La borsa di Studio Sofia filippini quest’anno è stata vinta dalla dott.ssa Squintani, specializzanda e ricercatrice dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma che andrà sei mesi in Finlandia per partecipare ad uno degli studi più importanti al mondo sulla predizione e prevenzione del Diabete di tipo 1. Cerchiamo di capire un po’ di più sul rapporto tra Finlandia e diabete di tipo 1 e perchè è importante per tutti noi.
Per oltre quarant’anni la Finlandia è stata il Paese con la più alta incidenza di diabete di tipo 1 nei bambini. Ancora oggi rappresenta un punto di riferimento per la ricerca internazionale: qui si registrano alcune delle più elevate percentuali di nuove diagnosi e sono nati alcuni dei più importanti studi che hanno cambiato la comprensione della malattia.
Ma perché proprio la Finlandia? E cosa possiamo imparare da un Paese che continua a essere al centro della ricerca mondiale sul diabete di tipo 1?
La Finlandia è il Paese con la più alta incidenza di diabete di tipo 1
Secondo l’International Diabetes Federation (IDF), la Finlandia continua a occupare il primo posto tra gli 83 Paesi con dati epidemiologici recenti per incidenza del diabete di tipo 1 nei bambini sotto i 15 anni. Seguono Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Estonia, Algeria, Svezia, Canada, Norvegia e Libia.
La Finlandia mantiene questo primato da decenni. Già dagli anni Ottanta gli epidemiologi avevano osservato che il numero di nuove diagnosi era molto più elevato rispetto alla maggior parte degli altri Paesi europei, rendendo il Paese uno dei principali osservatori naturali per studiare la malattia.
Un fenomeno che la ricerca studia da oltre 40 anni
Perché il diabete di tipo 1 sia così frequente in Finlandia non è ancora del tutto chiaro.
Le conoscenze scientifiche attuali indicano che la malattia nasce dall’interazione tra una predisposizione genetica, che però è presente in molte persone che non sviluppano mai la malattia, e fattori ambientali ancora non completamente identificati. Nessun singolo elemento è sufficiente a spiegare da solo l’elevata incidenza osservata nel Paese.
Tra le ipotesi più studiate ci sono:
- la particolare distribuzione di alcune varianti genetiche associate al rischio di diabete di tipo 1;
- infezioni virali che potrebbero contribuire ad attivare il processo autoimmune;
- fattori ambientali legati alla latitudine, come la minore esposizione alla luce solare;
- caratteristiche del microbiota intestinale;
- altri fattori ambientali che potrebbero influenzare il sistema immunitario nelle prime fasi della vita.
Ad oggi, tuttavia, nessuna di queste ipotesi è stata confermata come causa unica della malattia. La comunità scientifica ritiene che sia la combinazione di più fattori a determinare il rischio individuale.
Dalla Finlandia arrivano alcune delle scoperte più importanti
L’elevata incidenza del diabete di tipo 1 ha permesso ai ricercatori finlandesi di sviluppare grandi studi di popolazione che seguono bambini fin dalla nascita.
Tra questi c’è il Diabetes Prediction and Prevention Study (DIPP), uno dei più importanti programmi di ricerca al mondo sul diabete di tipo 1.
Avviato negli anni Novanta, il DIPP coinvolge diversi centri universitari finlandesi, tra cui l’ Università di Oulu, e segue migliaia di bambini geneticamente predisposti con controlli periodici per individuare i primi segnali della malattia.
Grazie a questo studio e ad altri sviluppati nel mondo, come il Trial-Net e il vecchio consorzio europeo INNODIA, è stato possibile comprendere che il diabete di tipo 1 non compare improvvisamente, ma è preceduto da una lunga fase silenziosa durante la quale il sistema immunitario inizia ad attaccare le cellule beta del pancreas. La presenza degli autoanticorpi può essere rilevata anni prima della comparsa dei sintomi, aprendo nuove prospettive per la diagnosi precoce. Da queste scoperte è stato possibile sviluppare strategie di prevenzione.
Perché i ricercatori di tutto il mondo vanno in Finlandia
La Finlandia non è soltanto il Paese con il maggior numero di nuovi casi in rapporto alla popolazione, è proprio per questo motivo anche uno dei luoghi in cui si fa più ricerca sul diabete di tipo 1.
La disponibilità di registri sanitari di alta qualità, programmi di follow-up di lunga durata e grandi coorti di bambini a rischio rende possibile studiare l’evoluzione della malattia con un livello di dettaglio difficilmente raggiungibile altrove.
È per questo motivo che molti ricercatori internazionali scelgono di collaborare con i centri finlandesi.
Tra loro c’è anche la Dott.ssa Rosanna Squintani, vincitrice della Borsa di Studio “Sofia Filippini” 2026 della Fondazione Italiana Diabete, che trascorrerà sei mesi presso la Università di Oulu sotto la supervisione della Prof.ssa Riitta Veijola, una delle principali esperte mondiali di screening e prevenzione del diabete di tipo 1.
Durante questo periodo lavorerà con il team del DIPP, analizzando dati sul monitoraggio continuo del glucosio, sul metabolismo e sull’attività fisica per comprendere meglio come evolve la malattia nelle sue fasi iniziali.
L’eccezione italiana: la Sardegna
Se la Finlandia rappresenta il riferimento mondiale, anche l’Italia ha un caso unico.
La Sardegna presenta infatti una delle più alte incidenze di diabete di tipo 1 in età pediatrica al mondo. Questa caratteristica renderebbe l’isola un’importante risorsa per la ricerca italiana e internazionale e conferma quanto sia fondamentale investire in collaborazioni tra centri di eccellenza.
La ricerca è la chiave per capire la malattia e se non capiamo la malattia, non potremo guarirla!
Negli ultimi decenni la ricerca ha rivoluzionato la gestione del diabete di tipo 1 grazie a sensori, microinfusori e sistemi automatizzati per la somministrazione dell’insulina.
Ma comprendere perché la malattia si sviluppi rimane una delle sfide più importanti.
Gli studi condotti in Finlandia sono di aiuto per capire quali fattori favoriscano l’insorgenza del diabete di tipo 1 e come sia possibile individuarlo sempre più precocemente.
Conoscere la causa della malattia, come diciamo sempre, sarà un passo fondamentale per affinare le strategie curative che esistono e su cui sta investendo la ricerca (terapie cellulari).
Ogni elemento in più di conoscenza della malattia, grazie alla ricerca, ci porta di un passo più vicini alla cura definitiva e a liberarci del diabete di tipo 1. E’ una strada lunga e difficile, ma FID mette ogni giorno tutte le sue energie perché la strada si accorci!
E ognuno di noi può fare la sua parte sostenendo la ricerca.
