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SONO APERTE LE CANDIDATURE PER IL GRANT FID-ISPAD 2025

C’è tempo fino al 30 maggio per inviare il proprio progetto

Sono aperte le candidature per il Grant FID-ISPAD 2025: il grant di 25000 euro finanziato da FID e dedicato ai ricercatori dell’International Society for Pediatric and Adolescent Diabetes (ISPAD).

Questo Grant è infatti riservato ai soci ISPAD, preferibilmente di età inferiore ai 40 anni. L’ambito di applicazione della borsa di ricerca è legato all’individuazione di una cura per il diabete di tipo 1, ovvero una procedura o una terapia in grado di garantire la normalizzazione e il mantenimento nel tempo di un normale equilibrio del glucosio in assenza di somministrazione esterna di insulina. Questa categoria comprende progetti sulla patogenesi, la previsione, la prevenzione, la sostituzione delle cellule beta, il trapianto di organi e cellule, la rigenerazione dei tessuti e le cellule staminali, la terapia genica.

Sono esplicitamente escluse dai finanziamenti le ricerche sull’insulina, sui farmaci, sulle tecnologie dei sensori di glucosio o sugli infusori di insulina, che riguardano le aziende farmaceutiche e biotecnologiche. Sono inoltre escluse le ricerche relative alle complicanze del diabete e quelle relative al diabete di tipo 2 o a forme di diabete diverse dal diabete di tipo 1.

Il programma FID-ISPAD Research Grant è aperto solo a candidati provenienti da istituzioni o gruppi di istituzioni senza scopo di lucro.

Tutte le domande saranno esaminate dal Comitato di revisione scientifica, dalla FID e dall’ISPAD con la massima riservatezza.

Per maggiori informazioni sull’applicazione: https://www.ispad.org/fellowships-and-prizes/fellowships/fid-ispad-diabetes-research-grant.html

Il FID-ISPAD Diabetes Research Grant è arrivato al suo quinto anno e a breve verrà annunciato il vincitore del 2024. 

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Perché viene il diabete di tipo 1? Nasce il grant FID-INNODIA per comprendere meglio le cause della malattia

Senza conoscere la causa, la cura sarà sempre parziale.

Vale per qualsiasi malattia e vale anche per il diabete di tipo 1.

Negli ultimi anni la ricerca è riuscita a scoprire molti dei meccanismi legati allo sviluppo di questa malattia autoimmune e alcune delle potenziali cause, anche grazie alle famiglie dei malati che negli ultimi decenni si sono sottoposte agli screening. Ma alcune tessere del difficilissimo puzzle sono ancora da trovare e da sistemare nel posto giusto.

Per questo Fondazione Italiana Diabete (FID) e la fondazione europea INNODIA uniscono le forze per sostenere la ricerca internazionale sulle cause e sui meccanismi di sviluppo del diabete di tipo 1.

 

Con il nuovo Grant FID-INNODIA, cui sarà possibile applicare dal prossimo 10 novembre, la FID destina 50.000 euro all’anno ad un progetto di ricerca indipendente che potrà utilizzare i dati e i campioni biologici della INNODIA Data & Samples Collection. Si tratta di una delle banche dati e biologiche più completa nel mondo, frutto di 10 anni di ricerca e screening nei familiari di persone con diabete in tutta Europa, portati avanti dal consorzio pubblico-privato Innodia, voluto dall’Unione Europea, di cui la Fondazione Innodia è la continuatrice, con ampliati obiettivi.

Un’iniziativa congiunta per accelerare la ricerca sul diabete di tipo 1

Il Grant FID-INNODIA nasce dall’accordo tra la Fondazione Italiana Diabete e INNODIA, che condividono la missione di favorire una migliore comprensione del diabete di tipo 1 e di sostenere la comunità scientifica internazionale. La missione di FID è infatti sostenere economicamente la ricerca nel mondo per liberarci dal diabete di tipo 1, incentivare la conoscenza pubblica del diabete di tipo 1 e promuove iniziative di advocacy presso le istituzioni perché a loro volta facilitino la ricerca nelle decisioni politiche. Innodia è una fondazione che ha costituito un network europeo di centri di ricerca, centri clinici, aziende e persone con diabete con l’obiettivo di accelerare massimamente tutti i progetti di ricerca su prevenzione e cura del diabete di tipo 1.

La collaborazione nel Grant FID-INNODIA combina due risorse essenziali:

  • il finanziamento diretto di FID, pari a 50.000 euro all’anno destinati a coprire personale e materiali per il progetto;
  • l’accesso ai dati e ai campioni biologici di INNODIA, messi a disposizione secondo le regole previste per i membri o i licenziatari della rete europea

Il Grant è aperto a ricercatori indipendenti affiliati a università, centri di ricerca o ospedali, escludendo le aziende private, e prevede un utilizzo dei dati esclusivamente per scopi scientifici non commerciali.

 

Tempi e modalità di partecipazione

Il primo bando aprirà il 10 novembre prossimo e sarà possibile, per i ricercatori titolati, presentare i loro progetti di ricerca entro il 10 gennaio 2026.

I progetti verranno sottoposti ad un doppio grado di giudizio: il primo sarà una Valutazione di novità scientifica da parte del Data Access Committee di INNODIA, per assicurare che il progetto non duplichi ricerche già avvenute o in corso sulla banca dati. Il secondo sarà una Revisione  scientifica del progetto da parte del Comitato Scientifico di FID, che proporrà al Consiglio di Amministrazione della Fondazione la classifica dei progetti migliori per la ratifica finale. L’annuncio del progetto vincitore avverrà il 15 aprile 2026.

Ricerca con le persone, non solo per le persone

FID e INNODIA condividono il principio che le persone con diabete siano centrali in ogni processo scientifico (o medico) che le riguardi e sia necessaria la loro partecipazione attiva a questi processi. Per questo, come in tutti i progetti finanziati da FID, ci sarà un “Alleato per la cura” ad affiancare il ricercatore che vincerà il Grant. Gli “Alleati per la cura” sono i volontari di FID, certificati come INPACT Associate, e quindi formati da INNODIA, che aiutano i ricercatori a integrare il punto di vista dei pazienti nella comunicazione e nella divulgazione dei risultati.

Un invito a partecipare a tutte le altre associazioni e fondazioni

Non tutte le associazioni hanno un processo di selezione scientifica rigoroso e codificato e un ufficio grant che garantisca l’applicazione delle procedure, delle norme e dei controlli sulla ricerca che viene fatta, ma possono avere fondi che vogliono destinare alla ricerca.

Per questo FID e INNODIA hanno deciso di aprire la possibilità di co-finanziare ulteriori Grant FID-INNODIA ad associazioni di pazienti, fondazioni o enti non profit interessati a sostenere la ricerca (escluse le aziende), ma che non hanno le risorse per seguire tutto il processo di selezione, assegnazione e controllo.

Il contributo minimo per aderire è di 10.000 euro. Le organizzazioni che intendono partecipare alla call 2026 dovranno inviare una lettera di impegno entro il 10 gennaio 2026 e completare il trasferimento dei fondi entro il 20 febbraio 2026.

Tutti i dettagli e il form per la candidatura dei progetti di ricerca saranno disponibili a novembre sul sito di FID.

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Torna il Diabethon!

Sabato 14 dicembre a Milano, i migliori clinici e ricercatori nell’ambito del diabete di tipo 1, saranno a disposizione per rispondere alle domande dei partecipanti e per sostenere la ricerca di una cura definitiva al Diabete di tipo 1.

Torna con la quinta edizione, la maratona benefica per il Diabete di tipo 1, il Diabethon, che si impegna a formare e informare le persone con diabete, raccogliendo fondi per la ricerca di una cura definitiva alla malattia autoimmune.

L’appuntamento è il 14 dicembre presso il CAM Garibaldi, in corso Garibaldi 27, dalle 10.30 alle 19.30

Il Diabethon, creato dalla Fondazione Italiana Diabete, è un vero e proprio congresso medico-scientifico costruito su misura per le persone con diabete: una giornata di conferenza sullo stato della ricerca scientifica e sulle ultime novità cliniche e terapeutiche, con la possibilità di relazionarsi direttamente con medici e ricercatori. Ed è anche una festa per tutti i volontari della Fondazione e gli altri partecipanti, con la possibilità di prendere parte a Master Class di attività fisica, screening per i familiari di persone con diabete di tipo 1, sedute di supporto psicologico e di counseling.

Nato nel 2020 in pieno lockdown come strumento di sostegno e supporto alle persone con diabete, impossibilitate, a causa del Covid persino a recarsi in ospedale per le visite periodiche, il Diabethon è subito divenuto un appuntamento immancabile per le persone con diabete di tipo 1 e per i clinici e ricercatori che generosamente si mettono a loro disposizione.

A breve sarà disponibile il programma dettagliato degli interventi.

Le iscrizioni sono aperte, se vuoi riservare il tuo posto iscriviti qui!

Per ulteriori informazioni scrivi a segreteria@fondazionediabete.org

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FID istituisce la sua prima borsa di studio e la intitola a Sofia Filippini

Fondazione Italiana Diabete istituisce, in collaborazione con l’Associazione Diabetici della Provincia di Brescia, la “Borsa di Studio Sofia Filippini”.

Partecipa a finanziare la Borsa di Studio con una donazione di 2000 euro anche la Fondazione Bianca Ballabio.

La borsa è destinata a giovani specializzandi e neo specializzati che vogliano partecipare ad un progetto di ricerca all’estero per un minimo di sei mesi, in un centro universitario specializzato nei campi della ricerca delle cure definitive al diabete di tipo 1. Il vincitore della borsa avrà a disposizione 18 mila euro per sostenere il suo soggiorno all’estero. Dal primo febbraio 2025 tutti gli specializzandi cui è riservata la borsa potranno presentare la loro domanda.

Sofia, giovane donna con diabete di tipo 1, ci ha lasciati lo scorso anno, poco dopo la sua laurea in medicina. L’Associazione Diabetici della Provincia di Brescia ha raccolto 6 mila euro di donazioni in sua memoria e FID ha deciso di triplicare questa cifra ideando questa borsa di studio per permettere ad un giovane medico di fare quel che Sofia purtroppo non potrà fare: studiare e formarsi per poter dare il suo contributo alla ricerca della cura definitiva al diabete di tipo 1.

Il 4 di ottobre è un giorno altamente simbolico: oltre ad essere il Giorno del Dono, Sofia avrebbe compiuto 27 anni, per questo in accordo con la sua famiglia e con l’Associazione Diabetici della Provincia di Brescia abbiamo deciso di istituire oggi questa borsa si studio.

Ci piace pensare che Sofia stia donando oggi una parte di sé: il suo desiderio di guarire e vedere guarite tutte le persone con diabete di tipo 1.

La Borsa di studio è riservata a:

  • specializzandi iscritti al quarto e quinto anno delle scuole di specializzazione italiane in endocrinologia, medicina interna, pediatria, allergologia e immunologia.
  • ai neo-specialisti nelle stesse materie, entro due anni dal conseguimento del titolo di specializzazione

La Borsa di Studio Sofia Filippini è finalizzata a sostenere lo specializzando o il neo-specialista per un periodo di sei mesi di ricerca all’estero in un centro universitario specializzato nei campi di ricerca di una cura definitiva al diabete di tipo 1. 

Le candidature ammissibili per la “Borsa di Studio Sofia Filippini” includono proposte di ricerca di base o traslazionale, nonché di ricerca clinica.

Le domande che soddisfano i requisiti di ammissibilità saranno sottoposte a un processo di revisione che garantisce una valutazione esperta, equa e indipendente del loro merito scientifico e della loro competitività. La valutazione è affidata al Comitato Scientifico di Fondazione Italiana Diabete.

Le proposte potranno essere presentate dal 1 Febbraio al 30 aprile 2025.

Il vincitore sarà proclamato il 30 giugno del 2025 e avrà un anno per partire per il suo soggiorno di ricerca.

Qui il PDF relativo al regolamento e alle modalità di partecipazione

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Un anno di legge sullo screening

È passato un anno dall’approvazione della legge 130/23 che ha sancito lo screening degli autoanticorpi di diabete di tipo 1 e celiachia nei bambini.
In questo anno siamo andati molto avanti per capire come implementare lo screening e farlo partire il prima possibile.
L’Istituto Superiore di Sanità ha capitanato un progetto pilota in 4 regioni e oltre 4000 bambini sono già stati sottoposti dai loro pediatri agli esami necessari per comprendere se rischiano di avere il diabete di tipo 1 o la celiachia.
Di questi bimbi lo 0,8% ha uno o più auto anticorpi del diabete di tipo 1 e rischia la malattia.
E ben il 2,9% è positivo al primo test per individuare la celiachia.
Contrariamente a quanto riportato sui giornali, lo 0,8% di bambini positivi agli auto-anticorpi del diabete di tipo 1 NON è di tre volte superiore a quanto atteso, perché i dati confermano quelli degli screening precedenti. NON tutti i bambini positivi svilupperanno di certo la malattia, ma solo quelli che, all’interno dello 0,8%, hanno due o più autoanticorpi.
I bimbi partecipanti si sono sottoposti ad un pungidito presso lo studio del loro pediatra di famiglia.
L’occasione della presentazione dei dati è stata una conferenza organizzata ad un anno dall’entrata in vigore della L.130/23, in cui è stato presentato anche un ‘white paper’ con le 16 raccomandazioni da seguire per l’applicazione della legge, scritto anche da Fondazione Italiana Diabete, in collaborazione con le società scientifiche e Diabete Italia.
“La buona notizia è innanzitutto che, grazie allo screening effettuato per individuare il rischio di sviluppare il diabete di tipo 1, 30 bambini non avranno la chetoacidosi diabetica” ha detto in apertura del suo discorso Nicola Zeni, presidente Fondazione Italiana Diabete, che ha sottolineato la necessità che le Regioni uniformino le politiche di screening che attueranno, in modo da assicurare uguaglianza di accesso a tutti i bambini, accesso paritario che ogni ad esempio non c’è per quanto riguarda i dispositivi per la gestione del diabete. «Ancora oggi ignoriamo da cosa sia causato il diabete di tipo 1 – ricorda Emanuele Bosi, primario di Medicina e Diabetologia all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e Presidente del Comitato Scientifico di FID – . Tuttavia, la scienza ci dice che è possibile eseguire uno screening in grado di capire in anticipo se quella persona svilupperà il diabete 1. Si è visto che, agendo sulle persone a rischio, si è in grado di prevenire la chetoacidosi grazie all’avvio di terapie precoci; inoltre, oggi per la prima volta disponiamo di terapie in grado di modificare l’evoluzione della malattia».
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15 anni di FID!

Il 21 settembre del 2009 Nicola Zeni e Alessia Fugazzola, accompagnati dai piccoli Ludovico e Lucrezia, firmavano dal notaio l’atto di costituzione di Fondazione Italiana Diabete.
Ludovico aveva 7 anni e il diabete di tipo 1 già da 5 anni e mezzo.
Nicola e Alessia decisero che quel che potevano fare per loro figlio e per tutti i bambini con diabete di tipo 1 era accelerarne il percorso verso la guarigione.
In Italia non c’era nessuno che in maniera indipendente (e quindi libera) da qualsiasi azienda, ospedale, società scientifica sostenesse la ricerca di una cura al diabete di tipo 1.
Da 15 anni c’è FID, che con oltre due milioni di euro e un lavoro continuo e inarrestabile ha:
– sostenuto circa 30 progetti di ricerca nell’ambito del trapianto di isole, della causa della malattia, della predizione e prevenzione della stessa, finanziando gruppi di ricerca da Milano a Miami, da Sidney a Roma, dall’India al Belgio;
– richiesto e fatto approvare la prima legge in Italia sul diabete di tipo 1, la legge per lo screening pediatrico di diabete di tipo 1 e celiachia, che ha già iniziato a risparmiare esordi in chetoacidosi ai bambini e permetterà di provare e sviluppare nuove terapie per bloccare la malattia;
– permesso lo screening gratuito di più di mille familiari di persone con diabete in tutta italia;
– prodotto e diffuso in tv svariate campagne per far conoscere la malattia a chi ignora cosa sia e non ne conosce la gravità;
– sostenuto le persone con diabete e le loro famiglie con oltre 100 ore di eventi di informazione e formazione, che hanno avvicinato decine di migliaia di persone alla ricerca e migliorato la loro quotidianità e un lavoro capillare e quotidiano di aggiornamento sulla scienza;
– spinto tante persone con diabete a fare sport, attraverso i team FID che partecipano alle maratone e agli eventi ciclistici per raccogliere fondi per la ricerca;
– Creato una comunità di quasi 500 volontari in tutto il paese senza i quali tutto quanto sopra sarebbe impossibile.
 
In occasione del 15esimo compleanno di FID, si è tenuto il primo Charity Party 
Grazie alla cifra raccolta, 38.500 euro, sarà possibile finanziare il grant FID- INNODIA, che indaga le cause del diabete di tipo 1.
 
Il percorso verso la cura non è ancora finito. Ma faremo di tutto perché NON duri altri quindici anni, continuando ad accelerare i progressi della scienza.
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Materiale informativo per insegnanti

Settembre è il mese delle ripartenze, soprattutto scolastiche! 

E come ogni anno anche i bimbi e ragazzi con diabete di tipo 1 si ritrovano ad affrontare un nuovo anno scolastico, magari una nuova classe e un nuovo insegnante a cui spiegare cosa vuol dire avere una malattia autoimmune da gestire continuamente durante l’orario scolastico.

È fondamentale quindi che gli insegnanti abbiamo tutte le informazioni necessarie per conoscere il diabete di tipo 1 e sapere cosa fare in caso di necessità.

Per questo abbiamo preparato un piccolo documento che si può scaricare e stampare, o semplicemente condividere, da lasciare agli insegnanti – o a chi si occupa dei nostri bimbi – per fornirgli una base di informazioni sul diabete di tipo 1.

Le domande sono tante, ma l’informazione e la conoscenza sono il primo strumento per fare in modo che i bimbi si sentano accolti e al sicuro!

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Diabethon 2023: dal vivo a Milano il 25 e 26 novembre

TORNA LA MARATONA BENEFICA E INFORMATIVA DI FONDAZIONE ITALIANA DIABETE A SUPPORTO DELLE PERSONE CON DIABETE E DELLA RICERCA

Sabato 25 e Domenica 26 novembre a Milano, i migliori clinici e ricercatori nell’ambito del diabete di tipo 1, saranno a disposizione per rispondere alle domande dei partecipanti e per sostenere la ricerca di una cura definitiva al Diabete di tipo 1.

Torna con la quarta edizione, per la prima volta dal vivo, la maratona benefica per il Diabete di tipo 1, il Diabethon, che si impegna a formare e informare le persone con diabete, raccogliendo fondi per la ricerca di una cura definitiva alla malattia autoimmune.

L’appuntamento è il 25 e 26 novembre presso il Centro Congressi Fondazione Cariplo, a Milano (Via Gian Domenico Romagnosi 8).

Il Diabethon, creato dalla Fondazione Italiana Diabete, è un vero e proprio congresso medico-scientifico costruito su misura per le persone con diabete: una due giorni di conferenza sullo stato della ricerca scientifica e sulle ultime novità cliniche e terapeutiche, con la possibilità di relazionarsi direttamente con medici e ricercatori. Ed è anche una festa per tutti i volontari della Fondazione e gli altri partecipanti, con la possibilità di prendere parte a Master Class di attività fisica, screening per i familiari di persone con diabete di tipo 1, sedute di supporto psicologico e di counseling.

Nato nel 2020 in pieno lockdown come strumento di sostegno e supporto alle persone con diabete, impossibilitate, a causa del Covid persino a recarsi in ospedale per le visite periodiche, il Diabethon è subito divenuto un appuntamento immancabile per le persone con diabete di tipo 1 e per i clinici e ricercatori che generosamente si mettono a loro disposizione.

Solitamente previsto per il periodo di Natale, quest’anno è stato anticipato alla fine del mese di novembre, a simbolica chiusura del mese dedicato alla consapevolezza sul diabete.

L’edizione 2023 è particolarmente densa di novità, così come lo è l’ambito della ricerca in questo momento nell’avvicinamento ad una cura al diabete di tipo 1.

Si parte sabato alle 14 con uno dei massimi esperti mondiali del trapianto di isole pancreatiche, il prof. Lorenzo Piemonti, direttore del Diabetes Research Institute di Milano e del Dipartimento Trapianti e Terapie Avanzate dell’I.R.C.C.S. San Raffaele di Milano. Assieme al suo team di ricerca presenterà tutti gli aggiornamenti nell’ambito della cura definitiva del diabete di tipo 1 attraverso i trapianti di cellule staminali che producono insulina.

“Predire, Prevenire, Curare il Diabete di tipo 1: l’ultimo miglio della ricerca per un mondo senza diabete”, questo il titolo della sessione di Sabato 25 del Diabethon che proseguirà con un’altra scienziata di fama internazionale, Manuela Battaglia, Direttrice Generale di INNODIA, che risponderà alla non facile domanda “E se potessimo non ammalarci mai?”, suo il compito di far conoscere le terapie che modificano la storia naturale della malattia con l’obiettivo di rallentarne l’insorgenza, prevenirla del tutto o modificarne il corso clinico.

Tema fondamentale del Diabethon 2023 è inoltre la legge n.130/2023 che istituisce nel nostro paese, primo al mondo, lo screening della popolazione pediatrica per diabete di tipo 1 e celiachia, promossa da Fondazione Italiana Diabete. Ne parlerà il vice- Presidente della Camera dei Deputati, onorevole Giorgio Mulè, del quale la legge porta il nome e che la ha fortemente voluta,  con la Presidenza della Fondazione Italiana Diabete e i professori Emanuele Bosi (Direttore della medicina Interna e Diabetologia del San Raffaele di Milano e Carlo Catassi (Direttore della clinica pediatrica dell’ospedale Salesi di Ancona), che hanno definito le basi scientifiche del provvedimento.

Il programma di domenica 26 è invece completamente dedicato alle nuove tecnologie, alle terapie e alla gestione del diabete di tipo 1.

Alle 10 aprirà la sessione sulle nuove tecnologie il Prof. Tadej Battelino, primario della pediatria dell’ospedale dei bambini di Lubiana e Presidente del più importante congresso internazionale sulle tecnologie e terapie del Diabete (ATTD), che assieme al dottor Andrea Scaramuzza, direttore della diabetologia pediatrica di Cremona e alla dottoressa Daniela Bruttomesso, dell’Ospedale di Padova, tra le prime in Italia a sperimentare il Pancreas Artificiale, racconteranno come l’uso della tecnologia ha di fatto modificato la gestione del diabete di tipo 1.

Mentre nel pomeriggio il dottor Federico Bertuzzi, Primario della Diabetologia di Niguarda e il suo team terranno un corso di conta dei carboidrati con laboratori ed esercitazioni.

Nel corso di tutta la giornata sarà possibile partecipare a Master Class di attività fisica, colloqui psicologici e di counseling ed infine sarà possibile, per i familiari di persone con diabete di tipo 1, sottoporsi allo screening degli autoanticorpi per comprendere il rischio di  malattia, grazie al team medico infermieristico del Centro FID-Innodia-San Raffaele, presente in loco.

Ultima novità di questa edizione, i FID Awards, ovvero i premi ai volontari che più hanno aiutato FID nell’ultimo anno. A premiare i volontari saranno Massimo Ambrosini e Davide Cassani, entrambi molto vicini alla Fondazione e sostenitori della ricerca di una cura al Diabete di tipo 1.

Sarà disponibile in diretta sulla pagina Facebook di Fondazione Italiana Diabete (@Fondazione ItalianaDiabeteETS) per le sessioni autorizzate dai ricercatori, oltreché su youtube a questi link:

Sabato 25 novembre dalle 14:

Domenica 26 novembre dalle 10:

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Le staffette di FID alla Milano Marathon per sostenere la ricerca

L’obiettivo è finanziare un giovane ricercatore per un anno grazie al Team FID di staffettisti

La Milano Marathon si terrà il 2 di aprile 2023

Per la prima volta nella sua storia la Fondazione Italiana Diabete partecipa alla versione in staffetta della Milano Marathon, ovvero alla Lenovo Relay Milano Marathon, il 2 aprile 2023.

L’obiettivo è raccogliere 25 mila euro per finanziare il lavoro di un giovane ricercatore per un anno, finalizzato a trovare una cura definitiva al diabete di tipo 1.

FID è “partner bronze” della Milano Marathon 2023 e ha a disposizione, al momento, 16 staffette, ovvero 64 pettorali.

Ogni staffetta di 4 persone dovrà percorrere in tutto 40 chilometri e ogni membro della staffetta sceglierà la sua frazione tra i 6 e i 14 chilometri. Per partecipare alle staffette non c’è bisogno di essere atleti, si può correre o camminare, a seconda delle proprie possibilità. La cosa fondamentale però è diventare un runner/fundraiser e raggiungere l’obiettivo di raccolta fondi per avere accesso ai pettorali e all’accompagnamento di Fondazione alla Maratona. Con lo stesso meccanismo di raccolta fondi è possibile anche ottenere un pettorale per correre l’intera maratona.

L’obiettivo non è arrivare primi, ma essere campioni di fundraising!

Infatti, l’obiettivo delle staffette non è arrivare primi nella gara podistica, ma arrivare primi nella raccolta fondi!

Come si fa a diventare runner/fundraiser del TEAM FID della Maratona?

  1. Crea una staffetta di 4 persone che siano disposte a correre/camminare ciascuno tra i 6 e i 14 chilometri;
  2. Scegli un nome della vostra staffetta e crea una raccolta fondi sul sito della “Rete del Dono”, qui tutte le info, chiedendo a tutti i tuoi amici e parenti di sostenerti con una donazione;
  3. Una volta raggiunto l’obiettivo minimo di 500 euro a staffetta FID ti regalerà il pettorale solidale, i gadget per partecipare e ti accompagnerà passo passo lungo tutto il percorso fino al grande giorno della corsa!

PER ESSERE PARTE DEL TEAM FID DELLA MARATONA DI MILANO, creare la tua staffetta, avere maggiori informazioni o per avere supporto nell’apertura della tua campagna di raccolta fondi scrivici qui e ti aiuteremo passo passo  

segreteria@fondazionediabete.org

L’emozione più grande: passarsi il testimone della ricerca e fare gli ultimi metri, tagliando il traguardo tutti assieme!

Se proprio non si ha voglia o non si può correre comunque si può partecipare all’obiettivo comune di raccolta fondi, donando subito qui: https://www.retedeldono.it/it/progetti/fid-fondazione-italiana-diabete-onlus/le-staffette-per-la-cura-run4fid

Ogni donazione, piccola o grande che sia, è preziosa per raggiungere l’obiettivo, quindi oltre a donare e dimostrare il tuo supporto alle nostre “staffette per la cura” e alla ricerca, puoi condividere la raccolta e chiedere ai tuoi amici di sostenere la ricerca di una cura definitiva al diabete di tipo 1.

Anche le Aziende possono partecipare con le squadre dei dipendenti e diventare Fundraiser creando la loro raccolta fondi. Essere parte della Relay Marathon finanziando FID è un fantastico modo di fare squadra all’interno dell’azienda, facendo del bene alla ricerca scientifica! Per sapere come partecipare basta scrivere a: segreteria@fondazionediabete.org .

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PER ARRIVARE ALLA CURA SERVE UNA ALLEANZA

In occasione della Giornata Mondiale del Diabete del 14 novembre, Fondazione Italiana Diabete, in un evento presso la Sala del Cenacolo, ha presentato, attraverso i ricercatori che sostiene, un appello alla Camera dei Deputati per una ampia alleanza tra ricercatori, clinici, istituzioni e società civile, che possa perseguire l’obiettivo di arrivare a curare il diabete di tipo 1 e tentare di prevenirlo in chi ancora non è clinicamente ammalato.

Cento anni fa Leonard Thompson riceveva una puntura di quella che poi verrà chiamata insulina e fu il primo essere umano a sopravvivere ad una diagnosi di diabete di tipo 1; 55 anni fa il dottor Richard Lillehei portava a termine il primo trapianto di Pancreas con successo; 37 anni fa il primo trapianto rene pancreas andato a buon fine in Italia, a Milano, ha permesso l’insulino-indipendenza ad una persona con diabete di tipo 1.

32 anni fa primo trapianto di isole con successo a Milano e 3 anni fa il primo paziente con Diabete di tipo 1 ha ricevuto cellule progenitrici delle cellule beta ottenute grazie a cellule staminali pluripotenti non embrionali in Europa, a Bruxelles.

500 giorni fa Brian Shelton ha ricevuto negli Stati Uniti la prima infusione di cellule beta derivate da staminali pluripotenti e ha guadagnato l’indipendenza dall’insulina

Questa la lunghissima galoppata della scienza per curare il diabete di tipo 1, ora manca l’ultimo miglio!

Le cellule staminali pluripotenti differenziate a cellule beta hanno dimostrato di poter produrre insulina e sono in corso le sottomisssioni alle agenzie regolatorie in 6 paesi in Europa, Italia compresa, per il loro utilizzo nella terapia del diabete. In una prima fase gli studi saranno fatti in soggetti che presentano episodi di ipoglicemia severa e controllo metabolico insufficienze nonostante la migliore terapia con insulina disponibile e richiederanno la assunzione di immunosoppressori. In una fase successiva si potranno sviluppare i primi studi senza l’utilizzo degli immunosoppressori.                        

Il Professor Lorenzo Piemonti, Direttore dell’Unità Operativa di Medicina Rigenerativa e dei Trapianti e del Diabetes Research Institute del San Raffaele di Milano, che è uno dei principali beneficiari dei finanziamenti di Fondazione Italiana Diabete, ha fatto il punto alla Camera dei Deputati rispetto agli sviluppi della medicina rigenerativa per curare il diabete di tipo 1.Se tutto procede per il verso giusto tra qualche anno potrebbe essere finalmente possibile immaginare d arrivare alla cura del diabete di tipo 1 con un approccio basato sulla medicina rigenerativa “Ma l’ultimo miglio è sempre il più difficile e dipende non solo dalla scienza, ma scelte più ampie di altre componenti della società quali gli stakeholder economici e politici “ ha detto Piemonti: “senza uno sforzo strategico sarà difficile sostenere la ricerca e l’innovazione quando sarà il momento di arrivare al letto del paziente”.

Lo sforzo strategico nazionale dovrebbe riguardare anche la predizione e prevenzione della malattia, non solo lo sviluppo della cura per chi è già ammalato. Il Prof. Emanuele Bosi, Direttore della Medicina Interna a indirizzo endocrino-metabolico deIl’ I.R.C.C.S. San Raffaele e della scuola di Specializzazione in Medicina Interna dell’Università Vita-Salute San Raffaele, Presidente del Comitato Scientifico di FID ha presentato l’efficacia e i risultati delle attività di screening di popolazione che si portano avanti in molti paesi del mondo.

In Italia oggi, oltre il 40 per cento dei bambini in esordio di diabete di tipo 1 arriva nei PS degli ospedali in chetoacidosi. La chetoacidosi diabetica è una complicanza acuta che può portare al coma e alla morte e che, quando è particolarmente marcata lascia danni fisici per tutta la vita, oltre a rappresentare un trauma per il bambino e la sua famiglia. Nei paesi in cui viene portato avanti uno screening di popolazione, come ad esempio nella regione tedesca della Baviera, la chetoacidosi scende dal 30/40% al 3%. Lo screening è possibile con un semplice pungidito che permette una analisi di laboratorio degli autoanticorpi del diabete, presenti molti mesi e anni prima della diagnosi. 

Lo screening dell’intera popolazione permetterebbe inoltre di intervenire nelle fasi precedenti alla malattia conclamata con terapie atte a rallentare l’esordio stesso, quali specifici anticorpi monoclonali e altre terapie allo studio.

Il Prof. Bosi, che ormai dal 1985 porta avanti gli screening dei familiari di persone con diabete di tipo 1 prima in ambito nazionale e poi all’interno di consorzi di ricerca mondiali ed europei ha affermato che “lo screening degli anticorpi del diabete di tipo 1 non può più essere considerato ricerca clinica, ma una vera e propria azione di salute pubblica, come avviene per molte altre malattie”.

Il nostro obiettivo è costruire tutte le alleanze necessarie per liberarci dal diabete di tipo 1” ha affermato il Presidente della Fondazione Italiana Diabete Nicola Zeni “e quella con le istituzioni è fondamentale per percorrere le poche miglia che mancano alla cura definitiva e alla prevenzione della chetoacidosi in esordio e possibilmente della malattia stessa”