tipo 1, incentivare la conoscenza pubblica del diabete di tipo 1 e promuove iniziative di advocacy presso le istituzioni perché a loro volta facilitino la ricerca nelle decisioni politiche. La missione di INNODIA è accelerare lo sviluppo di terapie innovative in grado di cambiare la vita e migliorare l’accesso ai trattamenti approvati per le persone che vivono con tutte le fasi del diabete di tipo 1. La collaborazione nel Grant FID-INNODIA combina due risorse essenziali:

  • il finanziamento diretto di FID, pari a 50.000 euro all’anno destinati a coprire personale e materiali per il progetto;
  • l’accesso ai dati e ai campioni biologici di INNODIA, messi a disposizione secondo le regole previste per i membri di INNODIA o i licenziatari dei dati (vedi Brochure)

Il Grant è aperto a ricercatori indipendenti affiliati a università, centri di ricerca o ospedali, escludendo le aziende private, e prevede un utilizzo dei dati esclusivamente per scopi scientifici non commerciali.

 

Tempi e modalità di partecipazione

Il primo bando apre il 2 Marzo ed è possibile, per i ricercatori titolati, presentare i loro progetti di ricerca entro il 4 maggio 2026.

I progetti verranno sottoposti ad un doppio grado di giudizio: il primo sarà una Valutazione di novità scientifica da parte del Data Access Committee , per assicurare che il progetto non duplichi ricerche già avvenute o in corso sulla banca dati. Il secondo sarà una Revisione scientifica del progetto da parte del Comitato Scientifico di FID, che proporrà al Consiglio di Amministrazione della Fondazione la classifica dei progetti migliori per la ratifica finale. L’annuncio del progetto vincitore avverrà il 24 luglio 2026

 

Ricerca con le persone, non solo per le persone

FID e INNODIA condividono il principio che le persone con diabete siano centrali in ogni processo scientifico (o medico) che le riguardi e sia necessaria la loro partecipazione attiva a questi processi. Per questo, come in tutti i progetti finanziati da FID, ci sarà un “Alleato per la cura” ad affiancare il ricercatore che vincerà il Grant. Gli “Alleati per la cura” sono i volontari di FID, certificati come INPACT Associate, e quindi formati da INNODIA, che aiutano i ricercatori a integrare il punto di vista dei pazienti nella comunicazione e nella divulgazione dei risultati.

 

Un invito a partecipare a tutte le altre associazioni e fondazioni

Non tutte le associazioni hanno un processo di selezione scientifica rigoroso e codificato e un ufficio grant che garantisca l’applicazione delle procedure, delle norme e dei controlli sulla ricerca che viene fatta, ma possono avere fondi che vogliono destinare alla ricerca.

Per questo FID e INNODIA hanno deciso di aprire la possibilità di co-finanziare ulteriori Grant FID-INNODIA ad associazioni di pazienti, fondazioni o enti non profit interessati a sostenere la ricerca (escluse le aziende), ma che non hanno le risorse per seguire tutto il processo di selezione, assegnazione e controllo.

Il contributo minimo per aderire è di 10.000 euro. Le organizzazioni che intendono partecipare alla call 2026 dovranno inviare una lettera di impegno entro il 4 maggio 2026 e completare il trasferimento dei fondi entro il 5 giugno 2026.

 

Tutti i dettagli e il form per la candidatura dei progetti di ricerca sono disponibili qui

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Trapianto di isole senza l’immunosoppressore tacrolimus

Cosa sappiamo dello studio in corso a Chicago con l’anticorpo monoclonale tegoprubart

Negli ultimi giorni sui social network si è acceso un forte dibattito su uno studio clinico statunitense relativo al trapianto di isole pancreatiche nel diabete di tipo 1 che no usa l’immunosoppressione classica.

L’attenzione è cresciuta dopo che una delle partecipanti allo studio ha raccontato pubblicamente la propria esperienza, spiegando di aver raggiunto l’indipendenza dall’insulina dopo il trapianto.

Facciamo il punto scientifico sullo studio per chiarire a tutti la situazione.

Lo studio

Il trial è condotto dall’Università di Chicago ed è uno studio pilota che valuta un nuovo schema immunosoppressivo basato su tegoprubart, un anticorpo monoclonale anti-CD40Ligando.

L’obiettivo è prevenire il rigetto delle isole pancreatiche trapiantate senza utilizzare inibitori della calcineurina (come il tacrolimus), attualmente standard nei trapianti ma associati a potenziali effetti collaterali rilevanti, inclusala  tossicità renale, neurologica e possibile danno alle cellule beta.

Perché è un tema scientificamente importante?

Nel trapianto di isole pancreatiche il principale ostacolo non è solo il reperimento delle cellule, ma la necessità di una terapia immunosoppressiva cronica.
Gli inibitori della calcineurina, pur efficaci nel prevenire il rigetto, possono essere:

  • Nefrotossici
  • neurotossici
  • potenzialmente dannosi per le stesse cellule beta trapiantate

L’obiettivo del trial è verificare se sia possibile prevenire il rigetto senza utilizzare questa classe di farmaci.

Chi è stato arruolato

I primi dati resi noti riguardano 6 persone con:

  • diabete di tipo 1 da almeno 5 anni
  • ridotta sensibilità rispetto alle ipoglicemie (ipo-unawareness)
  • almeno 3 episodi di ipoglicemia grave e inspiegata nell’anno precedente
  • HbA1c tra 7% e 9,5%
  • assenza di produzione residua significativa di insulina

L’obiettivo di questa fase dello studio è arruolare 12 persone.

Non si tratta di uno studio generalizzabile a tutte le persone con diabete di tipo 1, perché i criteri di arruolamento sono molto stringenti.

Cosa è stato fatto

Le isole pancreatiche sono state prelevate da donatori deceduti e infuse nel fegato tramite catetere nella vena porta. Il classico trapianto di isole pancreatiche che abbiamo spiegato qui e nell’ultimo Diabethon 

I pazienti hanno ricevuto immunosoppressione standard associata all’anticorpo monoclonale tegoprubart, ma senza tacrolimus.

I risultati preliminari

Nei primi 6 pazienti:

  • tutti hanno raggiunto l’indipendenza dall’insulina dopo uno o due trapianti
  • i primi 3 sono insulino-indipendenti da oltre un anno
  • HbA1c riportate fino al 4,7%
  • nessun episodio di ipoglicemia grave dopo il trapianto
  • nessun evento tromboembolico o rigetto riportato
  • nessuna evidenza di tossicità renale o neurologica tipica degli inibitori della calcineurina

Si tratta però di dati preliminari su un numero molto limitato di persone sottoposte al trapianto e alla terapia.

Cos’è il tegoprubart

Tegoprubart è un anticorpo monoclonale diretto contro il CD40 Ligando, molecola centrale nell’attivazione del sistema immunitario.

Bloccando questa via si mira a ridurre l’attivazione immunitaria e prevenire il rigetto, evitando l’utilizzo di farmaci potenzialmente tossici per le cellule trapiantate.

Il farmaco è in studio anche per il trapianto renale, lo xenotrapianto (ovvero il trapianto di organi da animali) e la SLA (sclerosi laterale amiotrofica)

Come viene somministrato il tegoprubart?

Tegoprubart è un anticorpo monoclonale e, come la maggior parte dei farmaci biologici di questa classe, viene somministrato per via endovenosa (EV).

La somministrazione avviene tramite infusione in ambiente clinico controllato, con monitoraggio medico, poiché:

  • si tratta di una proteina di grandi dimensioni che non può essere assunta per via orale (verrebbe degradata a livello gastrointestinale);
  • la via endovenosa garantisce biodisponibilità completa e controllo preciso del dosaggio;
  • è necessario monitorare eventuali reazioni correlare all’infusione, tipiche di alcune terapie biologiche.

Nel trial sul trapianto di isole pancreatiche, tegoprubart è stato somministrato in combinazione con altri immunosoppressori standard, come parte del regime post-trapianto.

Essendo uno studio ancora in corso, lo schema dettagliato di dosaggio e frequenza è definito dal protocollo sperimentale.

Perché questo studio è rilevante

Il punto centrale non è solo l’indipendenza dall’insulina. Che comunque si raggiunge nella maggior parte dei trapianti di isole, la domanda cruciale a cui questo trial cerca di rispondere è:
è possibile proteggere un trapianto di isole senza usare inibitori della calcineurina?

Se confermati in studi più ampi e a lungo termine, questi risultati potrebbero rappresentare un avanzamento importante nell’immunologia dei trapianti cellulari.  Ma siamo solo all’inizio e bisogna avere pazienza, perché ci vogliono mesi e anni affinchè l’efficacia di questa impostazione possa essere provata.

Cosa non significa questo studio
  • Non è una cura disponibile oggi
  • Non è una terapia approvata
  • Non elimina la necessità di immunosoppressione
  • Non è applicabile alla popolazione generale con diabete di tipo 1

È uno studio preliminare che apre una strada interessante, ma che richiede conferme solide.

Fondazione Italiana Diabete continuerà a monitorare con attenzione l’evoluzione dei dati scientifici, distinguendo tra entusiasmo mediatico e evidenza clinica.

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La Camera di Ricordi compie 40 anni

LA CAMERA DI RICORDI

L’invenzione del medico e ricercatore italiano Camillo Ricordi che ha cambiato la ricerca sul diabete di tipo 1, rendendo possibile isolare in modo affidabile le isole pancreatiche che producono insulina dal resto del pancreas.

1986| COME E’ NATA L’IDEA

Dopo la laurea in Medicina all’Università di Milano, il Dott. Camillo Ricordi iniziò a pensare che il trapianto di pancreas forse poteva essere sostituito da qualcosa di meno complesso e pesante.

L’idea era quella di eliminare tutto ciò che del pancreas non serve a produrre insulina, senza distruggere le isole che la producono.

Dopo svariati tentativi, utilizzando pancreas che non potevano essere trapiantati, nacque un apparecchio che era in grado di “digerire” un pancreas e lasciare intatte le isole di Langherans. 

1987–1988 | Brevetto

Nel 1987 venne depositata la domanda di brevetto e nel 1988 arrivò la prima pubblicazione scientifica.

Il metodo descriveva un sistema di lavorazione continua che riduceva il danno ai tessuti e aumentava in modo decisivo qualità e rendimento delle isole isolate.

L’invenzione iniziò rapidamente a diffondersi nei centri di ricerca e trapianto, fino a diventare nota in tutto il mondo come “Ricordi Chamber” (“Camera di Ricordi in italiano”). 

1989 | l’applicazione

Tra il 1989 e il 1990 iniziarono in Italia e negli Stati Uniti i primi trapianti di isole. In quegli anni la Camera di Ricordi permise di perfezionare protocolli, migliorare gli esiti e costruire quello che è oggi il trapianto di isole.

Il Dott. Ricordi rinunciò ai diritti commerciali dell’invenzione, perché la tecnologia fosse accessibile ai ricercatori di tutto il mondo

2000 | Protocollo di Edmonton

Nel 2000 il “Protocollo di Edmonton” dimostrò che il trapianto di isole poteva portare con continuità a periodi di indipendenza dall’insulina grazie a strategie immunosoppressive più efficaci e all’impiego di più donatori.

Un passaggio chiave che ha permesso a centinaia di persone con diabete di tipo 1 o altre patologie di ritrovare o mantenere una produzione endogena di insulina.

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Aprono le candidature  per la Borsa di Studio Sofia Filippini 2026

Fondazione Italiana Diabete annuncia l’apertura delle candidature per la Borsa di Studio Sofia Filippini 2026, dedicata ai giovani specializzandi e neo-specialisti interessati a seguire un progetto di ricerca all’estero nel campo della cura del diabete di tipo 1.

La borsa, intitolata alla memoria di Sofia Filippini, giovane medico prematuramente scomparsa e simbolo di passione e dedizione alla causa della cura del diabete, offre un finanziamento di 18.000 € per un soggiorno di ricerca all’estero della durata minima di sei mesi.

La candidatura è aperta dal 1° febbraio al 30 aprile 2026. Tutti i dettagli sul bando, sui criteri di ammissione e sulla procedura di selezione sono disponibili nella sezione dedicata: Borsa di Studio Sofia Filippini.

La prima edizione della borsa nel 2025

La prima edizione della borsa è stata vinta dal dott. Giordano Spacco, specializzando in pediatria presso l’Università di Genova, che sta partecipando ad un progetto di ricerca all’Università di Lovanio, in Belgio, con l’obiettivo di innovare l’approccio ai trial clinici per la prevenzione del diabete di tipo 1.

Con questa iniziativa, la Fondazione ribadisce il proprio impegno nel sostenere giovani talenti nel loro percorso di formazione scientifica e nella ricerca di soluzioni per una cura definitiva del diabete di tipo 1.

Ringraziamo l’Associazione Diabetici della Provincia di Brescia e la Fondazione Bianca Ballabio che collaborano al sostegno della Borsa di studio.

👉 Per candidarsi: https://fondazionediabete.org/borsa-studio-sofia-filippini/